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Attenuanti generiche: quando il ricorso è generico

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. I motivi, incentrati sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e sulla congruità della pena, sono stati giudicati generici e ripetitivi. La Corte ha confermato che la valutazione del giudice di merito era ben motivata, tenendo conto della gravità del reato e dei precedenti penali dell’imputato.

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Pubblicato il 2 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Attenuanti Generiche: Il Ricorso Generico non Supera l’Esame della Cassazione

L’ottenimento delle attenuanti generiche rappresenta spesso un punto cruciale nei processi penali, potendo incidere significativamente sulla determinazione della pena. Tuttavia, una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci ricorda un principio fondamentale: per contestare il loro mancato riconoscimento, non basta una semplice doglianza, ma è necessario un ricorso specifico e non meramente ripetitivo. Analizziamo una decisione che ha dichiarato inammissibile l’appello di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza, proprio a causa della genericità dei suoi motivi.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine dalla condanna di un uomo da parte del Tribunale di Rimini per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato da diverse circostanze. La sentenza veniva confermata dalla Corte d’Appello di Bologna. Non rassegnato, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, affidandosi a due principali motivi di contestazione.

I Motivi del Ricorso: La Questione delle Attenuanti Generiche e della Pena

L’imputato lamentava principalmente due vizi nella sentenza d’appello:

1. Vizio di motivazione sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche: Secondo la difesa, la Corte d’Appello non avrebbe adeguatamente motivato la decisione di non concedere le attenuanti, limitandosi a una valutazione generica.
2. Vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio: Si contestava la congruità della pena inflitta, ritenuta eccessiva e non correttamente graduata.

Entrambi i motivi miravano a ottenere una revisione più favorevole della condanna, puntando a una riduzione della pena finale.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato entrambi i motivi di ricorso, dichiarandoli entrambi inammissibili. Vediamo nel dettaglio il ragionamento seguito dai giudici.

### Il Diniego delle Attenuanti Generiche: Non Basta Ripetere le Argomentazioni

Il primo motivo è stato respinto perché ritenuto generico e, soprattutto, una mera riproposizione di quanto già discusso e rigettato dalla Corte d’Appello. La Cassazione ha sottolineato che il giudice di secondo grado aveva fornito una motivazione dettagliata e logica. In particolare, la Corte d’Appello aveva correttamente evidenziato:

* L’assenza di elementi di segno positivo: Non emergevano circostanze favorevoli all’imputato.
* La gravità del reato: Desunta non solo dal tasso alcolemico superiore al limite minimo, ma anche dalla condotta di guida a forte velocità.
* I plurimi precedenti penali: Un dato che incide negativamente sulla valutazione della capacità a delinquere del soggetto.

Di fronte a una motivazione così strutturata, il ricorso si limitava a ripetere la richiesta senza confrontarsi criticamente con le ragioni esposte nella sentenza impugnata, risultando così inammissibile.

### La Determinazione della Pena: La Discrezionalità del Giudice di Merito

Anche il secondo motivo, relativo alla quantificazione della pena, è stato giudicato inammissibile. La Corte ha ribadito un principio consolidato: la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. L’obbligo di motivazione è assolto quando il giudice fa riferimento ai criteri dell’art. 133 del codice penale (gravità del reato e capacità a delinquere), come avvenuto nel caso di specie.

La Corte ha inoltre precisato che una motivazione particolarmente dettagliata è richiesta solo quando la pena si discosta notevolmente dalla media edittale. In questo caso, la pena base (due mesi di arresto e 2000 euro di ammenda) era addirittura inferiore alla media. Pertanto, la conferma da parte della Corte d’Appello, che ha ritenuto la pena congrua in base alla gravità dei fatti e ai precedenti penali, era stata pienamente motivata.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame ribadisce un insegnamento processuale cruciale: il ricorso in Cassazione non è una terza istanza di giudizio sul merito dei fatti. Per essere ammissibile, deve sollevare questioni di legittimità specifiche, criticando in modo puntuale la logica giuridica della sentenza impugnata. La semplice riproposizione di doglianze già esaminate e respinte, senza un confronto analitico con la motivazione del giudice precedente, conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità. Per l’imputato, ciò si è tradotto non solo nella conferma della condanna, ma anche nell’obbligo di pagare le spese processuali e un’ulteriore somma alla Cassa delle Ammende.

Perché un ricorso per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile se è considerato generico e una mera riproposizione di argomenti già vagliati e respinti nei gradi di giudizio precedenti, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata.

Quali elementi considera il giudice per negare le attenuanti generiche?
Il giudice valuta l’assenza di elementi di segno positivo, la gravità del reato (come un elevato tasso alcolemico e una guida pericolosa) e la presenza di precedenti penali a carico dell’imputato.

Quando il giudice deve motivare in modo particolarmente dettagliato la quantità della pena?
Una motivazione specifica e dettagliata sulla quantificazione della pena è richiesta solo quando questa è di gran lunga superiore alla misura media prevista dalla legge per quel reato. Se la pena è inferiore o pari alla media, è sufficiente il richiamo ai criteri generali, come la gravità del fatto e la capacità a delinquere.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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