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Atto abnorme: quando il rigetto non blocca il processo

La Corte di Cassazione ha stabilito che il rigetto da parte del GIP di una richiesta di decreto penale, motivato dalla mancata riduzione di pena, non costituisce un atto abnorme. Tale provvedimento non causa una stasi processuale, poiché il Pubblico Ministero può procedere con l’azione penale ordinaria. Di conseguenza, il ricorso del PM è inammissibile.

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Pubblicato il 30 dicembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Atto abnorme: la Cassazione delinea i confini del ricorso del PM

La recente sentenza della Corte di Cassazione Penale n. 39389/2025 offre un’importante chiarificazione sui limiti dell’impugnazione dei provvedimenti giudiziari, focalizzandosi sulla nozione di atto abnorme. Il caso in esame riguarda il ricorso di un Pubblico Ministero contro la decisione di un Giudice per le indagini preliminari che aveva respinto una richiesta di decreto penale di condanna. Comprendere quando un atto giudiziario possa essere considerato abnorme è fondamentale per definire le strategie processuali e i rimedi esperibili.

Il Caso: Rigetto della Richiesta di Decreto Penale

I fatti traggono origine dalla richiesta, avanzata da un Procuratore della Repubblica, di emettere un decreto penale di condanna nei confronti di un imputato. Il Giudice per le indagini preliminari (GIP), tuttavia, respingeva tale richiesta. La motivazione del rigetto risiedeva nel fatto che il Pubblico Ministero, nel calcolare la pena, non aveva applicato la riduzione prevista per il rito speciale, come stabilito dall’art. 459, comma 2, del codice di procedura penale.

L’Impugnazione del PM e la tesi dell’atto abnorme

Contro questa decisione, il Procuratore ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che il provvedimento del GIP fosse un atto abnorme. Secondo la tesi accusatoria, la motivazione del rigetto era meramente apparente e, soprattutto, la restituzione degli atti al Pubblico Ministero aveva causato una stasi del procedimento, determinandone una regressione ingiustificata a una fase precedente. Il PM ha inoltre argomentato che la riduzione di pena per il rito è facoltativa, e quindi il GIP avrebbe errato nell’applicare la norma.

La Decisione della Cassazione: Nessun Atto Abnorme

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. Gli Ermellini hanno colto l’occasione per ribadire i principi, consolidati in giurisprudenza, che definiscono l’atto abnorme e ne circoscrivono l’applicazione. L’analisi della Corte si è sviluppata su due profili: l’abnormità strutturale e quella funzionale.

L’assenza di abnormità strutturale e funzionale

L’abnormità non sussiste sotto il profilo strutturale, poiché il provvedimento di rigetto di una richiesta di decreto penale è espressamente previsto dall’ordinamento processuale (art. 459, comma 3, c.p.p.). Non si tratta, quindi, di un atto strano o avulso dal sistema.

Neppure è ravvisabile un’abnormità funzionale. La Corte ha chiarito che la restituzione degli atti al Pubblico Ministero non crea alcuna stasi insuperabile del procedimento. L’accusa, infatti, non è lasciata senza opzioni: può immediatamente esercitare l’azione penale nelle forme ordinarie, oppure può persino ripresentare la richiesta di decreto penale, argomentando in modo più convincente le ragioni per cui non ritiene di applicare la riduzione di pena.

le motivazioni

La Corte Suprema fonda la sua decisione sul principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, sancito dall’art. 568 c.p.p. La categoria dell’abnormità è una creazione giurisprudenziale nata per porre rimedio a provvedimenti altrimenti non impugnabili che risultano gravemente errati e pregiudizievoli per lo sviluppo del processo. Tuttavia, il suo utilizzo deve essere eccezionale e non può trasformarsi in uno strumento per contestare qualsiasi atto giudiziario sgradito o ritenuto illegittimo.

La sentenza chiarisce che l’abnormità funzionale, che si manifesta in una stasi processuale, si verifica solo quando il processo non può proseguire se non attraverso il compimento di un atto nullo da parte del Pubblico Ministero. Nel caso di specie, questa condizione non si è verificata. Il PM ha piena facoltà di scegliere come procedere, senza essere costretto a compiere atti invalidi. Il provvedimento del GIP, pur se potenzialmente errato nel merito, rientra pienamente nella dialettica processuale tra giudice e pubblica accusa.

le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione riafferma un principio cruciale: il rigetto di una richiesta di decreto penale di condanna da parte del GIP non costituisce un atto abnorme e, pertanto, non è immediatamente ricorribile per cassazione. Tale decisione non determina un’irrimediabile stasi processuale, poiché lascia intatta la facoltà del Pubblico Ministero di proseguire l’azione penale secondo le vie ordinarie. Questa pronuncia consolida l’interpretazione restrittiva della nozione di abnormità, preservando il principio di tassatività delle impugnazioni e la corretta progressione del procedimento penale.

Il rigetto di una richiesta di decreto penale da parte del Giudice è sempre un atto abnorme?
No, secondo la Cassazione non lo è. Il provvedimento con cui il giudice respinge la richiesta è previsto dall’ordinamento e non crea una stasi insuperabile del procedimento, poiché il Pubblico Ministero ha altre vie per procedere.

Cosa può fare il Pubblico Ministero se il Giudice rigetta la sua richiesta di decreto penale?
Il Pubblico Ministero può esercitare l’azione penale nelle forme ordinarie, dando un nuovo impulso al procedimento, oppure può ripresentare la medesima richiesta, argomentando in modo più approfondito le proprie ragioni.

Quando un provvedimento giudiziario può essere definito “atto abnorme”?
Un atto è abnorme quando è talmente strano e singolare da risultare estraneo al sistema processuale (abnormità strutturale), oppure quando, pur essendo previsto dalla legge, provoca un blocco insuperabile del processo (abnormità funzionale).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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