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Affidamento in prova: no se si delinque di nuovo

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il diniego dell’affidamento in prova a un soggetto che, dopo aver già beneficiato in passato di misure alternative, aveva nuovamente commesso reati. La decisione si fonda sulla prognosi negativa di risocializzazione, evidenziata dalla reiterata condotta illecita, che dimostra il ‘fallimento’ dei precedenti percorsi rieducativi e giustifica una maggiore cautela nella concessione di benefici.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Affidamento in Prova: Quando la Ricaduta nel Reato Ne Causa il Diniego

L’affidamento in prova al servizio sociale rappresenta uno degli strumenti più importanti del nostro ordinamento per favorire il reinserimento sociale del condannato. Tuttavia, la sua concessione non è automatica e dipende da una valutazione prognostica positiva. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 25534/2024) ha ribadito un principio fondamentale: la ricaduta nel reato dopo aver già beneficiato di misure alternative costituisce un forte indicatore negativo che può legittimamente portare al diniego del beneficio.

I Fatti del Caso: Una Richiesta Respinta

Il caso riguarda un uomo condannato per reati commessi nel 2019. L’individuo aveva presentato istanza al Tribunale di Sorveglianza per ottenere l’affidamento in prova al servizio sociale. In passato, precisamente nel 2011 e nel 2017, aveva già usufruito di misure alternative alla detenzione, ma in entrambi i casi era tornato a delinquere poco dopo la conclusione del percorso.

La Decisione del Tribunale di Sorveglianza

Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia aveva respinto la richiesta. La decisione era basata su una valutazione complessiva che teneva conto non solo della gravità dei reati in esecuzione, ma soprattutto della storia personale del condannato. I giudici hanno evidenziato una ‘consolidata tendenza a delinquere’ e l’assenza di ‘reali spunti autocritici’. Il fatto più rilevante, però, è stato il ‘fallimento’ delle precedenti esperienze con le misure alternative, che non avevano impedito una nuova ricaduta nel crimine. Sulla base di questi elementi, il Tribunale ha formulato una prognosi negativa sull’efficacia di un nuovo percorso di affidamento in prova.

L’appello e la valutazione per l’affidamento in prova

Contro la decisione del Tribunale, il condannato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che i giudici si fossero concentrati eccessivamente sulla gravità dei fatti e sui precedenti, trascurando i segnali positivi emersi dalla relazione psico-sociale. Secondo la difesa, la valutazione era stata parziale e non aveva considerato tutti gli elementi a disposizione.

Le Motivazioni della Cassazione: Il Fallimento delle Misure Precedenti

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in pieno la logica del Tribunale di Sorveglianza. Gli Ermellini hanno chiarito che la formulazione di una prognosi positiva è un requisito imprescindibile per concedere l’affidamento in prova. Questa prognosi deve basarsi su un’analisi completa che includa tutti gli elementi, sia favorevoli che sfavorevoli.

Nel caso specifico, il punto centrale e decisivo del ragionamento non è stata la semplice esistenza di precedenti penali, ma la ‘reiterazione di condotte illecite’ avvenuta dopo aver già completato un percorso di affidamento. Questo, secondo la Corte, è un ‘chiaro sintomo di non incidenza’ del trattamento rieducativo precedente. In altre parole, se una persona ha già avuto l’opportunità di una misura alternativa e, ciononostante, è tornata a delinquere, è ragionevole e corretto che il giudice adotti una ‘maggior cautela e gradualità’ nel trattamento esecutivo futuro. Il ‘fallimento’ dei percorsi passati diventa quindi un elemento prognostico negativo di grande peso, che giustifica pienamente il diniego della misura.

Conclusioni: L’Importanza della Prognosi e della Coerenza

Questa sentenza sottolinea come la valutazione per la concessione delle misure alternative non sia un mero calcolo matematico, ma un giudizio complesso sulla personalità del condannato e sulle sue reali possibilità di risocializzazione. La fiducia che lo Stato ripone nel condannato attraverso l’affidamento in prova deve essere supportata da elementi concreti. La ricaduta nel reato dopo un’esperienza simile non può essere ignorata, poiché mina alla base la prognosi di un esito positivo di un nuovo percorso. La decisione della Cassazione riafferma la necessità di un approccio rigoroso e coerente, dove le opportunità concesse devono essere meritate e supportate da un reale cambiamento, per evitare che le misure alternative perdano la loro efficacia e il loro significato rieducativo.

È possibile ottenere l’affidamento in prova anche se si è già usufruito di misure alternative in passato?
Sì, è teoricamente possibile, ma la valutazione del giudice sarà molto più rigorosa. La ricaduta nel reato dopo una precedente misura alternativa è considerata un forte indicatore negativo che rende difficile ottenere una nuova concessione.

Qual è stato l’elemento decisivo che la Corte ha considerato per negare l’affidamento in prova?
L’elemento decisivo è stato il ‘fallimento’ delle precedenti misure alternative. La Corte ha ritenuto che la reiterazione di condotte illecite dopo aver già scontato una pena in affidamento fosse un sintomo chiaro dell’inefficacia del precedente percorso di risocializzazione, giustificando così una prognosi negativa.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta non solo la conferma della decisione impugnata, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, come in questo caso, al versamento di una somma di denaro (tremila euro) a favore della cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza dei motivi del ricorso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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