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Articolo 35-ter ordinamento penitenziario: la guida

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità di un ricorso relativo all’Articolo 35-ter ordinamento penitenziario. Un detenuto contestava le condizioni di permanenza in alcuni istituti, ma basava le sue lamentele su fatti di cronaca e articoli di giornale, cercando un riesame nel merito vietato in sede di legittimità.

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Pubblicato il 20 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’applicazione dell’Articolo 35-ter ordinamento penitenziario

Il tema dei diritti dei detenuti è centrale nel nostro sistema giuridico, e l’Articolo 35-ter ordinamento penitenziario rappresenta uno degli strumenti principali per garantire il ristoro in caso di condizioni detentive non conformi agli standard minimi di dignità. Tuttavia, la recente ordinanza della Corte di Cassazione mette in luce i rigorosi confini entro cui questo strumento può essere azionato, specialmente nel passaggio ai gradi superiori di giudizio.

I fatti del caso

La vicenda trae origine da un reclamo proposto da un soggetto detenuto avverso un’ordinanza del Magistrato di sorveglianza. Il ricorrente richiedeva l’applicazione dei benefici previsti dall’Articolo 35-ter ordinamento penitenziario, riferendosi a periodi di detenzione trascorsi in due diversi istituti penitenziari. Dopo il rigetto del reclamo da parte del Tribunale di Sorveglianza competente, il detenuto si è rivolto alla Suprema Corte lamentando un vizio di motivazione. In particolare, la difesa sosteneva che le relazioni dell’amministrazione penitenziaria, su cui si era basata la decisione, fossero smentite da dati fattuali esterni, fatti notori e persino articoli di stampa che descrivevano condizioni critiche nelle carceri interessate.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno analizzato il ricorso giungendo a una conclusione netta: l’inammissibilità. La Corte ha rilevato che le doglianze presentate non riguardavano violazioni di legge o mancanze logiche insanabili nella motivazione del provvedimento impugnato, ma miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti. Nel giudizio di Cassazione, infatti, non è possibile introdurre nuovi elementi di prova o chiedere un riesame dell’accertamento di merito già compiuto dai giudici territoriali.

I limiti dell’Articolo 35-ter ordinamento penitenziario

L’aspetto cruciale della sentenza riguarda l’insufficienza del richiamo a fatti generici o notizie di cronaca per ribaltare le conclusioni basate sulle relazioni ufficiali dell’amministrazione penitenziaria. Sebbene l’Articolo 35-ter ordinamento penitenziario sia volto a riparare i danni da sovraffollamento o trattamenti inumani, la prova di tali condizioni deve essere specifica e deve essere stata adeguatamente discussa nelle fasi di merito. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del Tribunale di Sorveglianza se quest’ultimo ha fornito una spiegazione logica e aderente agli atti.

Le motivazioni

Le motivazioni del rigetto risiedono nella natura stessa del ricorso per Cassazione. La Corte ha sottolineato che contestare i contenuti di una relazione amministrativa basandosi su articoli di giornale costituisce una deduzione di merito, preclusa in sede di legittimità. Il vizio di motivazione è stato ritenuto inesistente in quanto il tribunale aveva correttamente esaminato gli elementi a sua disposizione. La Corte ha inoltre ribadito che il tentativo di forzare un riesame fattuale porta inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, quantificata in questo caso in tremila euro.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza conferma che la tutela prevista dall’Articolo 35-ter ordinamento penitenziario richiede una difesa tecnica puntuale sin dal primo grado. Non è possibile sperare in un ribaltamento della decisione in Cassazione basandosi su elementi esterni o suggestioni mediatiche se non si riesce a dimostrare un errore palese di diritto o una totale assenza di motivazione nel provvedimento impugnato. La decisione serve da monito per i professionisti del settore sulla necessità di ancorare le istanze risarcitorie a prove documentali solide e tempistiche processuali corrette, evitando ricorsi destinati all’inammissibilità.

Cosa succede se il ricorso per il risarcimento detenzione viene basato solo su notizie di cronaca?
Il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile se non supportato da prove specifiche inerenti al caso del singolo detenuto, poiché i giudici di legittimità non possono valutare fatti non accertati nei gradi precedenti.

È possibile contestare in Cassazione la relazione dell’amministrazione penitenziaria?
No, non è possibile contestare il contenuto fattuale della relazione in sede di Cassazione per ottenere un nuovo accertamento del merito, poiché tale verifica è riservata esclusivamente al Magistrato e al Tribunale di Sorveglianza.

Quali sono i costi per un ricorso inammissibile sull’articolo 35-ter?
Oltre al pagamento delle spese processuali, il ricorrente può essere condannato a versare una somma alla Cassa delle ammende, che in questo caso specifico è stata stabilita in tremila euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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