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Attenuanti generiche: quando i precedenti le negano

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto. L’imputato lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando come la concessione di tale beneficio non sia automatica. La valutazione negativa basata sui precedenti penali, la recidiva e la pericolosità sociale dell’imputato è stata ritenuta una motivazione sufficiente e logica per negare le attenuanti generiche, rientrando nel potere discrezionale del giudice.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Attenuanti Generiche: La Cassazione Conferma il “No” in Caso di Precedenti Penali

L’applicazione delle attenuanti generiche rappresenta uno degli aspetti più delicati del processo penale, poiché affida al giudice un ampio potere discrezionale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini di questo potere, specialmente quando l’imputato ha un passato criminale. La Suprema Corte ha stabilito che la presenza di precedenti penali e la pericolosità sociale sono elementi sufficienti per negare il beneficio, senza che sia necessaria una disamina di ogni singolo elemento a favore o sfavore dell’imputato.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna per furto aggravato, emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e successivamente confermata dalla Corte di Appello di Napoli. All’imputato era stata inflitta una pena di nove mesi di reclusione e 200 euro di multa.

L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione nella sentenza d’appello. La critica si concentrava specificamente sulla decisione dei giudici di non concedere le attenuanti generiche, ritenendo la pena eccessiva.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Secondo gli Ermellini, la decisione della Corte di Appello era correttamente motivata e priva di vizi logici. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il quale può basare la sua decisione anche su una valutazione sintetica degli elementi previsti dall’art. 133 del codice penale.

Le Motivazioni: Il Ruolo delle attenuanti generiche e il Potere del Giudice

La Corte ha spiegato che il diniego delle attenuanti generiche era ampiamente giustificato. I giudici di merito avevano correttamente valorizzato elementi negativi specifici, quali:

* I precedenti penali dell’imputato: Questi sono stati considerati un chiaro indice della sua inclinazione a delinquere.
* La recidiva reiterata: La circostanza che l’imputato avesse commesso nuovi reati dopo precedenti condanne ha pesato in modo significativo.
* La personalità negativa e la pericolosità sociale: La valutazione complessiva della condotta e della storia criminale dell’imputato ha portato a un giudizio negativo sulla sua personalità.
* La gravità del fatto: Anche la natura del reato commesso è stata un fattore rilevante.

La Cassazione ha sottolineato che, a seguito delle modifiche normative all’art. 62-bis del codice penale, le attenuanti generiche non sono più un riconoscimento quasi automatico, ma assumono una “valenza premiale”. Ciò significa che la loro concessione richiede una motivazione specifica che evidenzi elementi positivi meritevoli di un trattamento sanzionatorio più mite. Nel caso di specie, non solo mancavano tali elementi positivi, ma erano presenti plurimi fattori negativi.

Il giudice non è tenuto a esaminare analiticamente ogni singolo elemento dedotto dalle parti, ma è sufficiente che motivi la sua decisione facendo riferimento agli aspetti ritenuti decisivi. In questo caso, i precedenti penali e la personalità dell’imputato sono stati considerati così rilevanti da superare qualsiasi altro potenziale elemento a favore.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale rigoroso. Per un imputato con precedenti penali, ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche è un percorso in salita. Non basta l’assenza di ulteriori elementi negativi; è necessario che emergano concreti e specifici elementi positivi che giustifichino una riduzione della pena. La decisione della Cassazione riafferma la centralità della valutazione discrezionale del giudice di merito, il quale ha il dovere di commisurare la pena non solo alla gravità del reato, ma anche alla personalità e alla storia criminale del reo, al fine di valutarne la pericolosità sociale.

Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso?
La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile perché la motivazione della Corte di Appello, nel negare le attenuanti generiche, era logica, coerente e basata su elementi concreti come i precedenti penali e la pericolosità sociale dell’imputato. La decisione rientrava pienamente nel potere discrezionale del giudice di merito e non presentava vizi sindacabili in sede di legittimità.

La concessione delle attenuanti generiche è un diritto dell’imputato?
No. La sentenza chiarisce che le attenuanti generiche non sono un diritto, ma un beneficio con “valenza premiale”. La loro concessione non è automatica e richiede una specifica motivazione basata su elementi positivi che la giustifichino. La sola assenza di elementi sfavorevoli non è sufficiente per ottenerle.

Quali fattori sono stati decisivi per negare le attenuanti generiche in questo caso?
I fattori decisivi sono stati la personalità negativa dell’imputato, i suoi numerosi precedenti penali, la recidiva reiterata, la gravità del fatto e la conseguente valutazione di una sua inclinazione a delinquere e pericolosità sociale. Questi elementi sono stati ritenuti sufficienti per escludere il beneficio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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