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Bilanciamento circostanze: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24861/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il bilanciamento circostanze tra attenuanti generiche e recidiva. Il motivo è stato ritenuto generico e non specifico, confermando la decisione della Corte d’Appello che aveva adeguatamente motivato il giudizio di equivalenza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Bilanciamento Circostanze: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 24861/2024) offre un importante chiarimento sui limiti del ricorso per motivi di legittimità, in particolare quando si contesta il bilanciamento circostanze operato dal giudice di merito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso che lamentava la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva, sottolineando come una motivazione generica non possa scalfire una decisione ben argomentata dal giudice d’appello.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una sentenza della Corte di Appello di Genova, pronunciata in sede di rinvio a seguito di un precedente annullamento da parte della stessa Corte di Cassazione. La Corte territoriale aveva rideterminato la pena per un imputato, condannato per tentata estorsione in concorso, riconoscendo le circostanze attenuanti generiche come equivalenti, e non prevalenti, rispetto alla contestata recidiva. La pena era stata fissata in due anni e sei mesi di reclusione e 600 euro di multa.

Il Motivo del Ricorso: il Bilanciamento Circostanze Conteso

L’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso in Cassazione affidandosi a un unico motivo: la presunta mancanza di motivazione da parte della Corte d’Appello sulla decisione di non far prevalere le attenuanti generiche. Secondo la difesa, il giudice di secondo grado non avrebbe adeguatamente spiegato perché le circostanze a favore dell’imputato non fossero state considerate più rilevanti dell’aggravante della recidiva, limitandosi a un giudizio di equivalenza.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della questione (cioè se fosse stato più corretto far prevalere le attenuanti), ma si concentra sulla validità stessa del motivo di ricorso. Secondo i giudici supremi, il motivo presentato era inammissibile ai sensi dell’art. 591, comma 1, lettera c) del codice di procedura penale.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha ritenuto che il motivo di ricorso fosse manifestamente infondato, generico e aspecifico. I giudici hanno spiegato che la motivazione della Corte d’Appello, sebbene sintetica, era completa e priva di vizi logico-giuridici. La Corte territoriale aveva, infatti, giustificato il proprio giudizio di equivalenza tra le circostanze, e il ricorso non era riuscito a confrontarsi adeguatamente con tali argomentazioni.

In sostanza, la Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso per motivi di legittimità non è una terza istanza di giudizio dove si possono rivalutare i fatti o le valutazioni discrezionali del giudice di merito. Il compito della Suprema Corte è verificare che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione della sentenza impugnata sia logica e non contraddittoria. Un ricorso che si limita a riproporre una diversa valutazione del bilanciamento circostanze, senza individuare un vizio specifico nella motivazione, è destinato a essere dichiarato inammissibile.

Conclusioni: Limiti al Ricorso e Conseguenze dell’Inammissibilità

Questa pronuncia serve come monito sull’importanza di formulare ricorsi per cassazione specifici e puntuali. Non è sufficiente lamentare un esito sgradito, ma è necessario dimostrare un errore di diritto o un vizio logico palese nel ragionamento del giudice. L’inadeguatezza del motivo ha comportato non solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La decisione sottolinea quindi la rigidità dei presupposti per accedere al giudizio di legittimità e le conseguenze economiche di un’impugnazione infondata.

Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il motivo proposto è stato ritenuto generico, aspecifico e manifestamente infondato. La difesa non ha individuato un vizio logico-giuridico nella sentenza impugnata, ma ha tentato di ottenere una nuova valutazione di merito sul bilanciamento delle circostanze, attività preclusa in sede di legittimità.

Qual era la questione centrale sollevata dall’imputato nel suo ricorso?
L’imputato contestava il giudizio di bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti effettuato dalla Corte d’Appello. In particolare, sosteneva che la Corte non avesse motivato a sufficienza la decisione di considerare le circostanze attenuanti generiche solo equivalenti, e non prevalenti, rispetto all’aggravante della recidiva contestata.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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