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Accertamenti tecnici irripetibili e prove DNA

La Corte di Cassazione ha confermato la validità degli accertamenti tecnici irripetibili eseguiti su tracce biologiche rinvenute sulla scena del crimine, anche in assenza delle garanzie difensive previste dall’art. 360 c.p.p., qualora al momento dell’analisi l’indagato sia ancora ignoto. Nel caso in esame, l’imputato contestava l’utilizzabilità del profilo DNA estratto dai RIS, sostenendo che la natura irripetibile dell’estrazione avrebbe richiesto il preavviso al difensore. La Suprema Corte ha stabilito che l’obbligo di avviso non sussiste se l’identificazione del soggetto avviene proprio grazie all’esito dell’accertamento tecnico, rendendo legittima l’acquisizione della prova nel fascicolo del dibattimento.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Accertamenti tecnici irripetibili: la validità del DNA contro ignoti

Gli accertamenti tecnici irripetibili rappresentano uno dei pilastri della moderna investigazione scientifica, ma la loro gestione processuale solleva spesso dubbi circa il rispetto dei diritti della difesa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i confini dell’obbligo di avviso al difensore quando si opera su tracce biologiche.

Il caso e la contestazione sulla prova genetica

La vicenda trae origine da una condanna per rapina pluriaggravata, fondata in larga parte sulla corrispondenza del profilo genetico dell’imputato con le tracce rinvenute sui reperti acquisiti dalla polizia giudiziaria. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo che l’attività di estrazione del profilo DNA fosse un atto irripetibile non garantito. Secondo questa tesi, la minima quantità di materiale biologico avrebbe dovuto imporre l’osservanza delle forme previste dall’art. 360 c.p.p., ovvero il preavviso all’indagato e al suo difensore per consentire la nomina di consulenti di parte.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità dell’operato degli inquirenti. Il punto centrale della decisione risiede nel momento in cui l’accertamento viene compiuto. Se le indagini sono ancora a carico di ignoti e il soggetto non è formalmente indagabile, il Pubblico Ministero non ha alcun obbligo di inviare avvisi difensivi. La prova genetica, sebbene ottenuta tramite atti in parte non ripetibili, è considerata formata in conformità al modello legale se l’individuazione dell’indagato avviene solo successivamente all’espletamento dell’attività tecnica.

Analisi degli accertamenti tecnici irripetibili

La giurisprudenza distingue nettamente due fasi nella gestione del DNA:
1. Estrazione del profilo: può essere irripetibile se il materiale biologico è scarso e viene consumato durante l’analisi.
2. Comparazione dei profili: è generalmente considerata un’attività ripetibile, poiché consiste in una valutazione tecnica di dati già acquisiti.

La Corte ribadisce che la documentazione relativa all’estrazione del profilo è utilizzabile per la decisione a prescindere dall’esame dibattimentale di chi l’ha redatta, in quanto atto d’indagine irripetibile confluito legittimamente nel fascicolo del dibattimento.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sull’impossibilità oggettiva di garantire il contraddittorio quando non esiste ancora un soggetto nei cui confronti procedere. L’obbligo di avviso ex art. 360 c.p.p. presuppone che l’indagato sia già stato individuato o sia individuabile sulla base degli elementi esistenti al momento del conferimento dell’incarico al consulente. Se è proprio l’analisi scientifica a fornire l’identità del presunto autore del reato, non si può configurare alcuna violazione dei diritti di difesa, poiché il diritto al contraddittorio sorge solo con l’acquisizione della qualità di indagato.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce che gli esiti delle analisi genotipiche effettuate contro ignoti sono pienamente utilizzabili nel processo. La difesa può comunque esercitare il proprio diritto al contraddittorio durante il dibattimento, attraverso l’escussione dell’esperto che ha eseguito le analisi e la valutazione critica delle relazioni depositate. Questa pronuncia assicura un equilibrio tra l’efficacia delle indagini scientifiche e la tenuta delle garanzie processuali, impedendo che la mancata identificazione immediata di un sospettato possa vanificare l’acquisizione di prove decisive.

Quando un accertamento tecnico sul DNA è considerato irripetibile?
L’accertamento è irripetibile quando l’attività di estrazione del profilo genetico comporta il consumo totale del materiale biologico repertato, impedendo una nuova analisi futura.

È obbligatorio l’avviso al difensore se l’indagato non è ancora stato identificato?
No, se l’indagine è a carico di ignoti e il soggetto viene individuato solo grazie all’analisi tecnica, il Pubblico Ministero non è tenuto a inviare l’avviso previsto dall’art. 360 c.p.p.

La difesa può contestare i risultati del DNA in un secondo momento?
Sì, la difesa può esercitare il contraddittorio durante il dibattimento esaminando l’esperto che ha svolto le analisi e richiedendo una valutazione critica dei protocolli scientifici seguiti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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