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Bancarotta fraudolenta: confermate misure cautelari

La Corte di Cassazione ha confermato le misure cautelari applicate a due amministratori accusati di bancarotta fraudolenta. I ricorrenti contestavano l’utilizzo di documenti non citati dal PM e la mancanza di attualità del pericolo di recidiva, sostenendo che i fatti fossero datati. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, evidenziando che le condotte illecite si erano protratte fino alla dichiarazione di fallimento del 2020 e che la richiesta di discussione orale era tardiva a causa della proroga delle norme emergenziali post-Covid.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Bancarotta fraudolenta e misure cautelari: la decisione della Cassazione

La bancarotta fraudolenta è un reato che colpisce duramente la fiducia nel mercato e la tutela dei creditori. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimità delle misure cautelari personali applicate ad amministratori di società fallite, chiarendo importanti profili procedurali relativi al rito cartolare e all’attualità delle esigenze cautelari.

Il caso e lo svolgimento del processo

La vicenda trae origine dall’ordinanza del Tribunale del Riesame che, in riforma di una precedente decisione del GIP, aveva applicato l’obbligo di dimora e il divieto di ricoprire uffici direttivi a due soggetti indagati per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. Gli indagati hanno proposto ricorso per cassazione lamentando, tra le altre cose, la violazione del principio del devoluto. Secondo la difesa, il giudice d’appello avrebbe utilizzato documenti della Guardia di Finanza non menzionati dal Pubblico Ministero nel suo gravame, oltre a contestare la mancanza di attualità del pericolo di reiterazione del reato, dato che i fatti contestati risalivano a diversi anni prima.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e tardività. Un punto centrale della decisione riguarda la richiesta di trattazione orale del ricorso. La difesa aveva invocato le nuove norme della Riforma Cartabia, ma la Corte ha precisato che la disciplina emergenziale Covid-19, che prevede il rito cartolare (solo scritto) salvo richiesta tempestiva, è stata prorogata. Di conseguenza, la richiesta di discussione orale presentata pochi giorni prima dell’udienza è stata considerata tardiva.

Nel merito, la Corte ha stabilito che l’ordinanza impugnata non si fondava esclusivamente sulla nota della Guardia di Finanza contestata, ma su elementi solidi e autonomi: la protrazione delle condotte distruttive fino al fallimento (avvenuto nel 2020) e la titolarità di altre imprese da parte degli indagati, fattori che rendono concreto e attuale il rischio di nuovi illeciti.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si poggiano sulla corretta applicazione delle norme transitorie. La Corte ha chiarito che il termine di venticinque giorni per la richiesta di discussione orale rimane quello vigente sotto il regime prorogato, rendendo inapplicabili le riduzioni di termine previste dalle nuove riforme non ancora pienamente in vigore per quel rito. Inoltre, sul piano sostanziale, la Corte ha rilevato che la difesa non ha saputo contrastare efficacemente l’accertamento del Tribunale circa la continuità delle condotte illecite fino alla dichiarazione di fallimento, rendendo irrilevante la presunta violazione del principio del contraddittorio su singoli atti istruttori.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che nei reati di bancarotta fraudolenta, l’attualità del pericolo cautelare può essere legittimamente desunta dalla vicinanza temporale tra le condotte e il fallimento, nonché dalla persistente operatività degli indagati nel settore imprenditoriale. La decisione sottolinea inoltre l’importanza per i difensori di monitorare attentamente le successioni di leggi processuali nel tempo per evitare decadenze fatali nelle richieste di trattazione orale davanti alla Suprema Corte.

Quando una richiesta di trattazione orale in Cassazione è considerata tardiva?
La richiesta è tardiva se non viene presentata almeno venticinque giorni liberi prima dell’udienza, in quanto le norme emergenziali post-Covid sono state prorogate prevalendo temporaneamente sulle nuove disposizioni della Riforma Cartabia.

Il giudice può utilizzare documenti non citati esplicitamente dal Pubblico Ministero?
Sì, purché la decisione non si basi esclusivamente su tali atti e resti ancorata a fatti e circostanze già presenti nel fascicolo processuale e oggetto di discussione tra le parti.

Come si dimostra l’attualità del pericolo di recidiva nel fallimento?
L’attualità si desume dalla protrazione delle condotte illecite fino alla data della dichiarazione di fallimento e dalla possibilità per gli indagati di utilizzare altre società ancora attive per compiere reati simili.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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