Attenuante Danno Patrimoniale: Non Basta il Basso Valore nella Rapina
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha riaffermato un principio cruciale in materia di reati contro la persona e il patrimonio. La discussione verte sulla possibile applicazione dell’attenuante danno patrimoniale al delitto di rapina. La decisione sottolinea come la natura stessa della rapina, che lede non solo la proprietà ma anche la sfera personale della vittima, imponga una valutazione del danno molto più ampia del semplice valore economico del bottino.
I Fatti di Causa
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un uomo condannato per rapina nei precedenti gradi di giudizio. La sua difesa si basava su due argomentazioni principali: in primo luogo, si chiedeva una riqualificazione del fatto da rapina a furto con strappo, previsto dall’art. 624-bis del codice penale. In secondo luogo, si invocava il riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, contemplata dall’art. 62 n. 4 del codice penale, sostenendo che il valore della refurtiva fosse esiguo.
I giudici di merito avevano già respinto tali richieste, ma la difesa ha deciso di portare la questione dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione.
L’Analisi della Cassazione sull’Attenuante Danno Patrimoniale
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo una motivazione chiara e in linea con il suo orientamento consolidato. I giudici hanno smontato le argomentazioni difensive punto per punto, evidenziando l’infondatezza delle richieste.
La Ripetitività dei Motivi e la Ricostruzione dei Fatti
Innanzitutto, la Corte ha osservato che i motivi del ricorso non erano altro che una pedissequa reiterazione di quanto già discusso e rigettato dalla Corte d’Appello. La richiesta di riqualificare il reato, inoltre, si traduceva in una proposta di ricostruzione alternativa dei fatti, un’operazione che esula dalle competenze della Corte di Cassazione, la quale è giudice di legittimità e non di merito.
La Natura Plurioffensiva del Reato di Rapina
Il punto centrale della decisione riguarda la non applicabilità dell’attenuante danno patrimoniale nel modo in cui era stata prospettata. La Cassazione ha ricordato che il delitto di rapina è un reato plurioffensivo. Questo termine tecnico significa che il reato non offende un solo bene giuridico (il patrimonio), ma molteplici. Nel caso della rapina, vengono lesi contemporaneamente:
1. Il patrimonio: attraverso la sottrazione del bene mobile.
2. La libertà personale e l’integrità fisica e morale della vittima: attraverso l’uso della violenza o della minaccia.
Questa duplice natura del reato è fondamentale per comprendere la decisione della Corte.
Le Motivazioni della Decisione
La Suprema Corte ha spiegato che, per valutare la sussistenza dell’attenuante del danno di speciale tenuità in un reato come la rapina, non è sufficiente considerare solo il ‘modestissimo valore del bene mobile sottratto’. È invece ‘necessario valutare anche gli effetti dannosi connessi alla lesione della persona contro cui la violenza o la minaccia sono state esercitate’.
In altre parole, anche se l’oggetto rubato ha un valore economico irrisorio, la violenza o la paura inflitte alla vittima costituiscono un danno significativo che impedisce di considerare l’offesa complessiva come ‘di speciale tenuità’. Il danno alla persona, alla sua sicurezza e alla sua integrità morale, ha un peso preponderante che non può essere ignorato. La Corte ha richiamato una sua precedente sentenza (Sez. 2, n. 28269 del 31/05/2023) per rafforzare questo principio ormai consolidato.
Conclusioni
L’ordinanza in esame consolida un importante principio di diritto: nella valutazione della gravità di un reato plurioffensivo come la rapina, la prospettiva non può essere meramente patrimoniale. La protezione della persona prevale sulla valutazione economica del bene sottratto. Di conseguenza, l’applicazione dell’attenuante danno patrimoniale diventa eccezionale e richiede una valutazione complessiva che tenga conto di tutti gli effetti dannosi del reato, inclusi quelli, spesso più gravi, subiti dalla vittima sul piano personale. La decisione serve da monito: la violenza contro la persona non può mai essere considerata un danno di lieve entità.
Perché non è stata concessa l’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità?
Perché il reato di rapina è plurioffensivo, cioè lede non solo il patrimonio ma anche l’integrità fisica e morale della vittima. La Corte ha stabilito che la valutazione del danno non può limitarsi al solo valore economico del bene rubato, ma deve includere gli effetti della violenza o della minaccia sulla persona offesa.
Cosa significa che un ricorso è dichiarato inammissibile?
Significa che la Corte non entra nel merito della questione perché il ricorso è privo dei requisiti richiesti dalla legge. In questo caso, i motivi sono stati giudicati come una semplice ripetizione di argomentazioni già respinte e come un tentativo di far riesaminare i fatti, cosa non consentita in sede di legittimità.
Qual è la differenza fondamentale tra furto e rapina secondo questa ordinanza?
La differenza risiede nell’offesa a beni giuridici diversi. Mentre il furto lede principalmente il patrimonio, la rapina, attraverso l’uso della violenza o della minaccia, lede anche la libertà e l’integrità fisica e morale della persona, rendendola un reato molto più grave e complesso.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 43545 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 43545 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 29/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a GRAVINA DI PUGLIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 06/06/2023 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
CONSIDERATO IN FATTO E IN DIRITTO
letto il ricorso di COGNOME NOME, ritenuto che i due motivi oggetto di ricorso, che deducono violazione di legge e vizio di motivazione rispettivamente in ordine alla mancata riqualificazione del delitto di rapina in quello di cui all’art. 624-bis cod. pen. ed il mancat riconoscimento della circostanza attenuante di cui all’art. 62 n. 4 cod. pen., non sono consentiti perché fondati su doglianze che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelle già dedotte in appello e puntualmente disattese dalla corte di merito (cfr. pagg. 3-4 della sentenza impugnata) e che, pertanto, hanno ricevuto una risposta congrua ed esaustiva in sede di merito in cui sono state disattese con motivazione non censurabile in questa sede perché puntualmente ancorata alle emergenze fattuali e, comunque, corretta in diritto; mentre il primo motivo si risolve nella prospettazione di una ricostruzione alternativa dell’episodio, il secondo motivo si scontra con l’orientamento assolutamente prevalente e consolidato della giurisprudenza di questa Corte, secondo cui la sua configurabilità in relazione al delitto di rapina postula non soltanto il modestissimo valore del bene mobile sottratto, essendo necessario valutare anche gli effetti dannosi connessi alla lesione della persona contro cui la violenza o la minaccia sono state esercitate, attesa la natura plurioffensiva del delitto, lesivo non solo del patrimonio, ma anche della libertà e dell’integrità fisica e morale della persona aggredita per la realizzazione del profitto (cfr., cos .1, Sez. 2 – , n. 28269 del 31/05/2023, Conte, Rv. 284868 – 01) su cui la sentenza impugnata ha motivato in termini non sindacabili in questa sede di legittimità (cfr., in particolare pag. 10 della sentenza impugnata); Corte di Cassazione – copia non ufficiale
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle dichiara inammissibile spese processuali e della somma di euro tremila ammende. in favore della Cassa delle
Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2024
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Il Consigliere Estensore
Il Presid nte