Bancarotta Fraudolenta: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile
La gestione di un’impresa in crisi espone a rischi significativi, tra cui l’accusa di bancarotta fraudolenta. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 16623/2024) offre spunti cruciali sui limiti del ricorso per cassazione e sulle strategie difensive inammissibili. Il caso riguarda un’imputata condannata per aver sottratto fondi aziendali, il cui ricorso è stato dichiarato inammissibile a causa di argomentazioni contraddittorie e generiche. Analizziamo la decisione per comprendere le ragioni giuridiche che hanno portato a questa conclusione.
Il Caso in Analisi: dai Prelievi Illeciti alla Condanna
Il procedimento nasce dalla condanna di un’imputata per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. La Corte d’Appello di Firenze aveva confermato la sentenza di primo grado, ritenendola responsabile di aver distratto fondi dalla società per un ammontare superiore a 60.000 euro.
L’imputata ha quindi proposto ricorso per cassazione, basandolo su due motivi principali:
1. La richiesta di derubricare il reato da bancarotta fraudolenta a bancarotta preferenziale, sostenendo una nuova versione dei fatti.
2. La contestazione del mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di particolare tenuità, previsto dalla legge fallimentare.
I Motivi del Ricorso: una Difesa Contraddittoria
Il primo motivo di ricorso è stato giudicato inammissibile perché presentava elementi di fatto nuovi e, soprattutto, in contraddizione con la linea difensiva tenuta in appello. In sede di appello, la difesa aveva giustificato i prelievi contestati come pagamenti destinati ai fornitori. Davanti alla Cassazione, invece, la stessa difesa ha cambiato versione, sostenendo che le somme fossero destinate ai compensi dell’amministratore e a rimborsi spese. Questo “cambio di rotta” costituisce una violazione procedurale, poiché il giudizio di cassazione non è una terza sede di merito dove poter introdurre nuove ricostruzioni fattuali.
La Decisione della Cassazione sulla Bancarotta Fraudolenta
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. Oltre al primo motivo, anche il secondo è stato respinto. La Corte ha ritenuto la richiesta di applicazione dell’attenuante del danno di lieve entità del tutto generica. A fronte di un danno accertato di oltre 60.000 euro, la difesa non ha fornito alcun elemento concreto per dimostrare perché un simile importo dovesse essere considerato di “particolare tenuità”. La genericità dell’argomentazione ha impedito alla Corte di valutare nel merito la richiesta.
Di conseguenza, l’imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni della Suprema Corte
Le motivazioni della Corte si fondano su principi cardine del processo penale. In primo luogo, il giudizio di cassazione è un giudizio di legittimità, non di merito. Ciò significa che la Suprema Corte non può riesaminare i fatti del processo, ma solo verificare la corretta applicazione della legge da parte dei giudici dei gradi precedenti. Introdurre elementi di fatto nuovi o prospettare una ricostruzione alternativa a quella già vagliata dalla Corte d’Appello è una strategia destinata al fallimento, poiché esula dalle competenze della Cassazione.
In secondo luogo, qualsiasi motivo di ricorso deve essere specifico e non generico. Contestare una decisione senza indicare precisamente quali elementi di fatto o di diritto siano stati trascurati o mal interpretati equivale a una richiesta esplorativa, che non può essere accolta. Nel caso di specie, la difesa non ha spiegato perché un danno di oltre 60.000 euro potesse rientrare nell’ipotesi di particolare tenuità, rendendo il motivo inammissibile per genericità.
Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce una lezione fondamentale per la pratica legale: la coerenza e la specificità sono requisiti essenziali per l’ammissibilità di un ricorso per cassazione. Cambiare la versione dei fatti tra un grado di giudizio e l’altro è una tattica processualmente errata e controproducente. Allo stesso modo, le doglianze, specialmente quelle relative a circostanze attenuanti, devono essere supportate da argomentazioni concrete e dettagliate, non da mere enunciazioni di principio. La decisione conferma il rigore della Suprema Corte nel sanzionare le impugnazioni che non rispettano i limiti strutturali del giudizio di legittimità.
Perché il ricorso per bancarotta fraudolenta è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile principalmente perché l’imputata ha introdotto elementi di fatto nuovi e contraddittori rispetto a quanto sostenuto nel precedente grado di giudizio, e perché il motivo relativo all’attenuante era generico.
È possibile cambiare la propria versione dei fatti presentando ricorso in Cassazione?
No, non è possibile. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge, non riesaminare i fatti. Presentare nuove versioni dei fatti rende il ricorso inammissibile.
Per quale motivo non è stata concessa l’attenuante del danno di particolare tenuità?
L’attenuante non è stata concessa perché il motivo di ricorso era generico. A fronte di un danno accertato di oltre 60.000 euro, la difesa non ha fornito elementi specifici per dimostrare perché tale danno dovesse essere considerato di lieve entità, rendendo la richiesta inaccoglibile.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16623 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 16623 Anno 2024
Presidente: NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 10/04/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a PONTEDERA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 12/12/2023 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
(
Rilevato che l’imputata COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Firenze che ne ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale (capo A);
Ritenuto che il primo motivo di ricorso, che denuncia violazione in legge per mancata derubricazione del fatto nella condotta di bancarotta preferenziale, è inammissibile in quanto prospetta elementi di fatto nuovi, mai sottoposti al giudice di merito, contraddicendo, peraltro, quanto sostenuto in sede di appello:
con l’atto di appello i prelievi oggetto di contestazione si giustificavano deducendo la destinazione al pagamento dei fornitori;
ricevuta risposta sul punto da parte della Corte di appello, con il ricorso per cassazione la difesa dell’imputata vira sulla destinazione delle somme ai compensi dell’amministratore e a rimborso spese;
Considerato che il secondo motivo, che contesta il mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all’art. 219, comma terzo, legge fall. è generico, poiché, a fronte di un danno pari all’ammontare dei prelievi illeciti per oltre 60mila euro, non indica in base a quali elementi di fatto, in tesi, pretermessi dovrebbe ritenersi integrata l’attenuante in rassegna;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 10/04/2024