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Appropriazione indebita: querela necessaria dal 2023

Una professionista del settore legale era stata accusata di aver sottratto fondi destinati ai propri clienti, subendo un sequestro preventivo. La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente il sequestro, stabilendo un principio fondamentale sulla procedibilità del reato di appropriazione indebita. A seguito della Riforma Cartabia, anche se aggravata, l’azione penale per questo reato richiede la querela della persona offesa, salvo eccezioni specifiche non presenti nel caso di specie. La mancanza di querela ha reso l’azione improcedibile.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Appropriazione Indebita: Dopo la Riforma Cartabia, la Querela è (Quasi) Sempre Necessaria

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24305/2024) ha fatto luce su un aspetto cruciale della procedibilità del reato di appropriazione indebita, specialmente alla luce delle modifiche introdotte dalla Riforma Cartabia. Il caso riguardava una professionista legale accusata di aver trattenuto per sé somme di denaro destinate ai propri clienti. La decisione della Suprema Corte ha annullato un sequestro preventivo, stabilendo che, in assenza di querela, l’azione penale non poteva procedere, nonostante la presenza di aggravanti.

I fatti del caso: un avvocato e i fondi dei clienti

Il procedimento nasceva da un’indagine a carico di una legale del foro pugliese. L’accusa iniziale di peculato era stata riqualificata in truffa ai danni dello Stato per le somme percepite a titolo di spese legali e in appropriazione indebita per le indennità destinate ai suoi clienti in procedure di liquidazione. A seguito di ciò, era stato disposto un sequestro preventivo per oltre 22.000 euro.

La difesa ha impugnato il provvedimento, sostenendo un punto di diritto fondamentale: il reato di appropriazione indebita, anche se aggravato dall’abuso del rapporto professionale e dalla rilevante entità del danno, non era più procedibile d’ufficio. Secondo la tesi difensiva, mancando la querela delle persone offese, l’azione penale non avrebbe potuto essere esercitata per la parte di somme sottratte ai privati, pari a circa 15.000 euro.

La questione della procedibilità dell’appropriazione indebita

Il cuore della questione giuridica risiedeva nell’interpretazione delle nuove norme sulla procedibilità introdotte dalla Riforma Cartabia (D.Lgs. n. 150/2022). Prima di questa riforma, la presenza di alcune aggravanti, come il danno patrimoniale di rilevante gravità, rendeva il reato di appropriazione indebita procedibile d’ufficio, ovvero senza la necessità di una querela da parte della vittima.

Il Tribunale del riesame, in prima battuta, aveva rigettato l’istanza della difesa, ritenendo che la doppia aggravante (abuso della relazione professionale e gravità del danno) fosse sufficiente a giustificare la procedibilità d’ufficio. Tuttavia, la difesa ha portato la questione dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che tale interpretazione non fosse più corretta alla luce del nuovo quadro normativo.

Le motivazioni della Cassazione: l’impatto della Riforma Cartabia

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribaltando la decisione del Tribunale. I giudici hanno chiarito che il provvedimento impugnato si basava su un “erroneo assunto giuridico”.

La successione delle leggi nel tempo

Un punto decisivo è stato l’arco temporale dei fatti. Le condotte contestate si erano protratte fino al 13 gennaio 2023, una data successiva all’entrata in vigore delle nuove norme sulla procedibilità (30 dicembre 2022). Di conseguenza, si doveva applicare il nuovo e più favorevole regime giuridico, che richiede la querela per procedere.

Aggravanti comuni vs. aggravanti a effetto speciale

La Corte ha spiegato che la Riforma Cartabia ha modificato l’articolo 649-bis del codice penale. La nuova formulazione prevede la procedibilità d’ufficio per l’appropriazione indebita solo in due casi: se ricorrono circostanze aggravanti “a effetto speciale” (che comportano un aumento di pena superiore a un terzo) o se la persona offesa è incapace per età o infermità. Le aggravanti contestate nel caso di specie – l’abuso di prestazione d’opera (art. 61 n. 11 c.p.) e il danno di rilevante gravità (art. 61 n. 7 c.p.) – sono considerate “comuni” e non “a effetto speciale”. Pertanto, la loro presenza non è più sufficiente a far scattare la procedibilità d’ufficio.

Le conclusioni: cosa cambia per vittime e professionisti

La sentenza ha annullato senza rinvio l’ordinanza del riesame e il decreto di sequestro, limitatamente all’importo di € 15.701,34 relativo all’appropriazione indebita ai danni dei clienti privati, disponendone la restituzione. Questa decisione sottolinea un cambiamento fondamentale: per il reato di appropriazione indebita, la regola generale è ora la procedibilità a querela. Le vittime di questo reato devono quindi attivarsi tempestivamente, presentando una formale querela entro i termini di legge (solitamente tre mesi dal giorno della notizia del fatto) per consentire alla giustizia di fare il suo corso. Per i professionisti, questa sentenza ribadisce l’importanza della correttezza e della trasparenza nella gestione dei fondi altrui, ma allo stesso tempo definisce con maggiore precisione i presupposti processuali per l’avvio di un’azione penale.

Dopo la Riforma Cartabia, l’appropriazione indebita aggravata è sempre procedibile d’ufficio?
No. La sentenza chiarisce che, a seguito della modifica dell’art. 649-bis c.p., l’appropriazione indebita è procedibile d’ufficio solo se ricorrono circostanze aggravanti a effetto speciale (diverse dalla recidiva) o se la persona offesa è incapace. Le aggravanti comuni, come l’abuso di una relazione professionale o il danno di rilevante entità, non rendono più il reato procedibile d’ufficio.

Cosa succede se il reato è stato commesso in parte prima e in parte dopo l’entrata in vigore della riforma?
La Corte ha applicato il principio del favor rei, ovvero la legge più favorevole all’imputato. Poiché la condotta illecita si è protratta fino a dopo l’entrata in vigore della nuova norma (30 dicembre 2022), si applica il nuovo regime di procedibilità a querela. La vittima, venuta a conoscenza del fatto dopo tale data, avrebbe dovuto presentare querela per consentire l’azione penale.

Qual è stata la conseguenza pratica della decisione della Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro preventivo per la somma di 15.701,34 euro, corrispondente ai fondi che si assumevano sottratti ai clienti privati, e ne ha ordinato la restituzione all’avente diritto. Ciò perché, in assenza di querela da parte delle persone offese, l’azione penale per il reato di appropriazione indebita non poteva essere iniziata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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