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Avviso difensore guida in ebbrezza: quando è valido

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. La difesa contestava la validità del prelievo ematico per mancato avviso al difensore. La Corte ha ritenuto valida la testimonianza dell’agente che affermava di aver dato l’avviso oralmente, superando la discrasia con il verbale scritto. Il tema centrale è l’avviso difensore guida in stato di ebbrezza.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’Avviso al Difensore per Guida in Stato di Ebbrezza: La Parola Vince sul Verbale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24581/2024, affronta una questione cruciale in materia di accertamenti per guida in stato di ebbrezza: la validità della prova quando esiste una discrepanza tra il verbale scritto e la testimonianza orale di un agente. La decisione chiarisce che la credibilità della testimonianza, se ben motivata dai giudici, può superare le omissioni del verbale, confermando la legittimità dell’accertamento. Questo caso sottolinea l’importanza dell’avviso difensore guida in stato di ebbrezza come garanzia fondamentale per l’indagato.

Il Caso: Guida in Stato di Ebbrezza e la Contestazione sull’Avviso

Un automobilista veniva condannato in primo e secondo grado per il reato di guida in stato di ebbrezza, con un tasso alcolemico riscontrato pari a 1,85 g/l tramite prelievo ematico. La difesa dell’imputato ha sempre sostenuto l’illegittimità di tale accertamento, basando la propria argomentazione su un vizio procedurale: il mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia prima di procedere al prelievo, come previsto dall’art. 114 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale.

La questione centrale era una palese discrasia: il verbale redatto dagli agenti riportava l’impossibilità di dare tale avviso, mentre una degli agenti intervenuti, sentita come testimone, aveva affermato di aver informato oralmente l’imputato di tale facoltà prima che venisse trasportato al pronto soccorso.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La difesa ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione basandosi su tre motivi principali:

1. Travisamento della prova: Si sosteneva che la Corte d’Appello avesse erroneamente interpretato la testimonianza dell’agente, definendola “categorica” quando, a dire della difesa, era stata “malferma e tutt’altro che precisa”.
2. Violazione di norma processuale: Come conseguenza diretta del primo punto, la difesa deduceva l’inutilizzabilità degli accertamenti eseguiti, poiché l’omissione dell’avviso costituisce una violazione di una norma stabilita a pena di inutilizzabilità.
3. Applicazione della causa di non punibilità: In via subordinata, si richiedeva l’applicazione dell’art. 131 bis c.p. (particolare tenuità del fatto), anche alla luce di recenti modifiche legislative.

La Decisione della Cassazione sull’Avviso Difensore Guida in Stato di Ebbrezza

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna dell’imputato. Gli Ermellini hanno ritenuto che i motivi presentati dalla difesa non fossero idonei a scalfire la logicità e la coerenza delle decisioni dei giudici di merito.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha smontato punto per punto le argomentazioni della difesa. In primo luogo, ha escluso il vizio di travisamento della prova. I giudici hanno chiarito che il compito della Cassazione non è quello di rivalutare le prove, ma di verificare la logicità della motivazione. In questo caso, sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano fornito una spiegazione plausibile per la discrasia tra verbale e testimonianza: il verbale era stato redatto oltre dieci giorni dopo i fatti da un collega che poteva non essere a conoscenza dell’avviso dato oralmente nell’immediatezza dell’intervento. La testimonianza dell’agente, resa sotto giuramento, è stata ritenuta attendibile. Di fronte a una “doppia sentenza conforme”, la possibilità per la Cassazione di intervenire è molto limitata.

Di conseguenza, essendo stato ritenuto adempiuto l’obbligo di dare l’avviso, il secondo motivo di ricorso, relativo all’inutilizzabilità degli esami, è stato giudicato manifestamente infondato.

Infine, riguardo alla richiesta di applicazione della causa di non punibilità, la Corte ha rilevato che tale motivo non era stato presentato nel precedente grado di giudizio (l’appello). Pertanto, non poteva essere dedotto per la prima volta in sede di legittimità. Questo principio serve a evitare che si annullino decisioni su punti che non sono mai stati sottoposti al vaglio del giudice d’appello.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce due principi fondamentali. Il primo è che la Corte di Cassazione non è un terzo grado di merito e non può sovrapporre la propria valutazione delle prove a quella, congruamente motivata, dei giudici dei gradi precedenti. La valutazione dell’attendibilità di un testimone è prerogativa esclusiva del giudice di merito. Il secondo principio, di natura procedurale, è che i motivi di ricorso devono essere specifici e, soprattutto, le questioni non sollevate in appello non possono essere introdotte per la prima volta in Cassazione. La decisione, quindi, consolida l’orientamento secondo cui una testimonianza chiara e ritenuta credibile può sanare un’omissione o un’imprecisione contenuta in un atto scritto, garantendo la validità degli accertamenti.

Una testimonianza di un agente può prevalere su quanto scritto nel verbale riguardo all’avviso al difensore?
Sì. Secondo la Corte, se i giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello) ritengono la testimonianza attendibile e forniscono una motivazione logica per spiegare la discrepanza con il verbale (come, ad esempio, la redazione successiva dell’atto da parte di un altro collega), la prova orale può prevalere su quella scritta.

È possibile chiedere per la prima volta in Cassazione l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.)?
No. La sentenza conferma che una questione, come l’applicazione di una causa di non punibilità, che non è stata dedotta con l’atto di appello (gravame), non può essere proposta per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione, poiché ciò la renderebbe inammissibile.

Cosa significa “travisamento della prova” e quando può essere fatto valere in Cassazione?
Il travisamento della prova non è una semplice diversa interpretazione del significato di un elemento probatorio, ma un errore percettivo del giudice che riporta nel provvedimento un’informazione in modo palesemente e incontrovertibilmente diverso da come essa appare negli atti processuali. Deve trattarsi di una distorsione quasi “fotografica” del dato, non di una sua valutazione ritenuta errata dalla difesa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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