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Accesso abusivo a sistema informatico: condanna definitiva

Un sottufficiale delle forze dell’ordine ha chiesto a un collega di controllare il registro informatico delle notizie di reato della Procura per scoprire eventuali indagini a proprio carico. Il collega ha eseguito la verifica tramite la postazione di una cancelliera. La Corte di Appello ha condannato entrambi per concorso nel reato di accesso abusivo a sistema informatico, infliggendo due mesi di reclusione ciascuno. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione, sostenendo l’assenza di dolo, la legittimità della richiesta e l’intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché riproponevano questioni di fatto e ha confermato la condanna, escludendo la prescrizione e disponendo il pagamento delle spese processuali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 38769 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del controllo non autorizzato sui registri giudiziari

Un appartenente alle forze dell’ordine ha sollecitato un collega a effettuare un controllo sui registri riservati della Procura della Repubblica. L’obiettivo era verificare l’esistenza di procedimenti penali pendenti sul proprio conto. L’esecutore ha utilizzato il terminale di una funzionaria di cancelleria per interrogare la banca dati giudiziaria. La magistratura ha qualificato tale condotta come accesso abusivo a sistema informatico in concorso tra chi ha richiesto l’accertamento e chi lo ha materialmente eseguito. I giudici territoriali hanno condannato entrambi i soggetti alla pena di due mesi di reclusione.

I due condannati hanno impugnato la sentenza dinanzi ai giudici di legittimità. I ricorrenti hanno sostenuto la liceità della richiesta informativa, l’assenza di istigazione punibile e l’intervenuta estinzione del reato per prescrizione.

La responsabilità penale per accesso abusivo a sistema informatico

Il reato di accesso abusivo a sistema informatico punisce chiunque si introduce abusivamente in una banca dati protetta da misure di sicurezza o vi si mantiene contro la volontà del titolare. Il personale pubblico non può utilizzare le proprie credenziali o postazioni d’ufficio per finalità estranee al servizio.

La giurisprudenza equipara la responsabilità di chi esegue materialmente la ricerca a quella dell’istigatore. Chi commissiona un controllo illecito per interessi personali risponde a titolo di concorso morale nel reato. L’interesse privato del richiedente rende illegittima l’interrogazione delle banche dati riservate.

Il calcolo della prescrizione e i limiti del ricorso di legittimità

La difesa degli imputati ha eccepito l’estinzione dell’illecito per decorso del tempo massimo. Il computo corretto del termine prescrizionale deve tuttavia includere tutti i periodi di sospensione processuale. I giudici hanno accertato che la sentenza di secondo grado è intervenuta prima della scadenza effettiva del termine.

I motivi di impugnazione volti a ridiscutere la valutazione delle prove raccolte risultano inammissibili. Il giudizio di legittimità non consente un riesame del merito dei fatti già accertati dai giudici precedenti.

Le motivazioni sulla configurabilità del reato di accesso abusivo a sistema informatico

La Suprema Corte ha confermato la piena validità della ricostruzione operata nei gradi di merito. Le dichiarazioni fornite durante l’interrogatorio e le testimonianze acquisite hanno dimostrato la sussistenza della richiesta illecita e la materiale esecuzione della ricerca sui registri informatici protetti.

I giudici hanno chiarito che l’inammissibilità originaria del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata successivamente alla decisione di secondo grado. Un ricorso inammissibile non instaura un valido grado di giudizio.

Le conclusioni della Cassazione sulla responsabilità degli agenti

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da entrambi gli imputati. La decisione ha confermato in via definitiva la condanna a due mesi di reclusione per il reato contestato.

I ricorrenti devono pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende. L’interrogazione non autorizzata delle banche dati giudiziarie a tutela di interessi personali integra un illecito penale grave e non suscettibile di giustificazioni funzionali.

Un pubblico ufficiale può consultare liberamente le banche dati del proprio ufficio?
No, l’accesso ai registri informatici è consentito esclusivamente per ragioni di servizio e mai per scopi privati o personali.

Chi chiede a un collega di effettuare una ricerca illecita commette reato?
Sì, chi istiga o richiede un controllo non autorizzato risponde penalmente in concorso con l’esecutore materiale dell’accesso.

Un ricorso inammissibile consente di beneficiare della prescrizione maturata dopo l’appello?
No, l’inammissibilità del ricorso preclude l’estinzione del reato per prescrizione maturata dopo la pronuncia della sentenza impugnata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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