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Aggravante danno patrimoniale: la valutazione per singolo reato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25658/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di reato continuato e aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità (art. 61 n. 7 c.p.). Analizzando un caso di peculato commesso da un funzionario pubblico con la complicità del figlio e di un collaboratore, la Corte ha chiarito che la valutazione della rilevante gravità del danno non deve basarsi sull’importo complessivo sottratto, ma deve essere effettuata con riferimento a ciascuna singola violazione. La sentenza è stata annullata con rinvio su questo punto specifico per una nuova determinazione della pena.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggravante danno patrimoniale: la Cassazione stabilisce la valutazione per singolo episodio

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25658 del 2024, ha affrontato una questione cruciale per i reati contro la pubblica amministrazione: come si applica l’aggravante danno patrimoniale di rilevante entità nel contesto di un reato continuato? La Corte ha fornito un’interpretazione rigorosa, stabilendo che la gravità del danno deve essere valutata su ogni singola condotta illecita e non sull’ammontare complessivo delle somme sottratte. Questa decisione ha importanti implicazioni pratiche sulla determinazione della pena.

Il Caso: Distrazione di Fondi Pubblici e Complicità

La vicenda giudiziaria trae origine dalla gestione finanziaria di un Comune. Il responsabile dell’area economica e finanziaria dell’ente è stato accusato di aver distratto ingenti somme di denaro pubblico. Le somme, invece di essere destinate a scopi istituzionali, venivano accreditate sul conto corrente del figlio attraverso l’emissione di mandati di pagamento privi di una reale causale o basati su spese fittizie. Il figlio era coimputato per concorso in peculato.

Nella stessa vicenda era coinvolto un altro dipendente comunale, incaricato di supportare l’ufficio finanziario. Quest’ultimo avrebbe aiutato il responsabile nell’utilizzo del software per la gestione contabile, concorrendo così nei reati di falso ideologico e peculato, e ricevendo in cambio circa 20.000 euro nell’arco di quattro anni.

Il Percorso Giudiziario: Dalla Condanna alla Cassazione

Il Tribunale di primo grado aveva condannato entrambi gli imputati, disponendo pene detentive e la confisca delle somme illecitamente percepite. La Corte di Appello aveva parzialmente riformato la sentenza, dichiarando prescritti alcuni dei fatti contestati e rideterminando le pene. Tuttavia, aveva confermato l’impianto accusatorio e la responsabilità degli imputati. Avverso tale decisione, le difese hanno proposto ricorso per Cassazione, sollevando diverse questioni di diritto.

Le Motivazioni della Cassazione sull’aggravante danno patrimoniale

La Suprema Corte ha esaminato attentamente i motivi di ricorso, rigettandone la maggior parte ma accogliendone uno di fondamentale importanza, relativo proprio al calcolo dell’aggravante danno patrimoniale.

La Distinzione tra Peculato e Truffa

Prima di tutto, la Corte ha ribadito la corretta qualificazione del reato come peculato e non come truffa aggravata, come sostenuto dalla difesa. La differenza sostanziale risiede nel possesso del bene: si ha peculato quando il pubblico ufficiale si appropria di denaro o beni di cui ha già la disponibilità in ragione del suo ufficio. Si ha truffa, invece, quando il soggetto attivo si procura fraudolentemente un bene che non possiede. Nel caso di specie, il funzionario comunale aveva già la disponibilità delle somme pubbliche, e i mandati di pagamento fittizi erano solo lo strumento per occultare l’appropriazione.

Il Principio Cardine sul Reato Continuato e l’Aggravante

Il punto centrale della decisione riguarda l’applicazione dell’art. 61 n. 7 c.p. (danno patrimoniale di rilevante gravità) al reato continuato. La giurisprudenza più recente, superando un precedente contrasto, ha stabilito che i reati uniti dal vincolo della continuazione mantengono la loro autonomia ai fini della valutazione delle circostanze. Di conseguenza, la valutazione sulla rilevante gravità del danno deve essere effettuata non con riguardo al danno complessivo causato dalle plurime violazioni, ma al danno patrimoniale cagionato da ogni singolo reato.

La Corte di Appello aveva erroneamente considerato l’importo totale sottratto nel corso degli anni per ritenere sussistente l’aggravante. La Cassazione ha censurato questo approccio, affermando che è necessario verificare, per ogni singola appropriazione, se l’importo fosse tale da integrare la ‘rilevante gravità’. Poiché la sentenza impugnata non forniva una disamina dei singoli episodi, la Corte ha annullato la sentenza su questo punto.

Conclusioni

La sentenza in esame ha un notevole impatto pratico. Annullando la decisione della Corte d’Appello limitatamente all’applicazione dell’aggravante danno patrimoniale, ha imposto un nuovo giudizio per la rideterminazione della pena. Il giudice del rinvio dovrà ora analizzare ogni singola operazione di distrazione di fondi per stabilire se, individualmente, essa possa essere considerata di ‘rilevante gravità’. Questo principio garantisce una maggiore aderenza al dato normativo e una valutazione più puntuale della condotta criminosa, evitando automatismi basati sulla mera somma aritmetica dei danni. La decisione riafferma che il reato continuato, pur essendo considerato unitariamente per alcuni effetti (come il calcolo della pena base), è composto da episodi che conservano la propria individualità giuridica per molti altri, incluse le circostanze aggravanti.

Come si valuta l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità in caso di reato continuato?
Secondo la Corte di Cassazione, la valutazione della rilevante gravità del danno deve essere effettuata non con riguardo al danno complessivamente causato da tutte le violazioni, ma con riferimento al danno patrimoniale cagionato da ogni singolo episodio di reato.

Qual è la differenza tra peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato?
Il peculato si configura quando il pubblico ufficiale si appropria di denaro o beni di cui ha già il possesso o la disponibilità in ragione del suo ufficio. La truffa, invece, si verifica quando il soggetto si procura fraudolentemente, tramite artifici o raggiri, il possesso di un bene che non aveva.

È possibile confiscare i profitti di un reato anche se questo è stato dichiarato prescritto?
Sì, la sentenza conferma che la confisca diretta del prezzo o del profitto del reato è possibile anche in caso di prescrizione, a condizione che vi sia stata una precedente pronuncia di condanna e che l’accertamento sulla sussistenza del reato e sulla responsabilità dell’imputato rimanga inalterato nei successivi gradi di giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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