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Art. 493-ter c.p.: inammissibilità del ricorso

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il reato di indebito utilizzo di strumenti di pagamento, previsto dall’Art. 493-ter c.p. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché l’imputato si è limitato a riproporre le medesime contestazioni di fatto già esaminate e respinte dalla Corte d’Appello. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità basandosi sulla regolare registrazione dell’imputato in una struttura alberghiera tramite documenti validi. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una motivazione logica e non contraddittoria, il giudizio di merito non può essere oggetto di revisione in sede di legittimità.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Art. 493-ter c.p.: i limiti del ricorso in Cassazione

L’applicazione dell’Art. 493-ter c.p., relativo all’indebito utilizzo e alla falsificazione di strumenti di pagamento diversi dai contanti, rappresenta un tema centrale nel diritto penale moderno. Recentemente, la Suprema Corte di Cassazione ha affrontato un caso in cui la difesa ha tentato di contestare la valutazione delle prove effettuata nei gradi di merito, portando a importanti chiarimenti sui confini del giudizio di legittimità.

Il caso e la condanna in appello

La vicenda trae origine dalla condanna di un imputato per il reato previsto dall’Art. 493-ter c.p., confermata dalla Corte d’Appello di Napoli. L’accusa riguardava l’utilizzo non autorizzato di strumenti di pagamento. Un elemento chiave emerso durante il processo di merito è stato l’identificazione certa del soggetto, avvenuta tramite la regolare registrazione presso una struttura ricettiva dove l’imputato aveva esibito i propri documenti d’identità originali.

La contestazione della difesa

Il ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una presunta errata valutazione delle prove da parte dei giudici di merito. In particolare, la difesa mirava a ottenere una nuova valutazione degli elementi fattuali che avevano portato all’affermazione della responsabilità penale. Tuttavia, tale strategia si è scontrata con i limiti strutturali del ricorso per cassazione.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla natura stessa del giudizio di legittimità. I giudici hanno rilevato che il motivo proposto dall’imputato era meramente reiterativo delle censure già formulate in appello. Secondo la Corte, quando i giudici di merito forniscono una spiegazione logica, coerente e priva di vizi giuridici, la loro valutazione dei fatti diventa insindacabile. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva correttamente evidenziato come l’ingresso in hotel con documenti non contraffatti costituisse una prova solida dell’identità del reo e della sua condotta riconducibile all’Art. 493-ter c.p. Il ricorso è stato quindi giudicato inammissibile perché non evidenziava violazioni di legge, ma richiedeva impropriamente un terzo grado di merito.

Le conclusioni

Le conclusioni della Corte di Cassazione ribadiscono un principio fondamentale: il ricorso non può limitarsi a una generica contestazione dei fatti già accertati. La dichiarazione di inammissibilità ha comportato per il ricorrente non solo la conferma della condanna, ma anche l’onere delle spese processuali e il versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione sottolinea l’importanza di basare i ricorsi su vizi di legittimità reali, evitando la semplice riproposizione di argomenti fattuali già ampiamente dibattuti e risolti nei precedenti gradi di giudizio.

Quali condotte punisce l’Art. 493-ter c.p.?
Punisce chiunque utilizzi indebitamente carte di credito o di pagamento, oppure le falsifichi o ne possieda di falsificate o di provenienza illecita.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione ripropone solo questioni di fatto?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, poiché la Cassazione non può riesaminare le prove ma solo verificare la corretta applicazione della legge.

Quali sono i costi di un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese del procedimento e, solitamente, di una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle Ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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