Bancarotta Fraudolenta: Quando il Compenso dell’Amministratore Diventa Distrazione?
La gestione delle finanze societarie richiede rigore e trasparenza, soprattutto per chi ricopre la carica di amministratore. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione (Ordinanza n. 39346/2025) offre un importante chiarimento sulla sottile linea che separa il legittimo compenso dalla bancarotta fraudolenta per distrazione. La Suprema Corte ha ribadito che un amministratore che preleva somme dalle casse sociali, senza poter dimostrare concretamente la congruità e la legittimità di tali importi come compenso, commette un reato grave. Questo principio è cruciale per comprendere gli obblighi e le responsabilità che gravano sugli organi di gestione di una società.
I Fatti del Caso
Il caso esaminato trae origine dal ricorso presentato da due amministratori di una società, condannati in appello per reati di bancarotta. La loro condanna era legata a due principali condotte: la prima, qualificata come bancarotta fraudolenta per distrazione, riguardava prelievi di denaro dalle casse sociali che, a loro dire, costituivano il giusto compenso per l’incarico amministrativo svolto. La seconda condotta contestata era un’ipotesi di bancarotta preferenziale, relativa a un pagamento effettuato a favore di un’altra società a loro collegata.
Gli amministratori hanno impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l’erroneità della qualificazione giuridica dei fatti e la mancanza di prove a sostegno della loro colpevolezza.
I Motivi del Ricorso e la Decisione della Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i motivi di ricorso inammissibili per genericità. I giudici hanno sottolineato come i ricorrenti si siano limitati a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello, senza muovere una critica specifica e puntuale alle motivazioni della sentenza impugnata. Questo approccio rende il ricorso non scrutinabile in sede di legittimità.
In particolare, per quanto riguarda la presunta distrazione, la Corte ha evidenziato che l’onere di dimostrare la legittimità dei prelievi gravava sugli amministratori. Essi avrebbero dovuto fornire elementi specifici, come la congruità del compenso rispetto agli impegni orari, ai risultati raggiunti o agli emolumenti percepiti da amministratori di società simili, per provare che le somme non erano state sottratte illecitamente al patrimonio sociale destinato a soddisfare i creditori.
Le Motivazioni della Corte sulla Bancarotta Fraudolenta
Il cuore della decisione risiede nella distinzione tra bancarotta fraudolenta per distrazione e bancarotta preferenziale. La Cassazione, richiamando un suo precedente orientamento (sentenza n. 49509/2017), ha chiarito in modo inequivocabile che l’amministratore che preleva somme dalle casse sociali, asserendo che siano a titolo di compenso, senza però fornire elementi di riscontro oggettivi, commette il più grave reato di distrazione.
Questo avviene perché, in assenza di una prova concreta del credito vantato, l’azione non consiste nel preferire un creditore (l’amministratore stesso) rispetto ad altri, ma nel depauperare il patrimonio sociale in modo ingiustificato, sottraendolo alla sua funzione di garanzia per tutti i creditori. L’appello degli amministratori è stato ritenuto aspecifico proprio perché non indicava quali elementi concreti, trascurati dai giudici di merito, avrebbero potuto dimostrare la legittimità e la congruità di quei prelievi.
Conclusioni e Implicazioni Pratiche
La pronuncia della Corte di Cassazione consolida un principio fondamentale per la governance societaria e la responsabilità penale degli amministratori. Chi gestisce un’impresa deve essere in grado di documentare e giustificare ogni movimento finanziario, specialmente quelli a proprio favore.
Le implicazioni pratiche sono chiare:
1. Onere della Prova: Spetta all’amministratore dimostrare, con dati oggettivi e confrontabili, che i compensi prelevati sono legittimi e congrui. Non basta una mera affermazione.
2. Qualificazione del Reato: In mancanza di tale prova, il prelievo è considerato distrazione e non un semplice pagamento preferenziale, con conseguenze sanzionatorie ben più severe.
3. Rigore nel Ricorso: Un ricorso per cassazione deve essere specifico e criticare puntualmente le argomentazioni della sentenza impugnata, non potendosi limitare a una generica riproposizione delle proprie tesi difensive.
Quando il prelievo di un compenso da parte dell’amministratore si configura come bancarotta fraudolenta per distrazione?
Secondo la Corte, si configura bancarotta per distrazione quando l’amministratore preleva somme dalle casse sociali a titolo di compenso senza fornire elementi e dati di confronto che ne consentano un’adeguata valutazione di legittimità e congruità.
Cosa deve dimostrare un amministratore per giustificare i prelievi a titolo di compenso ed evitare una condanna?
L’amministratore deve indicare elementi specifici idonei a dimostrare il suo diritto al compenso e la congruità delle somme prelevate. Ad esempio, può fare riferimento agli impegni orari osservati, agli emolumenti di precedenti amministratori o di amministratori di società simili, e ai risultati aziendali raggiunti.
Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso può essere dichiarato inammissibile se è ‘aspecifico’, ovvero se prospetta deduzioni generiche, non indica le ragioni di diritto e i dati di fatto a supporto delle richieste, o se si limita a riprodurre censure già vagliate e respinte nei precedenti gradi di giudizio senza una critica puntuale alla sentenza impugnata.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39346 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 39346 Anno 2025
Presidente: BELMONTE NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 19/11/2025
ORDINANZA
sui ricorsi proposti da: COGNOME nato a ZHEJIANG( CINA) il DATA_NASCITA COGNOME NOME nato a ZHEJIANG( CINA) il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 15/04/2025 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che NOME COGNOMENOME COGNOME ricorrono, con il medesimo atto a firma del comune difensore, avverso la sentenza della Corte di appello di Milano / che, previa rimodulazione del trattamento sanzionatorio, ha confermato. l’affermazione di penale responsabilità degli imputati in relazione ai reati di bancarotta a loro ascritti;
Ritenuto che il primo motivo di ricorso, che contesta la ritenuta sussistenza del delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione per essere le somme prelevate dalla cassa sociale riconducibilt al pagamento dei crediti per lo svolgimento di incarico di amministratore sociale, è aspecifico perché prospetta deduzioni generiche: invero il ricorso, con il quale si intenda contrastare la condanna dell’amministratore per bancarotta fraudolenta patrimoniale in relazione a prelievi di somme di denaro, deve indicare, a pena di inammissibilità per genericità, gli specifici elementi, in tesi pretermessi, idonei a dimostrare il diritt dell’amministratore al compenso e la congruità delle somme prelevate; tenuto conto che commette il reato di bancarotta per distrazione e non quello di bancarotta preferenziale l’amministratore di una società di capitali che preleva dalle casse sociali somme asseritamente corrispondenti a crediti da lui vantati a titolo di compenso per la funzione svolta, senza l’indicazione di dati ed elementi di confronto che ne consentano un’adeguata valutazione, quali, ad esempio, gli impegni orari osservati, gli emolumenti riconosciuti a precedenti amministratori o a quelli di società del medesimo settore, i risultati raggiunti (Sez. 5, n. 49509 del 19 luglio 2017, Alija, Rv. 271464). Il motivo inoltre è meramente riproduttivo di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dal giudice di merito e non scanditi da specifica critica dell argomentazioni a base della sentenza impugnata (cfr. pag. 8 e 9 della sentenza impugnata); Corte di Cassazione – copia non ufficiale
Rilevato che il secondo motivo di ricorso, che contesta la sussistenza del delitto di bancarotta per pagamento preferenziale della fallita in favore di altra società dalla stessa partecipata, è aspecifico perché prospetta deduzioni generiche e prive delle ragioni di diritti e dei dati di fatto che sorreggono le richieste e non consentito dalla legge in sede di legittimità, perché costituito da mere doglianze in punto di fatto e perché riproduttivo di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi dal giudice di merito con corretti argomenti giuridici e non scanditi da specifica critica delle argomentazioni a base della sentenza impugnata (cfr. pag. 9 della sentenza impugnata).
Rilevato, pertanto, che i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 19/11/2025