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Art. 4 bis: la Cassazione annulla per mancata applicazione

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava misure alternative a un detenuto per reati aggravati da finalità mafiose. La motivazione del rigetto si basava sulla mancata collaborazione con la giustizia secondo il vecchio testo dell’art. 4 bis ord. pen. La Cassazione ha stabilito che il giudice avrebbe dovuto applicare la nuova e più favorevole normativa (introdotta dal D.L. 162/2022), che consente di superare la presunzione di pericolosità anche in assenza di collaborazione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.

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Pubblicato il 20 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Art. 4 bis: Obbligo di Applicare la Legge Più Favorevole Anche Senza Collaborazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28394 del 2024, è intervenuta su un tema cruciale dell’esecuzione penale: l’applicazione dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario. Questa norma, nota come “ostativa”, regola l’accesso ai benefici penitenziari per i condannati per reati gravi. La recente modifica legislativa ha cambiato le carte in tavola, e questa pronuncia chiarisce l’obbligo per i giudici di applicare la nuova disciplina, se più favorevole, anche ai procedimenti in corso.

I Fatti del Caso: Il Diniego del Tribunale di Sorveglianza

Il caso ha origine dal ricorso di un detenuto, condannato per reati aggravati dalla finalità di agevolare un’organizzazione mafiosa. Le sue istanze per ottenere misure alternative alla detenzione erano state dichiarate inammissibili dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli. La motivazione del rigetto si fondava su un presupposto rigido: i reati commessi rientravano nella cosiddetta “prima fascia” dell’art. 4 bis, per i quali l’accesso ai benefici era subordinato alla collaborazione con la giustizia. Il Tribunale aveva constatato che il detenuto non aveva collaborato e che non vi erano elementi per ritenere tale collaborazione impossibile o inesigibile.

Il Ricorso in Cassazione basato sul nuovo art. 4 bis

La difesa del detenuto ha presentato ricorso per cassazione, lamentando un’erronea applicazione della legge e un vizio di motivazione. Secondo il ricorrente, il Tribunale non aveva considerato il buon comportamento tenuto durante i tre anni di detenzione e il suo marginale coinvolgimento nei fatti. Soprattutto, la difesa ha sostenuto che il giudice non avesse tenuto conto dei principi introdotti dalla nuova normativa sull’art. 4 bis (D.L. n. 162 del 2022), che ha modificato le condizioni per il superamento della presunzione di pericolosità.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato su un punto preliminare e decisivo: la mancata applicazione della legge sopravvenuta più favorevole. I giudici supremi hanno osservato che, sebbene l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza fosse stata emessa dopo l’entrata in vigore della riforma dell’art. 4 bis, la sua motivazione era ancora ancorata al vecchio impianto normativo. Il Tribunale, infatti, aveva continuato a considerare la collaborazione con la giustizia come l’unica via per superare l’ostatività, ignorando le nuove disposizioni che consentono di accedere ai benefici anche in assenza di collaborazione, a patto che siano presenti altri elementi idonei a escludere la pericolosità sociale del condannato. Questo errore di diritto ha reso la decisione illegittima.

Le Conclusioni: Annullamento con Rinvio

La Corte ha quindi disposto l’annullamento dell’ordinanza impugnata. Il procedimento è stato rinviato al Tribunale di Sorveglianza di Napoli, che dovrà riesaminare la richiesta del detenuto applicando il nuovo testo dell’art. 4 bis. Questa nuova valutazione dovrà essere più complessa e articolata, tenendo conto di tutti gli elementi previsti dalla legge riformata per valutare il superamento della presunzione di pericolosità, al di là della sola collaborazione con la giustizia. La sentenza riafferma un principio fondamentale: il giudice ha il dovere di applicare la legge vigente al momento della decisione, specialmente quando questa risulta più favorevole per l’imputato o il condannato.

Perché il Tribunale di Sorveglianza aveva inizialmente respinto la richiesta di misure alternative?
La richiesta è stata respinta perché i reati contestati erano aggravati dalla finalità mafiosa, rientrando così nella disciplina ostativa dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario. Secondo il Tribunale, in base alla vecchia normativa, l’unico modo per ottenere i benefici era collaborare con la giustizia, cosa che il richiedente non aveva fatto.

Qual è il motivo principale per cui la Corte di Cassazione ha annullato la decisione?
La Cassazione ha annullato la decisione perché il Tribunale di Sorveglianza ha erroneamente omesso di applicare la nuova versione dell’art. 4 bis, introdotta con il d.l. n. 162 del 2022. Questa nuova legge, essendo più favorevole, avrebbe dovuto essere applicata e consente di superare la presunzione di pericolosità anche in assenza di collaborazione, sulla base di altri elementi.

Cosa succede ora dopo la sentenza della Cassazione?
Il provvedimento impugnato è stato annullato e il caso è stato rinviato al Tribunale di Sorveglianza di Napoli per un nuovo giudizio. Il Tribunale dovrà ora riesaminare la richiesta del detenuto applicando correttamente la nuova e più favorevole disciplina dell’art. 4 bis.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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