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Attenuante danno lieve: quando si applica allo spaccio?

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per spaccio, chiarendo i criteri per l’applicazione dell’attenuante danno lieve. La valutazione non si limita alla somma di denaro sequestrata, ma deve considerare la pericolosità complessiva della condotta, come il numero di cessioni e il tipo di sostanza. La decisione del giudice di merito, se ben motivata, non è censurabile in sede di legittimità.

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Pubblicato il 22 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Attenuante Danno Lieve nello Spaccio: Non Basta una Somma Esigua

L’applicazione dell’attenuante danno lieve (art. 62, n. 4 c.p.) nei reati di spaccio di stupefacenti è un tema complesso, che richiede una valutazione attenta da parte del giudice. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito i principi consolidati, chiarendo che la modesta quantità di denaro sequestrata non è, da sola, sufficiente per il riconoscimento di tale circostanza. Analizziamo insieme la decisione per comprendere meglio i criteri applicativi.

Il Caso in Esame: Spaccio e Condanna nei Primi Gradi

Un individuo veniva condannato sia in primo grado che in appello per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, ai sensi dell’art. 73 del d.P.R. 309/1990. La condanna si basava su prove concrete: le forze dell’ordine avevano assistito direttamente (de visu) a ben otto episodi di cessione prima di intervenire. All’imputato veniva inflitta una pena di 8 mesi di reclusione e 900 euro di multa.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato decideva di ricorrere alla Corte di Cassazione, basando la sua difesa su tre motivi principali:

1. Errata esclusione dell’uso personale: Si contestava la qualificazione del fatto come spaccio, sostenendo che la sostanza fosse destinata al consumo personale.
2. Insufficienza di prove: Si lamentava una condanna basata su una modesta somma di denaro e sull’assenza di materiale per il confezionamento.
3. Mancato riconoscimento dell’attenuante danno lieve: Si criticava la decisione dei giudici di merito di non applicare l’attenuante prevista dall’art. 62, n. 4 c.p., in relazione all’esiguità della somma sequestrata, che peraltro non sarebbe stata interamente provento di spaccio.

La Valutazione della Cassazione sull’attenuante danno lieve

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo tutte le doglianze. I primi due motivi sono stati giudicati generici, in quanto non affrontavano specificamente le motivazioni della sentenza d’appello, che poggiavano sulla prova schiacciante degli otto episodi di vendita osservati direttamente. Tale accertamento di fatto non è, per sua natura, rivalutabile in sede di legittimità.

Il cuore della pronuncia risiede, tuttavia, nella reiezione del terzo motivo, quello relativo all’attenuante danno lieve.

Le Motivazioni: Analisi della ‘Speciale Tenuità’ del Danno

La Corte ha spiegato in modo approfondito perché l’attenuante non fosse applicabile nel caso di specie. Richiamando una giurisprudenza consolidata, ha sottolineato che la valutazione della “speciale tenuità” del danno non può essere limitata al solo aspetto patrimoniale, ovvero al valore economico del profitto o del danno causato.

Perché l’attenuante possa trovare applicazione, è necessaria una valutazione complessiva che tenga conto di tutti i parametri indicati dall’art. 133 c.p. In particolare, il giudice deve considerare congiuntamente:

* L’entità del lucro: Il profitto conseguito o perseguito dall’autore del reato.
* L’evento dannoso o pericoloso: La gravità dell’offesa al bene giuridico tutelato dalla norma.

Nel contesto dello spaccio di stupefacenti, ciò significa che il giudice non può fermarsi alla modesta somma di denaro rinvenuta, ma deve analizzare anche il tipo e la quantità delle sostanze, le modalità dell’azione e la pericolosità complessiva della condotta. Nel caso in esame, i giudici di merito avevano correttamente escluso la “speciale tenuità” del danno proprio alla luce di una valutazione unitaria che considerava l’evento pericoloso nel suo complesso, inclusa la serialità delle cessioni.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa pronuncia conferma un principio fondamentale: nei reati di spaccio, l’attenuante danno lieve non è un automatismo legato al basso valore del denaro o della sostanza sequestrata. La decisione è rimessa all’apprezzamento del giudice di merito, il quale deve condurre un’analisi globale del fatto, bilanciando il danno patrimoniale con la pericolosità sociale della condotta. Se questa valutazione è sorretta da una motivazione logica e congrua, come nel caso di specie, non può essere messa in discussione davanti alla Corte di Cassazione. Per la difesa, ciò significa che per sperare nel riconoscimento di tale attenuante, è necessario fornire elementi che dimostrino la minima offensività del fatto in tutti i suoi aspetti, e non solo sotto il profilo meramente economico.

Per ottenere l’attenuante del danno di lieve entità in un reato di spaccio, è sufficiente che la somma di denaro sequestrata sia modesta?
No, non è sufficiente. La Corte di Cassazione ha chiarito che la valutazione deve essere complessiva e non può limitarsi al solo aspetto patrimoniale. È necessario che sia l’entità del lucro che l’evento dannoso o pericoloso siano di ‘speciale tenuità’.

Quali elementi considera il giudice per concedere l’attenuante del danno lieve (art. 62, n. 4 c.p.)?
Il giudice deve considerare unitariamente tutti i parametri dell’art. 133 del codice penale, includendo quindi non solo il lucro del reo, ma anche il tipo e la quantità della sostanza, le modalità della condotta e la pericolosità complessiva del fatto.

Perché i primi due motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e inammissibili?
Perché non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata, la quale si basava su una constatazione di fatto (otto episodi di cessione osservati direttamente dagli agenti) che, essendo un accertamento di merito, non è rivalutabile dalla Corte di Cassazione in sede di legittimità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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