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Appello PM misura cautelare: il riesame è totale

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza che applicava una misura cautelare a un avvocato. La Corte ha stabilito che, in caso di appello del Pubblico Ministero contro il rigetto di una misura, il Tribunale del riesame deve valutare nuovamente l’intero quadro, sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari, senza limitarsi ai soli punti contestati dal PM. In questo caso, il Tribunale aveva erroneamente omesso la valutazione degli indizi, un vizio che ha portato all’annullamento con rinvio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Appello PM misura cautelare: la Cassazione chiarisce i poteri del Tribunale

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24397/2024, interviene su un tema cruciale della procedura penale: l’estensione dei poteri del giudice quando valuta un appello PM misura cautelare. La pronuncia afferma un principio fondamentale: l’appello del Pubblico Ministero contro un’ordinanza che rigetta una richiesta di misura cautelare trasferisce al Tribunale del riesame la piena conoscenza dell’intera questione, obbligandolo a una valutazione completa sia dei gravi indizi di colpevolezza sia delle esigenze cautelari.

Il Caso: da un’accusa di corruzione all’annullamento della misura

La vicenda processuale ha origine da un’indagine per corruzione in atti giudiziari. Un’avvocatessa era accusata di aver corrisposto una somma di denaro a un ufficiale giudiziario per accelerare una procedura di sfratto. Il Giudice per le indagini preliminari (GIP), pur riconoscendo la presenza di gravi indizi di colpevolezza, aveva rigettato la richiesta di misura cautelare (interdizione dalla professione forense) per assenza di esigenze cautelari.

Il Pubblico Ministero proponeva appello avverso tale decisione. Il Tribunale, accogliendo l’impugnazione, applicava la misura interdittiva. Tuttavia, nella sua motivazione, il Tribunale limitava la propria analisi alle sole esigenze cautelari, dando per scontata la sussistenza dei gravi indizi, sul presupposto, ritenuto erroneo dalla Cassazione, che la difesa non li avesse contestati.

L’analisi della Corte di Cassazione sull’appello PM misura cautelare

La Corte di Cassazione, investita del ricorso dell’indagata, ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale, evidenziando un grave vizio di motivazione e un’errata applicazione della legge processuale. Il cuore della decisione si basa sul principio dell’effetto devolutivo completo che caratterizza l’appello PM misura cautelare.

Il Tribunale della libertà, in questi casi, non agisce solo come un organo di revisione critica dei motivi di appello, ma come un giudice che deve riesaminare ex novo l’intera vicenda cautelare. La sua cognizione si estende all’intero thema decidendum, ovvero alla verifica completa di tutti i presupposti richiesti dalla legge per l’adozione di una misura restrittiva della libertà personale, come previsto dall’art. 292 c.p.p.

La mancata motivazione sui gravi indizi

Il Tribunale ha errato nel ritenere che la propria valutazione potesse essere limitata alle sole esigenze cautelari. La Cassazione ha sottolineato che il giudice dell’appello ha il potere-dovere di verificare la sussistenza di tutte le condizioni di legge (artt. 273, 274, 275 c.p.p.), inclusi i gravi indizi di colpevolezza, indipendentemente dal fatto che fossero stati o meno oggetto di specifica contestazione da parte della difesa. In questo caso, il Tribunale si è limitato a un mero richiamo di dati fattuali senza valutarne la reale capacità dimostrativa e, soprattutto, senza spiegare perché tali fatti fossero riconducibili alla specifica fattispecie di corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter c.p.).

Le Motivazioni della Sentenza

La motivazione della Cassazione è netta: l’appello del PM contro il rigetto di una richiesta cautelare investe il Tribunale di una cognizione piena. Questo significa che il giudice deve riesaminare integralmente la vicenda, verificando la puntuale sussistenza delle condizioni e dei presupposti previsti dagli articoli 273 e seguenti del codice di procedura penale. È irrilevante che la difesa non abbia contestato uno specifico profilo, come quello dei gravi indizi. Il Tribunale non può esimersi dal fornire una motivazione completa e autonoma su ogni presupposto necessario per l’applicazione della misura, compresa la qualificazione giuridica del fatto e la sua riconducibilità alla fattispecie di reato contestata, con tutti i suoi elementi costitutivi.

Le Conclusioni

Questa sentenza ribadisce un principio di garanzia fondamentale nel sistema delle misure cautelari. L’applicazione di una misura restrittiva richiede sempre una valutazione giudiziale completa, attuale e concreta di tutti i presupposti di legge. Quando il Pubblico Ministero impugna un rigetto, il Tribunale del riesame non può procedere a una valutazione parziale, ma deve farsi carico di un nuovo e autonomo giudizio sulla fondatezza della domanda cautelare nella sua interezza. L’ordinanza è stata quindi annullata e il caso rinviato al Tribunale di Salerno per un nuovo esame che tenga conto di questi imprescindibili principi.

Cosa succede quando il Pubblico Ministero appella il rigetto di una misura cautelare?
L’appello trasferisce l’intera questione al Tribunale superiore (Tribunale della libertà), il quale ha il dovere di riesaminare da capo tutti i presupposti per l’applicazione della misura, sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari.

Il Tribunale dell’appello può limitarsi a valutare solo i punti contestati dal PM?
No. Secondo la Cassazione, la sua cognizione si estende all’intero thema decidendum (l’oggetto della decisione). Deve quindi verificare autonomamente la sussistenza di tutte le condizioni previste dalla legge, anche se non specificamente contestate dalla difesa o non approfondite nell’atto di appello.

Perché la Cassazione ha annullato l’ordinanza in questo caso specifico?
L’ordinanza è stata annullata perché il Tribunale ha omesso completamente di motivare sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e sulla riconducibilità dei fatti allo specifico reato di corruzione in atti giudiziari, limitandosi a valutare le esigenze cautelari sulla base di un presupposto errato (la mancata contestazione della difesa).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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