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Allontanamento cittadino UE: la Cassazione decide

Un cittadino UE, condannato a oltre 4 anni per furto aggravato, non aveva ricevuto l’applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione. La Corte di Cassazione, su ricorso del Procuratore, ha annullato la sentenza su questo punto, stabilendo che il giudice di merito ha l’obbligo di valutare la pericolosità sociale e l’eventuale allontanamento cittadino UE per condanne superiori a due anni. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.

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Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Allontanamento cittadino UE: quando è obbligatorio dopo una condanna?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37990/2025, affronta un tema delicato: l’allontanamento cittadino UE dal territorio dello Stato a seguito di una condanna penale. La decisione chiarisce l’obbligo per il giudice di valutare l’applicazione di questa misura di sicurezza quando la pena inflitta supera una determinata soglia, anche se il reo è cittadino di un altro Stato membro dell’Unione Europea. Questo caso evidenzia l’importanza di un’attenta valutazione della pericolosità sociale dell’imputato, un passaggio che non può essere omesso.

I fatti di causa

Il caso ha origine da una sentenza del GIP del Tribunale di Mantova. Un cittadino di nazionalità rumena veniva condannato, a seguito di un rito abbreviato, alla pena di 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione e 400 euro di multa per concorso in furto aggravato e altri reati.

Nella sua decisione, il giudice di primo grado ometteva completamente di pronunciarsi sulla misura di sicurezza dell’allontanamento dal territorio dello Stato, prevista dall’articolo 235 del codice penale. Il Procuratore Generale presso la Corte d’appello di Brescia, ritenendo tale omissione un errore di diritto, impugnava la sentenza, sostenendo che la gravità dei reati e le modalità della condotta dimostrassero la pericolosità sociale dell’imputato, rendendo necessaria una valutazione sull’applicazione della misura.

L’obbligo di valutazione sull’allontanamento cittadino UE

Il fulcro della questione giuridica risiede nell’interpretazione e applicazione dell’art. 235 del codice penale, come modificato dal D.L. n. 92 del 2008. La norma stabilisce che il giudice ordina l’espulsione dello straniero o l’allontanamento del cittadino di uno Stato membro dell’UE quando questi sia condannato alla reclusione per un tempo superiore ai due anni.

La Corte di Cassazione sottolinea che, nel caso di specie, la condanna inflitta era ben superiore a tale soglia. Di conseguenza, il giudice di primo grado aveva il dovere di effettuare un accertamento specifico sulla pericolosità sociale del condannato. L’omissione di questa valutazione costituisce una violazione di legge, poiché impedisce l’applicazione di una misura che il legislatore ha previsto come conseguenza di determinate condanne.

Il ruolo della Corte di Cassazione

Pur riconoscendo la fondatezza del ricorso del Procuratore, la Suprema Corte chiarisce i limiti del proprio intervento. Essendo una Corte di legittimità, il suo compito non è quello di riesaminare i fatti o di sostituirsi al giudice di merito nelle valutazioni che implicano un’analisi della persona del reo.

La valutazione della pericolosità sociale è un tipico giudizio di merito, che richiede un esame approfondito della personalità del condannato, della sua condotta e delle circostanze del reato. Pertanto, la Cassazione non può disporre direttamente l’applicazione della misura di sicurezza, ma deve rimettere la questione al giudice competente, affinché compia l’accertamento omesso.

Le motivazioni della decisione

La Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, affermando che la sentenza impugnata doveva essere annullata. La motivazione principale si basa sull’evidente violazione dell’art. 235 c.p. Il giudice di primo grado, di fronte a una condanna superiore ai due anni di reclusione per un cittadino UE, aveva l’obbligo giuridico di procedere a un’analisi della sua pericolosità sociale al fine di decidere sull’applicazione della misura di sicurezza dell’allontanamento. Non avendolo fatto, ha omesso un passaggio decisionale imposto dalla legge. La Cassazione ha quindi ritenuto che tale omissione viziasse la sentenza, ma solo limitatamente a quel punto specifico.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza del GIP di Mantova limitatamente alla questione della misura di sicurezza. Ha rinviato il caso allo stesso Tribunale, ma in diversa composizione fisica, per un nuovo giudizio sul punto. La condanna per i reati commessi è diventata, invece, irrevocabile. Questa pronuncia ribadisce un principio fondamentale: di fronte a condanne significative a carico di cittadini UE, il giudice non può esimersi dal valutare la loro pericolosità sociale e, di conseguenza, la necessità di disporre il loro allontanamento dal territorio nazionale, garantendo così un corretto bilanciamento tra la libertà di circolazione europea e le esigenze di sicurezza dello Stato.

È sempre obbligatorio l’allontanamento dal territorio dello Stato per un cittadino UE condannato in Italia?
No. Secondo la sentenza, per un cittadino UE condannato a una pena detentiva superiore ai due anni, il giudice ha l’obbligo di valutare la sua pericolosità sociale. Solo se tale valutazione risulta positiva, il giudice ordina l’allontanamento come misura di sicurezza.

Perché la Corte di Cassazione non ha applicato direttamente la misura di sicurezza?
La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, il che significa che controlla la corretta applicazione della legge ma non può entrare nel merito dei fatti. La valutazione della pericolosità sociale è un accertamento di merito, che spetta al tribunale. Per questo, la Corte ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso a un altro giudice per questa specifica valutazione.

Cosa succede ora all’imputato?
La sua condanna a 4 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione è diventata definitiva. Tuttavia, il Tribunale di Mantova, con un nuovo collegio di giudici, dovrà celebrare un nuovo giudizio limitatamente alla questione dell’applicazione della misura di sicurezza dell’allontanamento dal territorio dello Stato, basandosi su una nuova valutazione della sua pericolosità sociale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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