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Affidamento terapeutico: obbligo programma recupero

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità del ricorso presentato da un condannato che richiedeva l’accesso all’affidamento terapeutico senza aver allegato il necessario programma riabilitativo individuale. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell’art. 94 d.P.R. 309/90, l’onere di presentare la documentazione terapeutica spetta al richiedente e non può essere supplito da un intervento d’ufficio del Tribunale di Sorveglianza. Inoltre, è stata respinta la richiesta di detenzione domiciliare poiché la pena residua superava il limite legale di due anni.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Affidamento terapeutico: perché il programma riabilitativo è indispensabile

L’accesso all’affidamento terapeutico rappresenta una delle opportunità più significative per il recupero sociale del condannato affetto da dipendenze. Tuttavia, la fruizione di tale beneficio non è automatica e richiede il rispetto di rigorosi requisiti documentali. Una recente decisione della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: l’istanza è inammissibile se non accompagnata dal programma riabilitativo individuale.

Il caso in esame

Un soggetto condannato ha impugnato l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibili le sue richieste di misure alternative. Nello specifico, l’interessato mirava a ottenere l’affidamento terapeutico o, in subordine, la detenzione domiciliare. Il Tribunale aveva rilevato due criticità insuperabili: la mancanza del piano di recupero e un’entità della pena residua superiore ai limiti consentiti per la detenzione domiciliare ordinaria.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, definendolo manifestamente infondato. I giudici hanno sottolineato come il ricorrente non si fosse confrontato con le motivazioni del provvedimento impugnato, limitandosi a richiami generici e inconferenti. La Cassazione ha confermato che la mancata allegazione del programma terapeutico non può essere sanata da un rinvio dell’udienza da parte del giudice, essendo un onere preciso della parte istante.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla corretta interpretazione dell’art. 94 d.P.R. 309/90. Tale norma impone che la certificazione dello stato di dipendenza e il relativo programma di recupero siano allegati all’istanza di affidamento terapeutico. La Corte ha chiarito che non spetta al Tribunale di Sorveglianza attivarsi per acquisire d’ufficio documenti che la legge pone a carico del condannato. Per quanto riguarda la detenzione domiciliare ex art. 47-ter, comma 1-bis, la decisione è stata vincolata dal dato oggettivo della pena residua: superando i due anni di reclusione, il beneficio non poteva essere legalmente concesso.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che il rigore formale nella presentazione delle istanze di sorveglianza è garanzia di legalità e correttezza processuale. Chi intende accedere all’affidamento terapeutico deve assicurarsi che la documentazione sia completa e specifica sin dal momento del deposito. La negligenza nella preparazione dell’istanza non solo conduce al rigetto della stessa, ma comporta anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, come avvenuto nel caso di specie.

Cosa succede se non si allega il programma riabilitativo alla richiesta di affidamento terapeutico?
L’istanza viene dichiarata inammissibile poiché la legge prevede l’obbligo di allegare il piano di recupero già al momento della presentazione della domanda.

Qual è il limite di pena per accedere alla detenzione domiciliare ordinaria?
Per la detenzione domiciliare prevista dall’ordinamento penitenziario, la pena residua non deve superare i due anni, salvo casi specifici previsti dalla normativa.

Il giudice di sorveglianza deve acquisire d’ufficio il programma terapeutico mancante?
No, spetta al condannato presentare tutta la documentazione necessaria a corredo dell’istanza, senza che il tribunale sia tenuto a rinviare l’udienza per colmare le lacune del ricorrente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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