Attenuanti generiche: non basta non essere “cattivi”, bisogna dimostrare di essere “buoni”
Le attenuanti generiche, previste dall’art. 62-bis del codice penale, rappresentano uno strumento fondamentale a disposizione del giudice per adeguare la pena alla specifica personalità del reo e alle circostanze del fatto. Tuttavia, la loro concessione non è un automatismo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce, ancora una volta, che per ottenere questo beneficio non è sufficiente l’assenza di elementi negativi, ma è necessaria la presenza di concreti elementi positivi. Analizziamo insieme questa importante decisione.
Il caso in esame
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso la sentenza della Corte d’Appello che, nel confermare la sua condanna, aveva negato la concessione delle attenuanti generiche. Il ricorrente lamentava una carenza di motivazione da parte dei giudici di merito, sostenendo implicitamente che l’assenza di elementi negativi a suo carico dovesse tradursi nel riconoscimento del beneficio.
Il principio sulle attenuanti generiche secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l’occasione per ribadire un principio ormai consolidato nella giurisprudenza. L’applicazione delle attenuanti generiche non costituisce un diritto dell’imputato che scaturisce automaticamente dalla mancanza di precedenti penali o di altri aspetti negativi della sua personalità.
Al contrario, la norma richiede una valutazione positiva da parte del giudice. Questo significa che l’imputato, o il suo difensore, deve fornire al processo elementi concreti e meritevoli di apprezzamento che giustifichino una riduzione della pena. Questi elementi possono riguardare la condotta di vita, il comportamento processuale, il sincero pentimento, o altre circostanze che mettano in luce un lato positivo della sua personalità.
Le motivazioni della Corte
La Suprema Corte ha evidenziato come il motivo di ricorso non si sia confrontato adeguatamente con questo orientamento pacifico. I giudici hanno sottolineato che la Corte d’Appello aveva correttamente operato, motivando il diniego proprio sulla base dell’assenza di “elementi positivi” da valutare. In altre parole, il semplice fatto di non avere una personalità particolarmente negativa non è, di per sé, un elemento positivo.
La decisione si pone in perfetta coerenza con precedenti pronunce (tra cui Cass. Pen., Sez. 3, n. 24128/2021 e Cass. Pen., Sez. 1, n. 39566/2017), che hanno costantemente affermato la necessità di una prova positiva per la concessione delle attenuanti. Il diniego, quando motivato dall’assenza di tali elementi, è dunque legittimo e non censurabile in sede di legittimità.
Conclusioni
Questa ordinanza conferma un’importante lezione pratica: nel processo penale, la difesa non può limitarsi a sostenere l’assenza di profili negativi per sperare in un trattamento sanzionatorio più mite tramite le attenuanti generiche. È indispensabile un ruolo attivo nel fornire al giudice elementi concreti e specifici (come un’attività lavorativa stabile, un percorso di risarcimento del danno, un comportamento collaborativo) che possano fondare un giudizio positivo sulla personalità dell’imputato e giustificare così una riduzione della pena.
La semplice assenza di elementi negativi sulla personalità dell’imputato dà diritto alle attenuanti generiche?
No, secondo la giurisprudenza consolidata richiamata nell’ordinanza, l’applicazione delle attenuanti generiche non è un diritto conseguente all’assenza di elementi negativi, ma richiede la presenza di elementi di segno positivo.
Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché non si è confrontato con il principio consolidato secondo cui le attenuanti generiche richiedono elementi positivi. La Corte d’Appello aveva correttamente motivato il diniego proprio sull’assenza di tali elementi.
Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando il ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso, tremila euro) in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47463 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 47463 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 10/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME COGNOME nato a MODENA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 14/11/2022 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di NOME COGNOME;
ritenuto che l’unico motivo di ricorso, che contesta la mancanza di motivazione in relazione all’art. 62-bis cod. pen non supera la sogli ammissibilità in quanto non si confronta con la consolidata giurisprudenz secondo cui l’applicazione delle circostanze attenuanti generiche non costituis un diritto conseguente all’assenza di elementi negativi connotanti la persona del soggetto, ma richiede elementi di segno positivo, dalla cui assen legittimamente deriva il diniego di concessione delle stesse (tra le altre: Sez. 24128 del 18/03/2021, COGNOME, Sez. 1, n. 39566 del 16/02/2017, Starace, Rv. 270986). In coerenza con tali indicazioni ermeneutiche la Corte di appello con motivazione che non si presta a censure, ha rilevato l’assenza di elemen positivi (pag. 3 della sentenza impugnata);
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento dell spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa dell ammende.
Così deciso in Roma, il 10/10/2023
Il Consigliere Estensore