Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47087 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 47087 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 08/11/2023
ORDINANZA
SUI ricorso proposto da: INDIRIZZO nato a MILANO il DATA_NASCITA
avverso la senlenza del 01/03/2023 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME
Rilevato che l’imputato NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di Appel di Milano che ha confermato la sentenza del Tribunale di Milano di condanna per il reato di bancarotta fraudolenta documentale e bancarotta fraudolenta da operazioni dolose;
Letta la memoria dell’AVV_NOTAIO, per il ricorrente, che ha insistito p l’accoglimento del ricorso, non sviluppando, tuttavia, consideraz oni che incidono sull conclusioni che di seguito si riportano;
Rilevato che l’unico motivo di ricorso – con cui il ricorrente lamenta vizio di motivazi quanto alla qualifica di amministratore di fatto della società fallita riconosciuto in ca ricorrente – non è consentito dalla legge in sede di legittimità perché costituito da mer doglianze in punto di fatto, che peraltro non si confrontano con l’ampia e corrett argomentazione che la Corte distrettuale ha dedicato al tema (cfr. pagg. 7-11 della sentenza impugnata);
Militano nel senso dell’inammissibilità del ricorso, dunque, due principi di diritto più v affermati da questa Corte.
In primo luogo, quello secondo cui, nel giudizio di legittimità, non è consentito invoca una valutazione o rivalutazione degli elementi probatori al fine di trarne proprie conclusioni contrasto con quelle del giudice del merito, chiedendo alla Corte di legittimità un giudizio fatto che non le compete. Esula, infatti, dai poteri della Corte di cassazione quello di “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, i esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultan processuali (Sez. U, n. 22242 del 27/01/2011, COGNOME, Rv. 249651, in motivazione; Sez. U, n. 12 del 31/05/2000, COGNOME, Rv. 216260). Più di recente si è sostenuto che, nel giudizio di cassazione, sono precluse al Giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto po fondamento della decisione impugnata e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibil dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito 6, n. 5465 del 04/11/2020 Ud., dep. 2021, F.; Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015, COGNOME, Rv. 265482; pronunzie che trovano precedenti conformi in Sez. 5, n. 12634 del 22/03/2006, COGNOME, Rv. 233780; Sez. 1, n. 42369 del 16/11/2006, COGNOME, Rv. 235507).
In secondo luogo, viene in gioco il principio a lume del quale vanno ritenuti inammissibili motivi di ricorso per cassazione non solo quando essi risultino intrinsecamente indeterminati, ma altresì allorché difettino della necessaria correlazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato (principio ribadito da Sez. U, n, 8825 del 2:7/10/2016, dep. 2017, Galtelli, Rv. 268823).
Considerato che del pari aspecifico è il ricorso laddove investe il reato di bancarotta operazioni dolose, su cui la Corte territoriale ha ragionato a pag. 10, senza che il ricorrent confronti con lo specifico enunciato.
Considerato che, sulla bancarotta fraudolenta documentale, il ricorso è del tutto generico e tale genericità ne determina l’inammissibilità senza che la mancanza di puntualità censoria possa essere ripianata con una più compiuta illustrazione della doglianza attuata nella memoria.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, 1’8 novembre 2023.