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Appello sentenza di assoluzione: limiti e poteri

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45286/2023, ha chiarito i limiti dell’appello sentenza di assoluzione da parte dell’imputato e i poteri del giudice d’appello. Nel caso di specie, un imputato, assolto in primo grado dall’accusa di truffa per la presunta distrazione di un ingente finanziamento, ha visto il suo appello dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato che l’imputato non ha interesse ad appellare una sentenza di proscioglimento con formula piena. Al contrario, l’appello delle parti civili è stato accolto, con condanna dell’imputato al risarcimento del danno, previa rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in secondo grado, ritenuta obbligatoria anche ai soli fini civili.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 45286 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 2 n. 45286/2023)

L’Appello Sentenza di Assoluzione: Limiti per l’Imputato e Poteri del Giudice

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45286 del 2023, offre un’importante lezione sui meccanismi processuali che regolano l’appello sentenza di assoluzione. La pronuncia chiarisce in modo netto le differenze tra la posizione dell’imputato e quella della parte civile, delineando i confini dell’interesse ad impugnare e i poteri-doveri del giudice di secondo grado. Questo caso, nato da un’accusa di truffa per la presunta distrazione di un ingente finanziamento, diventa l’occasione per analizzare principi fondamentali della procedura penale, come il doppio grado di giudizio e la formazione della prova.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine dalla denuncia di una fondazione benefica internazionale e di un centro culturale locale. Secondo l’accusa, un soggetto avrebbe fraudolentemente deviato a proprio vantaggio una somma di oltre 5 milioni di euro, destinata dalla fondazione alla costruzione e alle attività del centro culturale. Il Tribunale di primo grado, al termine del dibattimento, aveva assolto l’imputato. Contro questa decisione, sia la difesa dell’imputato (per ottenere una formula assolutoria ancora più ampia) sia le parti civili (per vederne affermata la responsabilità) proponevano appello.

La Decisione della Corte d’Appello e l’inammissibilità dell’appello dell’imputato

La Corte d’Appello territoriale ha riformato la sentenza di primo grado, ma in un modo peculiare: ha dichiarato inammissibile l’appello dell’imputato e, accogliendo quello delle parti civili, ha affermato la responsabilità dell’imputato ai soli fini civili. Di conseguenza, lo ha condannato a un cospicuo risarcimento del danno in favore della fondazione e ha disposto una provvisionale per il centro culturale. La decisione si fondava su una rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, durante la quale erano stati sentiti nuovamente dei testimoni. L’imputato ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando molteplici violazioni di legge.

L’Appello Sentenza di Assoluzione in Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d’appello e stabilendo principi di diritto cruciali. In primo luogo, ha ribadito che l’imputato non ha un interesse giuridicamente apprezzabile a impugnare una sentenza di assoluzione pronunciata con la formula “per non aver commesso il fatto”, anche se per insufficienza di prove. La legge limita chiaramente l’appello dell’imputato alle sentenze di condanna o a quelle di proscioglimento con formule meno liberatorie (es. “il fatto non costituisce reato”).

Le Motivazioni

La Corte ha affrontato e respinto punto per punto i motivi di ricorso.

  1. Sulla costituzione delle parti civili: I giudici hanno ritenuto legittima la costituzione sia della fondazione internazionale, la cui procura era stata regolarmente legalizzata, sia del centro culturale, identificato come soggetto danneggiato diretto dalla mancata ricezione dei fondi.

  2. Sulla rinnovazione dell’istruzione in appello: La Cassazione ha sottolineato che, secondo principi consolidati (anche delle Sezioni Unite), il giudice d’appello che intende riformare una sentenza di assoluzione, anche solo ai fini civili, sulla base di una diversa valutazione dell’attendibilità di una prova dichiarativa, ha l’obbligo di procedere a una nuova audizione dei testimoni. Questo per garantire il principio di immediatezza e del contraddittorio. Tale potere-dovere sussiste anche d’ufficio, cioè anche se non espressamente richiesto dalle parti.

  3. Sulla configurabilità della truffa: È stato chiarito che il reato di truffa sussiste anche quando la vittima del raggiro (la fondazione indotta in errore sul reale destinatario dei fondi) è un soggetto diverso dal danneggiato finale (il centro culturale che non ha ricevuto il finanziamento). È sufficiente che esista un rapporto tra i due, in forza del quale la disposizione patrimoniale di uno provoca un danno all’altro.

Conclusioni

La sentenza in esame consolida tre principi cardine. Primo, l’appello sentenza di assoluzione è una prerogativa quasi esclusiva dell’accusa e della parte civile, mentre per l’imputato è precluso in caso di formule assolutorie piene. Secondo, il diritto alla rinnovazione della prova in appello è una garanzia fondamentale quando si intende ribaltare un’assoluzione, anche se la condanna è limitata agli effetti civili. Terzo, la struttura del delitto di truffa è flessibile e può coprire anche situazioni complesse in cui chi subisce l’inganno non è lo stesso soggetto che patisce il danno patrimoniale, a patto che un nesso giuridico o fattuale li colleghi.

Un imputato assolto in primo grado può sempre appellare la sentenza?
No. Secondo l’art. 593 cod.proc.pen., l’imputato non può appellare le sentenze di assoluzione “perché il fatto non sussiste” o “perché l’imputato non lo ha commesso”, anche se pronunciate per insufficienza o contraddittorietà della prova (art. 530, comma 2, cod.proc.pen.). L’appello è consentito solo contro le sentenze di condanna o di proscioglimento con formule diverse e meno ampiamente liberatorie.

Cosa può fare l’imputato se ritiene illegittima la costituzione della parte civile che ha appellato la sua assoluzione?
L’imputato, anche se assolto in primo grado, può riproporre le questioni relative alla ritualità della costituzione di parte civile nel giudizio di appello. Può farlo chiedendo al giudice di appello di dichiarare inammissibile il gravame della parte civile, sostenendo che sia stato proposto da un soggetto non legittimato.

Il giudice d’appello è obbligato a rinnovare l’istruzione dibattimentale se riforma una sentenza di assoluzione ai soli fini civili?
Sì. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che il giudice di appello che intende riformare una sentenza assolutoria sulla base di un diverso apprezzamento dell’attendibilità di una prova dichiarativa (come una testimonianza) ha l’obbligo di rinnovare l’istruzione dibattimentale, anche d’ufficio. Questo principio si applica anche quando la riforma avviene ai soli fini civili, per garantire il principio di immediatezza.

Termini giuridici

Provvisionale
Una somma di denaro che il giudice, in un processo penale, può ordinare all'imputato di pagare alla parte civile come anticipo sul risarcimento del danno, in attesa della sua quantificazione definitiva in sede civile.
Inammissibilità
Una sanzione processuale che impedisce l'esame nel merito di un atto (come un appello) perché privo dei requisiti richiesti dalla legge, ad esempio perché proposto da chi non ne ha diritto o fuori dai termini.
Costituzione di parte civile
L'atto con cui la persona danneggiata da un reato chiede di partecipare al processo penale per ottenere il risarcimento dei danni subiti.
Gravame
Termine generico che indica un mezzo di impugnazione, come l'appello o il ricorso per cassazione, proposto contro un provvedimento del giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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