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Buona fede del creditore e sequestro: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che negava a un istituto di credito l’ammissione al passivo dei crediti vantati verso un soggetto sottoposto a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, per escludere un credito, non basta una motivazione generica sulla sua ‘strumentalità’ all’attività illecita. È necessario un accertamento rigoroso e preliminare di tale nesso. Solo dopo aver provato la strumentalità, si può valutare la buona fede del creditore, verificando se, con l’ordinaria diligenza, avrebbe potuto conoscere il collegamento tra il finanziamento e il crimine al momento dell’erogazione.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Buona fede del creditore: quando la banca può recuperare i crediti da beni sequestrati?

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 24728 del 2024, offre chiarimenti fondamentali sulla tutela della buona fede del creditore nell’ambito dei procedimenti di prevenzione. Il caso analizzato riguarda un istituto di credito che si è visto negare la possibilità di recuperare i propri crediti dai beni sequestrati a un cliente, accusato di essere coinvolto in attività criminali. La Corte Suprema ha ribaltato la decisione, stabilendo principi rigorosi che i giudici di merito devono seguire per bilanciare la lotta alla criminalità con la tutela dei terzi creditori.

I fatti del caso

Un istituto di credito aveva concesso due finanziamenti a un cliente nel 2018: un affidamento su conto corrente e un prestito personale. L’anno successivo, nel 2019, i beni del cliente venivano sottoposti a sequestro di prevenzione a causa del suo presunto coinvolgimento in un traffico di sostanze stupefacenti e nel reimpiego dei proventi illeciti.

La banca ha quindi presentato istanza per essere ammessa al passivo dell’amministrazione giudiziaria, al fine di recuperare le somme dovute. Il Tribunale, tuttavia, ha respinto la richiesta. La motivazione del rigetto si basava su due argomenti principali:

1. Strumentalità del credito: I finanziamenti avrebbero accresciuto la capacità economica del soggetto, favorendo così le sue attività criminali.
2. Mancanza di buona fede: La banca avrebbe dovuto essere a conoscenza della pericolosità sociale del cliente, in quanto questi era già stato sottoposto a una misura di prevenzione nel 2014 e arrestato nel 2015. Secondo il Tribunale, una adeguata istruttoria avrebbe rivelato questi precedenti.

L’istituto di credito ha impugnato questa decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la genericità delle accuse e l’impossibilità di conoscere fatti emersi solo anni dopo la concessione dei crediti.

La decisione della Corte di Cassazione e la tutela della buona fede del creditore

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della banca, annullando il provvedimento del Tribunale e rinviando il caso per un nuovo esame. La sentenza è di grande importanza perché ribadisce la corretta sequenza logico-giuridica che deve guidare la valutazione dei crediti dei terzi in questi contesti.

La Corte ha spiegato che l’esclusione di un credito dal passivo di un’amministrazione giudiziaria richiede un doppio accertamento:

1. Il profilo oggettivo della strumentalità: Il giudice deve prima dimostrare, con una motivazione rigorosa e basata su elementi fattuali concreti, che il credito è stato effettivamente strumentale all’attività illecita. Non è sufficiente un’affermazione generica o presuntiva.
2. Il profilo soggettivo della buona fede: Solo dopo aver provato la strumentalità, l’onere passa al creditore, che deve dimostrare la sua buona fede del creditore e la sua incolpevole ignoranza del nesso tra il finanziamento e il crimine.

le motivazioni

Il cuore della decisione della Cassazione risiede nella critica mossa al Tribunale di merito, la cui motivazione è stata definita “meramente assertiva” e “sbrigativa”. La Corte Suprema ha evidenziato diverse lacune nel ragionamento del giudice di primo grado:

* Mancanza di prova sulla strumentalità: Il Tribunale non ha spiegato in che modo concreto i finanziamenti, peraltro di importo non ingente e concessi nel 2018, avrebbero favorito un’attività illecita emersa pienamente solo nel 2019.
Errata valutazione della diligenza: Pretendere che una banca, nel 2018, dovesse essere a conoscenza di una misura di prevenzione del 2014 e di un arresto del 2015 senza specificare quali elementi concreti avrebbero potuto essere verificati è un errore di valutazione. La diligenza del creditore va misurata sulla base delle informazioni disponibili al momento della concessione del credito*, non con il senno di poi.
* Inversione dell’onere probatorio: Il Tribunale ha di fatto fuso i due profili (strumentalità e buona fede), dando per scontato il primo per concentrarsi sul secondo. La Cassazione ha chiarito che la strumentalità è una precondizione indefettibile che deve essere oggetto di un accertamento pregiudiziale e autonomo.

le conclusioni

Questa sentenza rafforza un principio di garanzia fondamentale per gli operatori economici, in particolare per gli istituti di credito. Si stabilisce che un credito non può essere sacrificato sull’altare della lotta alla criminalità organizzata sulla base di semplici sospetti o motivazioni generiche. Per negare la tutela a un creditore, lo Stato deve prima fornire una prova concreta e circostanziata del collegamento funzionale tra il finanziamento e l’illecito. Solo a quel punto si potrà indagare sulla diligenza e sulla colpevolezza del creditore nell’aver ignorato tale collegamento. La decisione rappresenta un importante monito ai tribunali affinché applichino la legge con rigore, evitando automatismi che potrebbero ingiustamente penalizzare i terzi in buona fede.

Quando un credito può essere escluso dal passivo in un sequestro di prevenzione?
Un credito può essere escluso solo se vengono soddisfatte due condizioni in sequenza: prima, il Tribunale deve dimostrare con prove concrete che il credito è stato ‘strumentale’ all’attività illecita del soggetto; secondo, solo se la strumentalità è provata, il creditore non riesce a dimostrare la sua buona fede, ovvero di aver ignorato senza colpa tale nesso al momento dell’erogazione.

Cosa deve fare un Tribunale prima di valutare la buona fede del creditore?
Prima di ogni valutazione sulla buona fede, il Tribunale ha l’obbligo di accertare in via pregiudiziale il requisito oggettivo della strumentalità del credito. Deve fornire una motivazione rigorosa, basata su specifici elementi fattuali, che dimostri il collegamento funzionale tra il finanziamento e l’attività criminale.

Come si valuta la diligenza di una banca nel concedere un credito a un soggetto che si rivela poi pericoloso?
La diligenza della banca deve essere valutata in base alle informazioni e alle circostanze esistenti e conoscibili al momento della concessione del credito. Non si può giudicare l’operato della banca con il senno di poi, utilizzando informazioni emerse successivamente. La sola esistenza di precedenti penali datati non è, di per sé, sufficiente a dimostrare la mancanza di buona fede.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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