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Bilanciamento circostanze: la Cassazione annulla la pena

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per resistenza, lesioni e spaccio, limitatamente alla pena. Il motivo è un vizio di motivazione nel bilanciamento circostanze tra aggravanti e attenuanti. La Corte ha ritenuto illogica la decisione di appello, che non ha considerato la prevalenza delle attenuanti già riconosciute in primo grado, violando il principio del divieto di ‘reformatio in peius’. La responsabilità penale dell’imputato è stata confermata.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Bilanciamento Circostanze: Annullata la Pena per Vizio di Motivazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25657/2024, è intervenuta su un caso complesso che coinvolge i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e detenzione di stupefacenti. La decisione è di grande interesse perché chiarisce i limiti del giudice d’appello nel riesaminare il bilanciamento circostanze, soprattutto in assenza di un’impugnazione da parte del Pubblico Ministero. Sebbene la responsabilità dell’imputato sia stata confermata, la Suprema Corte ha annullato la sentenza per un difetto di motivazione sulla quantificazione della pena.

I fatti del processo

Il caso nasce dalla condanna di un individuo da parte della Corte di Appello di Bari per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. In secondo grado, la pena era stata rideterminata in sei mesi di reclusione, riconoscendo le circostanze attenuanti generiche come equivalenti alle aggravanti contestate.

L’imputato, durante un inseguimento, era stato bloccato mentre tentava di scavalcare un muro. La sua reazione, che aveva causato lesioni a un agente, era stata interpretata dai giudici di merito come una condotta volontaria e non come un mero tentativo istintivo di evitare una caduta, come invece sostenuto dalla difesa.

I motivi del ricorso in Cassazione

L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su tre motivi principali:
1. Errata valutazione del dolo: La difesa sosteneva che la reazione violenta fosse istintiva e finalizzata a mantenere l’equilibrio, non a resistere o a ledere, chiedendo una riqualificazione dei reati in forma colposa.
2. Mancata applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) per il solo reato di lesioni.
3. Mancata motivazione sulla richiesta di prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti, basata sul modesto quantitativo di droga e sulla lieve entità delle lesioni.

La decisione della Suprema Corte e il corretto bilanciamento circostanze

La Cassazione ha esaminato attentamente i motivi, accogliendone solo uno, ma quello decisivo per la determinazione della pena.

La reiezione dei motivi su dolo e tenuità del fatto

La Corte ha ritenuto infondati i primi due motivi. Riguardo al dolo, ha stabilito che la valutazione della Corte d’Appello era logica e ben motivata, e non poteva essere messa in discussione in sede di legittimità. La ricostruzione dei fatti non supportava la tesi di una caduta accidentale.

Anche la richiesta di applicazione dell’art. 131-bis c.p. è stata respinta. I giudici hanno chiarito che tale causa di non punibilità deve essere valutata sull’intera condotta, specialmente in caso di reati uniti dal vincolo della continuazione. Non è possibile ‘parcellizzare’ la valutazione e applicarla a un singolo reato, ignorando la gravità complessiva del comportamento.

L’accoglimento del motivo sul bilanciamento circostanze

Il terzo motivo è stato invece accolto. La Cassazione ha rilevato un’evidente incongruenza nella motivazione della Corte d’Appello. Quest’ultima aveva respinto la richiesta di prevalenza delle attenuanti sostenendo che non fossero stati addotti elementi a supporto e che il riconoscimento non fosse automatico.

Tuttavia, la Suprema Corte ha osservato che le attenuanti generiche erano già state riconosciute in primo grado e giudicate equivalenti. In assenza di un appello del Pubblico Ministero su questo punto, il giudice di secondo grado non poteva peggiorare la posizione dell’imputato (divieto di reformatio in peius). La Corte d’Appello avrebbe dovuto motivare specificamente perché le attenuanti, già concesse, non potessero essere considerate prevalenti, invece di fornire una motivazione generica e incongrua.

Le motivazioni

La motivazione della Cassazione si fonda su un principio cardine del diritto processuale penale: il divieto di reformatio in peius. Se solo l’imputato appella una sentenza, il giudice del gravame non può emettere una decisione a lui più sfavorevole. In questo caso, negare la possibilità di un giudizio di prevalenza delle attenuanti, quando in primo grado era già stata riconosciuta l’equivalenza, costituisce un vizio logico. La Corte d’Appello avrebbe dovuto partire dal dato acquisito (il riconoscimento delle attenuanti) e spiegare perché, nonostante gli elementi portati dalla difesa (minima entità delle lesioni, modico quantitativo di stupefacente), non si potesse giungere a un giudizio di prevalenza. La motivazione fornita è stata ritenuta apparente e, pertanto, la sentenza è stata annullata su questo punto.

Le conclusioni

La sentenza in esame ribadisce l’importanza di una motivazione rigorosa e coerente, specialmente in materia di determinazione della pena e di bilanciamento circostanze. La Cassazione ha confermato la colpevolezza dell’imputato ma ha rinviato il caso a un’altra sezione della Corte d’Appello per una nuova valutazione del trattamento sanzionatorio. Il nuovo giudice dovrà riconsiderare il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti, partendo dal presupposto che le attenuanti sono già state riconosciute e fornendo una motivazione logica e puntuale sulla loro eventuale prevalenza.

Perché la Cassazione ha annullato la sentenza solo sulla determinazione della pena?
Perché ha ritenuto fondato unicamente il motivo di ricorso relativo al vizio di motivazione sul bilanciamento delle circostanze. La Corte ha confermato la responsabilità penale dell’imputato, giudicando infondati gli altri motivi, ma ha stabilito che la pena deve essere ricalcolata da un nuovo giudice che motivi correttamente il suo giudizio sulle circostanze.

È possibile chiedere l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) solo per uno dei reati uniti dal vincolo della continuazione?
No. La Corte ha specificato che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto deve essere unitaria e complessa, considerando tutte le peculiarità della fattispecie concreta. Non è possibile una ‘parcellizzazione’ della condotta per applicare il beneficio a un solo reato, ignorando la gravità complessiva derivante dalla pluralità di illeciti.

Cosa significa il divieto di ‘reformatio in peius’ nel contesto del bilanciamento circostanze?
Significa che se solo l’imputato impugna la sentenza, il giudice dell’appello non può peggiorare la sua posizione. Nel caso specifico, siccome il giudice di primo grado aveva già concesso le attenuanti generiche in regime di equivalenza, la Corte d’Appello non poteva motivare in modo da negare implicitamente tale giudizio, ma doveva limitarsi a valutare se sussistessero i presupposti per un giudizio più favorevole (la prevalenza), motivando adeguatamente la sua decisione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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