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Appello del PM: quando è ammissibile il ricorso?

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due indagati contro l’applicazione di misure cautelari. La sentenza chiarisce che l’appello del PM non è una mera copia della richiesta iniziale se confuta in modo specifico le motivazioni del primo giudice, confermando così la legittimità delle misure disposte dal Tribunale del Riesame.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Appello del PM e Misure Cautelari: i Limiti di Ammissibilità secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46137/2023, ha affrontato una questione cruciale in materia di procedura penale: quali sono i requisiti che rendono ammissibile l’appello del PM contro un provvedimento che rigetta una richiesta di misura cautelare? La decisione sottolinea che l’appello non può essere una semplice riproposizione della richiesta iniziale, ma deve contenere una critica specifica e argomentata della decisione impugnata.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da un’indagine per reati di truffa aggravata. Il Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Alessandria aveva rigettato la richiesta di applicazione di misure cautelari nei confronti di due indagati. Il Pubblico Ministero aveva proposto appello contro tale decisione e il Tribunale del riesame di Torino, in accoglimento dell’impugnazione, aveva disposto per gli indagati l’obbligo di dimora e di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Gli indagati, tramite il loro difensore, hanno quindi presentato ricorso per cassazione, sostenendo principalmente due motivi:
1. L’inammissibilità dell’appello del PM, in quanto considerato un mero ‘clone’ della richiesta cautelare originaria, privo di una critica puntuale alle motivazioni del GIP.
2. La mancanza di motivazione sulla concretezza e attualità delle esigenze cautelari, specialmente considerando il tempo trascorso dalla commissione dei reati.

L’Appello del PM secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendoli infondati e generici. Il punto centrale della decisione riguarda proprio l’ammissibilità dell’appello del PM. I giudici hanno chiarito che, sebbene l’atto di appello potesse contenere una premessa illustrativa simile a quella della richiesta iniziale, esso aveva poi sviluppato una confutazione autonoma e argomentata delle conclusioni del GIP.

Nello specifico, il PM aveva contestato:
* L’insufficienza degli elementi raccolti secondo il primo giudice.
* L’erronea convinzione che le perquisizioni e gli arresti in flagranza fossero sufficienti a interrompere l’attività criminale.
* La gravità delle condotte, poste in essere ai danni di persone anziane.
* Il ruolo centrale di uno degli indagati, che rendeva irrilevante la sua formale incensuratezza.

Di conseguenza, l’appello non era una riproduzione pedissequa, ma si poneva in ‘diretta correlazione’ con le ragioni del diniego, rispettando così i requisiti di legge. Il Tribunale del riesame aveva quindi correttamente escluso la genericità dell’appello, ritenendolo pienamente ammissibile.

La Valutazione delle Esigenze Cautelari

La Cassazione ha inoltre confermato la correttezza della motivazione del Tribunale del riesame riguardo alle esigenze cautelari. La decisione impugnata aveva evidenziato con argomenti logici e non contraddittori elementi quali:
* La serialità e la professionalità con cui erano stati commessi i reati.
* La spregiudicatezza degli indagati, che avevano proseguito l’attività criminosa anche dopo i primi interventi degli inquirenti.
* La capacità di riorganizzarsi, ricercando nuove risorse materiali e nuovi complici.

Il Tribunale aveva anche tenuto conto del tempo trascorso, valutandolo ‘pro reis’ (a favore degli indagati) per applicare una misura meno afflittiva, senza però escludere del tutto il pericolo di reiterazione del reato.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso per cassazione avverso le ordinanze in materia di misure cautelari è consentito solo per violazione di legge o per manifesta illogicità della motivazione. Non è possibile, in sede di legittimità, proporre censure che si risolvono in una diversa valutazione degli elementi di fatto già esaminati dal giudice di merito. Nel caso di specie, i ricorsi degli indagati si limitavano a contestare genericamente la consistenza della motivazione, proponendo una lettura alternativa degli elementi a disposizione, attività preclusa in Cassazione. I ricorsi sono stati quindi dichiarati inammissibili perché proposti con motivi infondati, generici e non consentiti.

Conclusioni

La sentenza in esame offre un importante chiarimento sui requisiti di ammissibilità dell’appello del Pubblico Ministero in materia cautelare. Non è sufficiente che l’atto di appello riutilizzi parte del contenuto della richiesta originaria per essere considerato inammissibile. Ciò che conta è che l’impugnazione sviluppi una critica specifica, pertinente e argomentata contro le ragioni della decisione del primo giudice. Questa pronuncia rafforza il principio secondo cui l’impugnazione deve essere un atto dialettico, volto a confutare un provvedimento, e non una mera ripetizione di istanze già formulate.

Quando un appello del Pubblico Ministero è considerato ammissibile?
Un appello del PM è ammissibile quando non si limita a riproporre la richiesta iniziale, ma sottopone il provvedimento impugnato a una critica autonoma e argomentata, ponendosi in diretta correlazione con le ragioni che hanno portato al rigetto della prima istanza.

Il trascorrere del tempo esclude automaticamente la necessità di misure cautelari?
No. Secondo la sentenza, il tempo trascorso può essere valutato per applicare una misura meno gravosa, ma non elide del tutto le esigenze cautelari se permangono elementi concreti che indicano un rischio di reiterazione del reato, come la professionalità e la spregiudicatezza degli indagati.

Quali sono i limiti di un ricorso per cassazione in materia di misure cautelari?
Il ricorso per cassazione può essere presentato solo per denunciare la violazione di specifiche norme di legge o la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento. Non può essere utilizzato per richiedere una diversa valutazione dei fatti o degli elementi di prova già esaminati dal giudice di merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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