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Appropriazione indebita: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una professionista condannata per appropriazione indebita ai danni di un cliente. I motivi di ricorso sono stati ritenuti una mera riproposizione di argomenti già esaminati e respinti in appello, focalizzandosi sull’abuso del rapporto fiduciario come elemento chiave del reato. La Corte ha confermato la valutazione sulla pena e sul diniego delle attenuanti generiche, ritenendole adeguatamente motivate.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Appropriazione Indebita: Quando l’Abuso di Fiducia Rende il Ricorso Inammissibile

L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione affronta un caso di appropriazione indebita scaturito da un rapporto fiduciario tra un professionista e il suo cliente. La pronuncia è di particolare interesse non solo per il merito della questione, ma soprattutto perché delinea con chiarezza i confini dell’ammissibilità del ricorso per cassazione, sanzionando la genericità e la mera riproposizione di motivi già discussi nei precedenti gradi di giudizio.

I Fatti del Caso: un Rapporto Fiduciario Tradito

Il caso ha origine dalla condotta di una professionista accusata di aver distratto cospicue somme di denaro dal conto corrente di un suo cliente. L’imputata, approfittando della fiducia accordatale e degli scarsi controlli da parte della persona offesa, aveva prelevato i fondi con la scusa di dover provvedere al pagamento rateizzato di un debito tributario del cliente. In realtà, tali somme non sono mai state destinate allo scopo dichiarato. L’imputata stessa aveva confermato di essersi “accollata” la quota dovuta all’Agenzia delle Entrate, sostenendo però di averla compensata con presunti crediti professionali vantati nei confronti del cliente.

I Motivi del Ricorso e la Decisione della Cassazione

La difesa dell’imputata ha presentato ricorso in Cassazione basato su quattro motivi principali:
1. Sussistenza del reato e attendibilità della parte civile: La difesa contestava la configurabilità del reato di appropriazione indebita e l’attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa.
2. Mancata applicazione delle attenuanti generiche: Si lamentava il diniego delle circostanze attenuanti generiche.
3. Eccessività della pena: Si contestava la misura della pena inflitta, ritenuta sproporzionata.

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile, respingendo ogni doglianza.

L’Appropriazione indebita e la genericità dei motivi di ricorso

I primi due motivi sono stati giudicati inammissibili perché considerati una “pedissequa reiterazione” di argomenti già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito. La Cassazione ribadisce un principio fondamentale: il ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse questioni, ma deve contenere una critica argomentata e specifica al provvedimento impugnato. Nel merito, la Corte sottolinea che l’elemento centrale del reato di appropriazione indebita, in questo contesto, è proprio l’abuso del rapporto fiduciario. Le dichiarazioni della vittima, inoltre, avevano trovato pieno riscontro sia nella documentazione acquisita sia nelle stesse ammissioni dell’imputata.

La Valutazione della Pena e le Attenuanti Generiche

Anche i motivi relativi alle attenuanti e alla quantificazione della pena sono stati ritenuti manifestamente infondati. Per quanto riguarda le attenuanti generiche, la Suprema Corte ricorda che il giudice di merito non è tenuto a esaminare analiticamente tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli, ma è sufficiente che motivi la sua decisione facendo riferimento agli aspetti ritenuti decisivi. In questo caso, la motivazione del diniego era stata considerata logica e adeguata.
Sulla presunta eccessività della pena, la Cassazione riafferma il principio consolidato secondo cui la graduazione della sanzione rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito, il quale deve esercitarla seguendo i criteri degli artt. 132 e 133 del codice penale. Nel caso di specie, la pena è stata giustificata in modo congruo, facendo riferimento alla gravità dei fatti, desunta dall’entità delle somme sottratte, e all’intensità del dolo.

Le Motivazioni della Corte

Le motivazioni della Corte si fondano su principi cardine del processo penale di legittimità. In primo luogo, viene sanzionata la mancanza di specificità dei motivi di ricorso, che si limitavano a ripetere censure già respinte, omettendo di confrontarsi criticamente con la ratio decidendi della sentenza d’appello. In secondo luogo, viene confermato che l’abuso di un rapporto fiduciario è l’elemento qualificante che integra il delitto di appropriazione indebita, rendendo irrilevanti tentativi di giustificazione basati su presunte compensazioni non provate. Infine, la Corte ribadisce che la valutazione sulla concessione delle attenuanti e sulla misura della pena, se correttamente motivata dal giudice di merito senza illogicità manifeste, non è sindacabile in sede di legittimità.

Conclusioni

L’ordinanza offre importanti spunti di riflessione. Insegna che un ricorso per cassazione, per avere possibilità di successo, deve essere specifico e criticare puntualmente le argomentazioni della sentenza impugnata, non potendosi risolvere in una sterile riproposizione di temi già trattati. Sottolinea inoltre la gravità della violazione dei doveri fiduciari, che costituisce il nucleo del disvalore penale nel reato di appropriazione indebita. La decisione conferma la solidità dei principi giurisprudenziali in materia di ammissibilità del ricorso e di discrezionalità del giudice di merito nella commisurazione della pena.

Quando un ricorso in Cassazione viene considerato inammissibile?
Secondo la pronuncia, un ricorso è inammissibile quando si risolve nella ‘pedissequa reiterazione’ di motivi già dedotti e respinti nel grado di appello, omettendo di formulare una critica argomentata e specifica contro la sentenza impugnata.

Qual è l’elemento chiave per configurare il reato di appropriazione indebita in un rapporto fiduciario?
L’elemento determinante è l’abuso della relazione fiduciaria da parte dell’imputato, il quale, approfittando della fiducia e degli scarsi controlli della persona offesa, distrae somme di denaro per scopi personali.

Il giudice deve considerare tutti gli elementi a favore dell’imputato per concedere le attenuanti generiche?
No, la Corte chiarisce che non è necessario. Per motivare il diniego delle attenuanti generiche, è sufficiente che il giudice faccia riferimento agli elementi ritenuti decisivi o rilevanti, senza dover prendere in considerazione tutti gli aspetti favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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