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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato lieve di spaccio. La Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, motivando che la loro concessione richiede elementi di segno positivo, non essendo sufficiente la sola assenza di aggravanti. I precedenti penali specifici e il fatto che il disagio personale fosse la causa del reato, anziché un fattore di mitigazione, hanno giustificato la decisione.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Circostanze attenuanti generiche: la necessità di elementi positivi

Le circostanze attenuanti generiche, previste dall’art. 62-bis del codice penale, rappresentano uno strumento fondamentale a disposizione del giudice per adeguare la pena alla specifica situazione del reo. Tuttavia, la loro concessione non è automatica. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio consolidato: per ottenere questo beneficio, non basta l’assenza di elementi negativi, ma occorrono prove concrete di elementi positivi. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti del Processo

Il caso riguarda un individuo condannato in primo grado dal Tribunale e successivamente dalla Corte di Appello per un reato legato agli stupefacenti, riqualificato come fatto di lieve entità ai sensi dell’art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/90. L’imputato ha presentato ricorso per cassazione, lamentando un unico punto: la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero errato nel negare la riduzione di pena, basandosi su una motivazione considerata carente e illogica.

La Decisione della Corte e le circostanze attenuanti generiche

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, quindi, inammissibile. I giudici hanno colto l’occasione per riaffermare l’orientamento giurisprudenziale dominante in materia di circostanze attenuanti generiche, specialmente alla luce della riforma del 2008.

L’Onere di Dimostrare Elementi Positivi

Il punto centrale della decisione è che il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche può essere legittimamente motivato dalla semplice assenza di elementi o circostanze di segno positivo. In passato, la sola incensuratezza (cioè l’assenza di precedenti penali) poteva essere considerata sufficiente. Oggi, e in particolare dopo la riforma introdotta con il D.L. n. 92/2008, questo non è più vero. La legge richiede una valutazione più approfondita che vada oltre la mera constatazione di una fedina penale pulita. Nel caso di specie, l’imputato non solo non presentava elementi positivi, ma aveva anche precedenti penali specifici che giocavano a suo sfavore.

Il Disagio Personale come Fattore Criminogeno

Un aspetto particolarmente interessante della motivazione riguarda l’argomento difensivo basato sullo stato di disagio personale del ricorrente. La difesa lo aveva presentato come un fattore meritevole di considerazione per un trattamento sanzionatorio più mite. La Corte, tuttavia, ha sposato la linea dei giudici di merito, offrendo una lettura opposta e non illogica: quel disagio, lungi dal costituire un elemento attenuante, rappresentava il principale fattore che aveva spinto l’imputato a dedicarsi ad attività criminose. In altre parole, il disagio è stato visto come la causa del reato, non come una sua attenuazione.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte Suprema si fondano su due pilastri. In primo luogo, il rispetto di un consolidato principio giurisprudenziale: le circostanze attenuanti generiche non sono un diritto dell’imputato ma una facoltà discrezionale del giudice, il cui diniego è giustificato se non emergono elementi positivi di valutazione. In secondo luogo, la logicità della decisione della Corte d’Appello, che ha correttamente valorizzato i precedenti penali specifici dell’imputato e ha interpretato il suo disagio personale non come una circostanza attenuante, ma come la radice della sua scelta criminale. Questa interpretazione, secondo la Cassazione, non presenta vizi logici e si allinea con un approccio rigoroso alla concessione del beneficio.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame offre un chiaro monito: per sperare nella concessione delle circostanze attenuanti generiche, non è sufficiente lamentare una condizione di difficoltà o fare leva sull’assenza di aggravanti. È necessario che la difesa fornisca al giudice elementi concreti e positivi, come un comportamento processuale collaborativo, un’effettiva resipiscenza, o azioni volte a riparare il danno. La condizione di disagio personale, se vista come la causa diretta del reato, rischia di essere un’arma a doppio taglio, rafforzando la percezione di una propensione a delinquere piuttosto che mitigare la responsabilità penale. La decisione si conclude con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, a causa dell’inammissibilità del suo ricorso.

È sufficiente non avere precedenti penali (essere incensurati) per ottenere le circostanze attenuanti generiche?
No. Secondo la giurisprudenza consolidata, soprattutto dopo la riforma del 2008, la sola incensuratezza non è più un elemento sufficiente. Il giudice deve valutare la presenza di elementi di segno positivo per concedere il beneficio.

Perché il disagio personale dell’imputato non è stato considerato un’attenuante in questo caso?
La Corte ha ritenuto, con motivazione non illogica, che lo stato di disagio personale non fosse un elemento per ridurre la colpevolezza, ma al contrario costituisse il principale fattore che aveva indotto l’imputato a commettere il reato.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile e non si ravvisa un’assenza di colpa nel ricorrente, quest’ultimo viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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