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Attenuanti generiche negate per precedenti penali

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza e altri reati. La Corte ha negato sia la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei tre precedenti penali specifici che configurano un’abitualità nel reato, sia le attenuanti generiche. La decisione di negare le attenuanti generiche è stata motivata dall’assenza di elementi positivi e dalla gravità della condotta, caratterizzata da imprudenza e disprezzo per la sicurezza altrui.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Attenuanti Generiche: Quando i Precedenti Penali Chiudono la Porta

La concessione delle attenuanti generiche rappresenta uno strumento fondamentale per la personalizzazione della pena, ma non è un diritto automatico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce come i precedenti penali specifici e la modalità della condotta possano costituire un ostacolo insormontabile per l’imputato. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti del Processo

Il caso riguarda un individuo condannato in primo grado e in appello per reati previsti dal Codice della Strada (guida in stato di ebbrezza aggravata) e dalla legge sulle armi. L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando due vizi principali: la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e il diniego delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.).

La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero errato nel valutare la sua posizione, meritando un trattamento sanzionatorio più mite. Tuttavia, la Suprema Corte ha respinto completamente le sue argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile.

La Decisione della Corte di Cassazione sulle attenuanti generiche

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato. La decisione si basa su due pilastri argomentativi distinti, uno per ciascun motivo di ricorso, entrambi ancorati a principi giurisprudenziali consolidati. La Corte ha confermato la decisione della Corte d’Appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni fornite dalla Corte sono chiare e seguono un percorso logico rigoroso, basato sull’interpretazione delle norme e sulla giurisprudenza esistente.

L’Esclusione della “Particolare Tenuità del Fatto”

Il primo punto affrontato riguarda l’art. 131-bis c.p. La Corte evidenzia che a carico del ricorrente risultavano ben tre precedenti penali per reati della stessa indole. Questo dato è stato decisivo. La norma, infatti, esclude l’applicazione del beneficio nel caso di “comportamento abituale”.

La Corte ha richiamato la fondamentale sentenza delle Sezioni Unite (n. 13861/2016, Tushaj), che ha chiarito come il comportamento sia da considerarsi abituale quando l’autore ha commesso almeno altri due reati, oltre a quello per cui si procede. La presenza di tre precedenti ha quindi integrato quella “serialità di comportamenti” che la legge considera ostativa alla concessione del beneficio, rendendo la decisione dei giudici di merito del tutto corretta.

Il Diniego delle Attenuanti Generiche

Sul secondo motivo, relativo al diniego delle attenuanti generiche, la Corte ha ribadito un principio consolidato. A seguito della riforma dell’art. 62-bis c.p. del 2008, per la concessione di tali attenuanti non è più sufficiente la sola incensuratezza. Al contrario, il giudice può legittimamente negarle basando la sua decisione sull’assenza di elementi o circostanze di segno positivo.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello non solo ha rilevato l’assenza di elementi positivi, ma ha anche valorizzato forti elementi negativi:
1. I precedenti penali specifici: questi dimostrano una propensione a violare la legge, contraria a ogni valutazione favorevole.
2. La modalità della condotta: descritta come improntata a “plateale imprudenza e disprezzo per l’altrui incolumità”, la condotta ha manifestato un elevato disvalore, costituendo un forte elemento ostativo al beneficio.

La motivazione, dunque, è stata ritenuta logica e conforme ai principi giurisprudenziali, rendendo il ricorso anche su questo punto inammissibile.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame conferma un orientamento rigoroso della giurisprudenza di legittimità. La presenza di precedenti penali specifici non solo può configurare l’abitualità che preclude l’applicazione dell’art. 131-bis c.p., ma costituisce anche un elemento di disvalore che, unito a una condotta pericolosa, giustifica pienamente il diniego delle attenuanti generiche. Questa decisione sottolinea che i benefici di legge non sono concessioni automatiche, ma richiedono l’assenza di indicatori negativi significativi nella storia e nel comportamento dell’imputato.

Quando un comportamento viene considerato ‘abituale’ ai fini dell’esclusione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.)?
Secondo l’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza Tushaj), il comportamento è abituale quando l’autore ha commesso almeno altri due reati oltre a quello per cui si sta procedendo, integrando una serialità di condotte penalmente rilevanti.

È sufficiente l’assenza di elementi positivi per negare le attenuanti generiche a un imputato?
Sì, la giurisprudenza consolidata, soprattutto dopo la riforma del 2008, stabilisce che il giudice può legittimamente negare le attenuanti generiche motivando la decisione con la semplice assenza di elementi o circostanze di segno positivo da valorizzare a favore dell’imputato.

Perché la Corte di Cassazione ha considerato la condotta dell’imputato un ostacolo al riconoscimento delle attenuanti generiche?
La Corte ha ritenuto che le modalità della condotta, descritte come caratterizzate da ‘plateale imprudenza e disprezzo per l’altrui incolumità’, costituissero un forte elemento di disvalore. Questo, unito ai precedenti penali specifici, ha rappresentato un elemento ostativo al riconoscimento del beneficio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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