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Appropriazione indebita: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per appropriazione indebita di documenti e somme di denaro. Il Lavoratore aveva presentato ricorso, sostenendo la mancanza di dolo e l’intervenuta prescrizione del reato. Tuttavia, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che il ricorso si limitasse a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la condanna per appropriazione indebita è stata confermata, e il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 35435 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 2 n. 35435/2022)

La Cassazione e l’Appropriazione Indebita: Quando il Ricorso non Basta

Il reato di appropriazione indebita rappresenta una violazione della fiducia e della proprietà altrui. Questo articolo analizza una recente sentenza della Corte di Cassazione che chiarisce i limiti del ricorso e le conseguenze per chi è accusato di appropriazione indebita. La vicenda riguarda un Lavoratore condannato per aver trattenuto documenti e denaro che non gli appartenevano. La sua difesa ha cercato di ribaltare la condanna, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti.

Il Caso: Accuse di Appropriazione Indebita di Beni e Denaro

Il Lavoratore era stato condannato per appropriazione indebita. Le accuse riguardavano la mancata restituzione di documenti a diversi individui e di somme di denaro significative. In particolare, un Cliente aveva consegnato al Lavoratore una procura generale e 220.000 euro per investimenti. Il Lavoratore, invece, aveva utilizzato questi fondi per scopi personali e associativi, come il pagamento di debiti e il sostegno alla sua famiglia. Nonostante avesse inizialmente versato piccole somme come ‘remunerazione dell’investimento’, questi pagamenti erano cessati dopo la denuncia.

Le Argomentazioni della Difesa contro l’Appropriazione Indebita

La difesa del Lavoratore ha presentato diversi argomenti per contestare la condanna. Per quanto riguarda i documenti, ha sostenuto di aver restituito gli originali e di aver trattenuto solo delle fotocopie. Ha anche affermato di essere sempre stato disponibile alla restituzione, previa un elenco dettagliato dei beni. La difesa ha inoltre eccepito la mancanza di dolo (l’intenzione di commettere il reato) nel comportamento del Lavoratore. Secondo la difesa, egli riteneva di agire legittimamente e nell’interesse del Cliente, in conformità con la procura generale. Infine, è stata sollevata l’eccezione di prescrizione del reato, sostenendo che il termine per l’estinzione del reato fosse già scaduto al momento della sentenza.

La Valutazione dei Giudici di Merito

I giudici di primo e secondo grado avevano respinto le argomentazioni della difesa. Hanno evidenziato che la mancata restituzione dei documenti era stata provata dalle testimonianze. Hanno ritenuto irrilevante che i documenti fossero originali o copie, dato il loro valore per le persone offese, che avevano dovuto richiederli nuovamente altrove. Per quanto riguarda il denaro, i giudici hanno accertato che il Lavoratore aveva utilizzato i fondi per scopi diversi da quelli previsti, violando la destinazione specifica. Hanno quindi riconosciuto la sussistenza del dolo, cioè l’intenzione del Lavoratore di appropriarsi del denaro. La condotta sistematica del Lavoratore ha anche impedito la concessione delle attenuanti generiche.

Perché il Ricorso in Cassazione è Stato Dichiarato Inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile. Questo significa che la Suprema Corte non ha nemmeno esaminato nel merito le questioni sollevate dalla difesa. La ragione di questa decisione risiede nel fatto che il ricorso si limitava a riproporre pedissequamente (cioè, in modo identico) le stesse censure già presentate in appello. La difesa non aveva preso in considerazione le argomentazioni specifiche con cui la Corte d’Appello aveva respinto i motivi precedenti. Un ricorso in Cassazione deve invece confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata, indicando errori logici o violazioni di legge. Se un ricorso non rispetta questo principio di specificità, viene dichiarato inammissibile.

Le Motivazioni della Cassazione sull’Appropriazione Indebita

La Cassazione ha ribadito che la difesa non aveva confutato adeguatamente le motivazioni della Corte d’Appello. Per i documenti, non era chiaro come il Lavoratore potesse sostenere di aver restituito gli originali e trattenuto le fotocopie, se poi queste ultime non erano state trovate. La mancata restituzione era stata confermata da testimonianze. Per il denaro, la Corte ha sottolineato che l’uso dei fondi per scopi personali o associativi, anziché per investimenti come pattuito, dimostrava chiaramente l’intenzione di invertire il titolo del possesso e trarre un ingiusto profitto, configurando l’appropriazione indebita. Anche l’eccezione di prescrizione è stata respinta. La Cassazione ha confermato che i reati si erano consumati in date precise, legate alle richieste di restituzione, e che i termini di prescrizione non erano ancora scaduti al momento della decisione.

Le Conclusioni e le Conseguenze dell’Inammissibilità

La dichiarazione di inammissibilità del ricorso ha avuto conseguenze dirette per il Lavoratore. La condanna per appropriazione indebita, già pronunciata nei gradi precedenti, è diventata definitiva. Questo significa che il Lavoratore dovrà scontare la pena stabilita e affrontare le relative conseguenze legali. Inoltre, la Corte di Cassazione ha condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione aggiuntiva è stata imposta in considerazione della manifesta infondatezza e della scarsa specificità dei motivi del ricorso. La sentenza sottolinea l’importanza di presentare ricorsi ben argomentati e specifici, che si confrontino efficacemente con le decisioni dei giudici precedenti.

Che cos’è il reato di appropriazione indebita?
L’appropriazione indebita si verifica quando una persona, che già detiene legalmente un bene mobile altrui (ad esempio, per custodia o per un incarico specifico), decide di trattenerlo per sé o di usarlo come se fosse proprio, senza averne il diritto, traendone un profitto ingiusto.

Perché il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le argomentazioni presentate dalla difesa erano una mera ripetizione di quelle già proposte e respinte nei gradi di giudizio precedenti. Un ricorso in Cassazione deve invece confrontarsi in modo specifico con le motivazioni della sentenza impugnata, indicando errori di diritto o vizi logici, e non limitarsi a riproporre fatti già valutati.

Quali sono le conseguenze per chi vede il proprio ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile, la sentenza di condanna precedente diventa definitiva. Inoltre, la parte che ha proposto il ricorso viene condannata al pagamento delle spese processuali e, in caso di colpa nella determinazione dell’inammissibilità, anche al pagamento di una somma in favore della Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Appropriazione indebita
Il reato che si verifica quando qualcuno si impossessa di un bene mobile altrui, che già deteneva per un altro motivo, e lo usa come se fosse proprio, traendone un profitto ingiusto.
Inammissibilità
Una decisione del giudice che impedisce l'esame del merito di un ricorso o di un'azione legale, spesso perché non rispetta i requisiti formali o è manifestamente infondato.
Dolo
L'intenzione di commettere un reato, la volontà consapevole di realizzare l'azione illecita e di accettarne le conseguenze.
Prescrizione
L'estinzione di un reato o di un diritto per il decorso di un certo periodo di tempo stabilito dalla legge, senza che sia intervenuta una sentenza definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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