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Assistenza giudiziaria: sequestro su conti non indicati

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro su un conto bancario non esplicitamente elencato in una richiesta internazionale di assistenza giudiziaria. La Corte ha stabilito che se la richiesta è formulata come ‘aperta’, utilizzando espressioni come ‘con particolare riferimento a’, autorizza implicitamente l’estensione del sequestro ad altri beni correlati, senza necessità di una successiva integrazione formale della richiesta.

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Pubblicato il 22 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Assistenza Giudiziaria: Sequestro Legittimo Anche su Conti non Elencati

Nell’ambito della cooperazione internazionale, l’assistenza giudiziaria tra Stati rappresenta uno strumento fondamentale per la repressione dei reati. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto cruciale riguardante l’esecuzione dei sequestri richiesti da autorità estere, stabilendo che un sequestro può essere legittimo anche se riguarda beni non specificamente elencati nella domanda, a patto che la richiesta sia formulata in modo ‘aperto’.

I Fatti del Caso: Una Richiesta dalla Svizzera

Il caso ha origine da una domanda di assistenza giudiziaria internazionale inviata dalle autorità del Canton Ticino alla Procura della Repubblica italiana. La richiesta mirava a identificare e sequestrare valori patrimoniali e documentazione relativi a diverse relazioni bancarie intestate a un soggetto presso un istituto di credito italiano. La rogatoria elencava specifici conti, ma utilizzava la formula ‘con particolare riferimento a’, lasciando intendere che l’elenco potesse non essere esaustivo.

La Procura italiana, procedendo all’esecuzione, disponeva il sequestro non solo dei conti esplicitamente menzionati, ma anche di un ulteriore conto corrente emerso durante gli accertamenti. Solo due giorni dopo il sequestro, perveniva dall’autorità svizzera un’ulteriore comunicazione che menzionava specificamente anche quest’ultimo conto.

Le Doglianze del Ricorrente

L’interessato impugnava il provvedimento, sollevando due questioni principali:
1. Carenza di potere: Il sequestro del conto non indicato nella richiesta originaria sarebbe stato eseguito in assenza di una valida e preesistente richiesta dell’autorità straniera.
2. Errata interpretazione: La richiesta svizzera non poteva essere interpretata come ‘aperta’ e, pertanto, non poteva legittimare la ricerca e il sequestro di beni non espressamente indicati.

L’Importanza dell’interpretazione nella assistenza giudiziaria

Il Tribunale del Riesame, in prima battuta, confermava la legittimità del sequestro. La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione, chiamata a decidere sulla corretta interpretazione della portata di una rogatoria internazionale e sui poteri dell’autorità giudiziaria italiana nell’eseguirla.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. I giudici hanno chiarito che, per ragioni di coerenza logica, era necessario invertire l’ordine di esame dei motivi.

Le Motivazioni

Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione della richiesta di assistenza. La Corte ha stabilito che la formula ‘con particolare riferimento a’ non aveva un carattere tassativo, ma meramente indicativo. Questa formulazione, definita ‘aperta’ ed ‘elastica’, implicitamente autorizzava l’autorità italiana a estendere le indagini e il conseguente sequestro anche a conti non espressamente elencati, ma comunque riconducibili al medesimo soggetto e pertinenti all’indagine europea.

Di conseguenza, anche il primo motivo di ricorso è stato respinto. Se la richiesta originaria era già di per sé ‘aperta’, non vi era alcuna carenza di potere da parte della Procura. Il sequestro del conto aggiuntivo era pienamente legittimo sin dall’inizio. L’atto successivo proveniente dalla Svizzera non è stato considerato una ratifica postuma o una richiesta di estensione, ma una ‘semplice formalizzazione’ di un potere che l’autorità italiana già deteneva in virtù della natura della prima richiesta.

Le Conclusioni

Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale in materia di cooperazione giudiziaria: l’autorità giudiziaria dello Stato richiesto ha il potere e il dovere di interpretare la domanda di assistenza per garantirne l’efficacia, nel rispetto dei principi del proprio ordinamento. Una richiesta formulata in termini non rigidi conferisce all’autorità che la esegue un margine di azione funzionale all’accertamento dei fatti, consentendo di colpire tutti i beni pertinenti al reato, anche se non puntualmente identificati dall’inizio. Questo approccio garantisce che le procedure di assistenza internazionale non siano vanificate da un formalismo eccessivo, ma possano raggiungere concretamente i loro obiettivi investigativi.

Un sequestro può essere eseguito su un conto corrente non specificamente menzionato in una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale?
Sì, a condizione che la richiesta sia formulata in modo ‘aperto’. La sentenza chiarisce che l’uso di espressioni come ‘con particolare riferimento a’ rende la lista dei conti indicativa e non tassativa, legittimando l’estensione del sequestro ad altri conti riconducibili allo stesso soggetto.

Se un’autorità straniera invia una seconda comunicazione che include un conto già sequestrato, questo atto ‘sana’ il sequestro precedente?
No, secondo la Corte, non si tratta di una ‘sanatoria’ o di una ‘ratifica’. Se la richiesta originaria era ‘aperta’, il sequestro era già legittimo. L’atto successivo è considerato una mera ‘semplice formalizzazione’ e non un’integrazione necessaria.

Chi ha la competenza a valutare la legittimità di un sequestro eseguito in Italia su richiesta estera?
La competenza spetta all’autorità giudiziaria italiana. È compito del giudice italiano verificare la sussistenza delle condizioni per l’adozione e il mantenimento della misura, utilizzando gli strumenti di controllo previsti dall’ordinamento nazionale, come il riesame.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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