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Abitualità ostativa: stop alla tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per molteplici episodi di evasione. Il punto centrale della decisione riguarda l’abitualità ostativa, che impedisce l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’art. 131-bis c.p. La serialità delle condotte, accertata in cinque distinti episodi legati dal vincolo della continuazione, configura un comportamento abituale che esclude categoricamente l’accesso al beneficio richiesto dalla difesa.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Abitualità ostativa e reato di evasione: i limiti della particolare tenuità

L’abitualità ostativa rappresenta un pilastro fondamentale nella valutazione della punibilità penale, specialmente quando si invoca la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente ribadito che la reiterazione di condotte criminose, come nel caso di evasioni seriali, preclude l’applicazione dei benefici previsti dall’articolo 131-bis del codice penale.

I fatti di causa

Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per cinque distinti episodi di evasione, commessi in un ristretto arco temporale nel dicembre 2013. Tali episodi erano stati riuniti sotto il vincolo della continuazione. La difesa aveva proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo al contempo l’insussistenza di alcuni degli episodi contestati.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha rilevato come le censure proposte fossero una mera replica di quanto già esaminato e correttamente respinto nei gradi di merito. In particolare, è stato evidenziato che la richiesta di applicazione dell’art. 131-bis c.p. è logicamente incompatibile con la contestazione della responsabilità per i fatti medesimi, poiché tale beneficio presuppone l’accertamento del reato.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sul concetto di abitualità ostativa. La Corte ha chiarito che la serialità delle condotte (cinque evasioni) configura un comportamento abituale che, per legge, impedisce di considerare il fatto come di particolare tenuità. Il giudice di merito aveva già coerentemente escluso il beneficio proprio in ragione di questa serialità, correttamente ricavata dal numero degli episodi e dalla loro collocazione temporale. Inoltre, la Corte ha sottolineato che i tentativi della difesa di contestare la configurabilità dei singoli episodi di evasione erano preclusi dal tenore dell’appello originario, che si era limitato a richiedere la causa di non punibilità e la riduzione della pena.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma che la continuità e la ripetitività del reato sono elementi incompatibili con la ratio dell’art. 131-bis c.p., volto a premiare condotte isolate e di scarso rilievo offensivo. L’inammissibilità del ricorso ha comportato per il ricorrente non solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo di rifondere le spese processuali e il versamento di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 c.p.p. in caso di ricorsi manifestamente infondati.

Quando si configura l’abitualità ostativa nel reato di evasione?
Si configura quando il soggetto commette più episodi delittuosi in un breve arco temporale, dimostrando una serialità che esclude la natura occasionale e tenue della condotta.

È possibile contestare il reato e chiedere la particolare tenuità del fatto contemporaneamente?
No, la richiesta della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. presuppone logicamente che la responsabilità penale per i fatti contestati sia già stata accertata o non sia più in discussione.

Quali sono le conseguenze di un ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile?
L’inammissibilità comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento e, solitamente, di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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