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Articolo 391-ter c.p.: uso cellulari in carcere

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per la violazione dell’Articolo 391-ter c.p., relativo all’accesso indebito a dispositivi di comunicazione. La Corte ha chiarito che il reato si configura non solo per l’introduzione di telefoni dall’esterno, ma per il semplice utilizzo non autorizzato all’interno del carcere. È stata inoltre confermata l’applicazione della recidiva a causa della gravità delle modalità del fatto, sintomatiche di una elevata pericolosità sociale del soggetto.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’uso indebito di dispositivi in carcere

La recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti sull’applicazione dell’Articolo 391-ter c.p., una norma cruciale per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza negli istituti penitenziari. Il caso analizzato riguarda un detenuto sorpreso a utilizzare un dispositivo di comunicazione non autorizzato, sollevando questioni interpretative sulla natura del possesso e dell’uso di tali strumenti.

La configurabilità del reato secondo la Cassazione

Uno dei punti centrali della decisione riguarda la definizione di utilizzo indebito. La difesa sosteneva che il reato non fosse configurabile se il dispositivo non proveniva direttamente dall’esterno. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno respinto questa tesi, affermando che l’Articolo 391-ter c.p. punisce l’uso illecito del mezzo di comunicazione all’interno della struttura, indipendentemente dalla sua origine materiale.

Il concetto di uso non autorizzato

L’illiceità della condotta risiede nella violazione sistematica delle regole che governano la vita detentiva. Anche qualora il dispositivo fosse già presente all’interno dell’istituto, il suo impiego da parte di un soggetto non autorizzato integra pienamente la fattispecie penale. Questo perché la norma mira a impedire comunicazioni non filtrate che potrebbero favorire attività criminose o minare la disciplina carceraria.

La valutazione della recidiva e della pericolosità

Un altro aspetto rilevante dell’ordinanza riguarda la conferma della recidiva. La Corte territoriale aveva già evidenziato come le modalità del fatto fossero indice di una accresciuta pericolosità sociale. La Cassazione ha confermato tale impostazione, ritenendo che la violazione consapevole delle restrizioni carcerarie dimostri una spiccata attitudine a delinquere e un rifiuto delle regole di convivenza civile.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Le motivazioni si basano sulla coerenza logica della sentenza di appello, che ha correttamente interpretato il concetto di uso indebito. I giudici hanno sottolineato che la condotta del detenuto non è stata un episodio isolato, ma un atto sintomatico di una personalità refrattaria al trattamento rieducativo. La gravità del comportamento ha reso inevitabile l’applicazione dell’aggravante della recidiva, confermando la necessità di una risposta sanzionatoria rigorosa.

Le conclusioni

In conclusione, la decisione ribadisce un principio di tolleranza zero verso l’uso di tecnologie non autorizzate in carcere. L’Articolo 391-ter c.p. viene interpretato in modo estensivo per garantire che nessun detenuto possa eludere i controlli sulle comunicazioni. Oltre alla condanna penale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle ammende, a dimostrazione delle pesanti conseguenze legali derivanti da tali condotte.

Quando si configura il reato di uso di telefoni in carcere?
Il reato si configura ogni volta che un detenuto utilizza indebitamente un dispositivo di comunicazione, indipendentemente dal fatto che sia stato introdotto dall’esterno o reperito internamente.

Cosa si intende per uso indebito di un dispositivo in istituto?
Si riferisce a qualunque utilizzo non autorizzato dalle autorità, volto a eludere le restrizioni sulle comunicazioni imposte dal regime detentivo.

Perché viene applicata la recidiva in questi casi?
La recidiva viene applicata quando le modalità della violazione dimostrano una maggiore pericolosità sociale del soggetto e una persistente volontà di infrangere le regole.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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