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Bancarotta preferenziale: più pagamenti, un solo reato

Un imprenditore è stato condannato per bancarotta preferenziale per aver favorito alcuni creditori a danno di altri. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46400/2023, ha chiarito che molteplici pagamenti omogenei e ravvicinati nel tempo costituiscono un unico reato e non attivano l’aggravante dei ‘più fatti di bancarotta’, procedendo a ridurre la pena. La Corte ha inoltre ribadito che il reato sussiste indipendentemente dalla prova della finale insufficienza dell’attivo fallimentare.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Fallimentare, Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Bancarotta Preferenziale: Pluralità di Pagamenti non Significa Pluralità di Reati

La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 46400 del 2023 offre un importante chiarimento in materia di bancarotta preferenziale, specificando i confini applicativi dell’aggravante dei ‘più fatti di bancarotta’. La Corte ha stabilito che una serie di pagamenti omogenei e temporalmente ravvicinati, pur ledendo la par condicio creditorum, devono essere considerati come un unico fatto di reato, escludendo così l’aumento di pena previsto per la pluralità di condotte. Analizziamo nel dettaglio la vicenda e le motivazioni dei giudici.

I Fatti di Causa

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un imprenditore per il reato di bancarotta fraudolenta. Inizialmente accusato di bancarotta per distrazione, il reato è stato riqualificato in bancarotta preferenziale sia in primo grado che in appello. All’imputato veniva contestato di aver effettuato pagamenti a favore di alcuni creditori in violazione del principio della parità di trattamento, il tutto in prossimità della dichiarazione di fallimento. La Corte d’Appello aveva confermato la condanna a un anno di reclusione, riconoscendo le attenuanti generiche ma ritenendo sussistente la residua aggravante di aver commesso più fatti di bancarotta, come previsto dall’art. 219 della Legge Fallimentare.

L’imprenditore ha quindi proposto ricorso per cassazione, basandolo su due motivi principali: il primo relativo alla mancata prova dell’effettiva incapienza dell’attivo fallimentare a soddisfare i creditori privilegiati (come i dipendenti); il secondo, cruciale, contestava la sussistenza della suddetta aggravante, sostenendo che i pagamenti effettuati costituissero un’unica condotta criminosa.

La Questione dell’Aggravante dei ‘Più Fatti’ di Bancarotta Preferenziale

Il punto focale della decisione della Cassazione ruota attorno all’interpretazione dell’aggravante prevista dall’art. 219, comma 2, n. 1, della Legge Fallimentare. Tale norma prevede un aumento di pena se vengono commessi ‘più fatti’ tra quelli previsti negli articoli precedenti. L’imputato, assolto in precedenza dall’accusa di bancarotta documentale, sosteneva che i restanti pagamenti preferenziali, essendo della stessa natura e avvenuti in un arco temporale ristretto, dovessero essere considerati come una singola azione lesiva e non come una pluralità di reati distinti. La difesa argomentava quindi che non si potesse applicare l’aggravante.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, fornendo due importanti principi di diritto.

Sulla natura del reato: In primo luogo, i giudici hanno dichiarato inammissibile il motivo relativo alla mancata prova dell’incapienza dell’attivo. Hanno ribadito un principio consolidato: il reato di bancarotta preferenziale è un reato di pericolo e di condotta. Si perfeziona nel momento stesso in cui l’imprenditore altera l’ordine di soddisfazione dei creditori, a prescindere dal fatto che, alla fine della procedura, i creditori privilegiati pretermessi riescano o meno a essere soddisfatti. La lesività della condotta risiede nella violazione della parità di trattamento, non nel danno patrimoniale finale e concreto.

Sull’aggravante: Il secondo motivo di ricorso è stato invece ritenuto fondato. La Corte ha spiegato che l’aggravante dei ‘più fatti’ si applica solo quando le singole condotte, anche se dello stesso tipo, realizzano ‘distinte azioni criminose’, dotate di una loro autonomia concettuale. Non è applicabile, invece, quando ci si trova di fronte a una mera ‘reiterazione frazionata della medesima azione lesiva’.

Le Motivazioni

Nel caso di specie, una volta esclusa la bancarotta documentale, le uniche condotte residue erano i pagamenti preferenziali. La Corte ha osservato che tali pagamenti erano:
1. Omogenei: avevano tutti per oggetto somme di denaro.
2. Contestuali: erano stati realizzati nell’arco di pochi mesi a cavallo della dichiarazione di fallimento.

Questi elementi, secondo la Cassazione, portano a qualificare le azioni non come una pluralità di fatti di bancarotta distinti e autonomi, ma come una ‘molteplicità di atti dello stesso tipo’, riconducibili a un’unica ipotesi di reato. Si tratta, in sostanza, di un singolo fatto di reato che si manifesta attraverso più atti esecutivi.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio. Ha escluso l’aggravante dei ‘più fatti di bancarotta’ e, di conseguenza, ha rideterminato la pena in otto mesi di reclusione. Questa pronuncia è di notevole importanza pratica perché traccia una linea netta tra la commissione di reati fallimentari eterogenei (es. una distrazione di beni e un pagamento preferenziale), che integrano l’aggravante, e l’esecuzione di più atti omogenei e contestuali riconducibili a un’unica fattispecie di bancarotta preferenziale, che devono essere valutati unitariamente come un singolo reato.

Per configurare il reato di bancarotta preferenziale è necessario dimostrare che i creditori privilegiati non siano stati pagati alla fine della procedura?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato si perfeziona con la semplice alterazione dell’ordine di soddisfazione dei creditori. Non è necessario provare il concreto ed effettivo pregiudizio finale per i creditori di grado superiore, poiché la condotta è lesiva in sé.

Effettuare più pagamenti a creditori diversi integra sempre l’aggravante dei ‘più fatti di bancarotta’?
No. Secondo la sentenza, se i pagamenti sono omogenei (es. tutti in denaro), contestuali (ravvicinati nel tempo) e riconducibili alla medesima ipotesi di bancarotta, essi costituiscono una molteplicità di atti di un unico reato e non una pluralità di fatti distinti. In questo caso, l’aggravante non si applica.

Cosa si intende per ‘distinte azioni criminose’ ai fini dell’aggravante della pluralità di fatti di bancarotta?
Per ‘distinte azioni criminose’ si intendono condotte che, pur rientrando nella stessa categoria di reato, conservano una loro autonomia concettuale e non si risolvono in una mera ripetizione della stessa azione. Ad esempio, una distrazione di beni e un pagamento preferenziale sarebbero due azioni distinte, ma molteplici pagamenti preferenziali omogenei sono considerati un’unica azione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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