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Bancarotta fraudolenta: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due amministratori condannati per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. La Corte ha ritenuto le motivazioni dell’appello manifestamente infondate, confermando che per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione è sufficiente il dolo generico, ovvero la volontà di sottrarre beni alla garanzia dei creditori, senza che sia necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Bancarotta Fraudolenta: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

Con la sentenza n. 24366 del 2024, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di bancarotta fraudolenta, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati da due ex amministratori di una società. Questa decisione consolida importanti principi riguardanti i limiti del giudizio di legittimità e i requisiti soggettivi del reato, offrendo spunti cruciali per comprendere le dinamiche processuali in materia fallimentare.

I Fatti del Processo: Le Accuse di Distrazione e Falsità Documentale

I due amministratori di una S.r.l. erano stati condannati in primo e secondo grado per una serie di condotte di bancarotta fraudolenta, sia distrattiva che documentale. Le accuse, descritte nei capi di imputazione da 1 a 10, riguardavano operazioni volte a depauperare il patrimonio sociale a danno dei creditori. Tra le condotte contestate figuravano:

* La distrazione di somme di denaro a favore di fornitori, e persino di uno degli stessi amministratori, senza alcuna giustificazione contabile o fatture passive corrispondenti.
* Il pagamento di anticipi per un valore di oltre 68.000 euro per la fornitura di beni che, tuttavia, non sono mai stati ricevuti dalla società fallita.
* L’uscita di quasi 56.000 euro, registrati come “altri costi del personale”, giustificati come anticipi per il personale distaccato da altre società del gruppo, ma senza alcun riscontro contabile né nelle società distaccanti né in quella fallita.
* La tenuta delle scritture contabili in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari.

I Motivi del Ricorso e la Tesi Difensiva

Di fronte alla Corte di Cassazione, gli imputati hanno articolato un unico motivo di ricorso, sostanzialmente sovrapponibile per entrambi. La difesa lamentava una violazione di legge e una motivazione mancante, contraddittoria e manifestamente illogica da parte della Corte d’Appello. In particolare, sostenevano che i giudici di secondo grado si fossero limitati a richiamare la sentenza precedente e le conclusioni del consulente tecnico del Pubblico Ministero, senza un’analisi critica delle specifiche censure sollevate. Inoltre, la difesa contestava la data di insorgenza dello stato di dissesto e il fatto che la condanna si fondasse quasi esclusivamente sulla relazione del curatore fallimentare, senza la documentazione a supporto, integrando una grave violazione del diritto di difesa.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione sulla Bancarotta Fraudolenta

La Suprema Corte ha respinto tutte le argomentazioni difensive, dichiarando i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che, contrariamente a quanto sostenuto, la Corte d’Appello aveva puntualmente esaminato ogni capo d’imputazione e ogni censura, fornendo argomentazioni logiche e non irragionevoli.

Un punto centrale della motivazione riguarda l’elemento soggettivo della bancarotta fraudolenta per distrazione. Richiamando la fondamentale pronuncia delle Sezioni Unite “Passarelli” (n. 22474/2016), la Corte ha ribadito che il delitto si configura con il dolo generico. Ciò significa che è sufficiente la consapevole volontà di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia delle obbligazioni contratte. Non è necessaria, invece, la specifica consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa né lo scopo di recare pregiudizio ai creditori.

Quanto alla presunta violazione del diritto di difesa, la Cassazione ha ritenuto non illogica la decisione di merito basata sulla relazione del curatore, data la sua natura di atto pubblico e il suo peculiare ruolo. Inoltre, il fatto che la difesa avesse potuto contestare puntualmente ogni accusa, anche tramite una propria consulenza tecnica, dimostrava che il diritto di difesa era stato pienamente esercitato.

Le Conclusioni: Principi Consolidati e Limiti del Giudizio di Legittimità

La sentenza in esame riafferma con forza i limiti del sindacato della Corte di Cassazione. Il suo compito non è quello di una “rilettura” degli elementi di fatto, ma di verificare la coerenza logica e la correttezza giuridica del percorso argomentativo seguito dal giudice di merito. La mera prospettazione di una diversa valutazione delle risultanze processuali non è sufficiente a integrare un vizio di legittimità.

La dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi, motivata dalla loro evidente infondatezza, ha comportato la condanna degli imputati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione sottolinea come l’accesso al giudizio di legittimità debba essere fondato su censure concrete e non su generiche lamentele riguardo alla valutazione dei fatti, ribadendo i consolidati principi in materia di bancarotta fraudolenta.

Per configurare il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione è necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza della società?
No, la sentenza ribadisce che è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevole volontà di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia per i creditori, senza che sia necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza.

La relazione del curatore fallimentare è sufficiente a fondare un accertamento di responsabilità penale?
La Corte ha ritenuto non illogica la motivazione dei giudici di merito che si sono basati sulla relazione del curatore, in virtù del suo ruolo pubblicistico e della natura fidefacente degli atti da lui redatti, soprattutto quando le contestazioni difensive non sono riuscite a ‘scalfire’ tali accertamenti.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Alla dichiarazione di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende, poiché la palese infondatezza dei motivi non permette di considerare il ricorrente immune da colpa nel promuovere l’impugnazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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