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Abitualità della condotta: quando si applica il 131-bis

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna, specificando che due violazioni degli arresti domiciliari, commesse in un breve lasso di tempo per recarsi al tabacchi di fronte, non integrano il requisito della “abitualità della condotta”. Tale abitualità, che impedisce l’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), richiede la commissione di almeno altri due illeciti della stessa indole. Il caso è stato rinviato alla Corte d’appello per una nuova valutazione.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Abitualità della Condotta: La Cassazione Chiarisce i Limiti per la Non Punibilità

L’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto, previsto dall’art. 131-bis del codice penale, rappresenta un importante strumento di deflazione processuale e di proporzionalità della sanzione. Tuttavia, la sua applicazione è esclusa in presenza di un’abitualità della condotta. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 19559/2024) offre un chiarimento fondamentale su cosa si debba intendere per comportamento “abituale”, distinguendolo da una mera ripetizione di episodi circoscritti.

I Fatti del Caso: Due Brevi Uscite dagli Arresti Domiciliari

Il caso riguarda un giovane ai domiciliari, condannato per essersi allontanato dalla propria abitazione in due occasioni, in un arco temporale molto ristretto. Lo scopo di entrambe le uscite era lo stesso: recarsi alla rivendita di tabacchi situata a soli venti metri di distanza, proprio di fronte a casa. La difesa dell’imputato aveva richiesto l’applicazione della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p., sostenendo la minima offensività del fatto, data la brevissima durata e la minima distanza dell’allontanamento.

La Decisione della Corte di Appello: un’Erronea Valutazione dell’Abitualità

La Corte di Appello di Messina aveva respinto la richiesta, ritenendo che le due violazioni, sebbene minime, configurassero un comportamento abituale e, pertanto, ostativo all’applicazione del beneficio. Secondo i giudici di secondo grado, la ripetizione del gesto in un tempo ravvicinato era sufficiente a dimostrare una tendenza a trasgredire le prescrizioni, escludendo così la possibilità di considerare il fatto di particolare tenuità.

L’Interpretazione della Cassazione sull’Abitualità della Condotta

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, annullando la sentenza impugnata. I giudici di legittimità hanno censurato la decisione della Corte territoriale, ritenendola basata su un’errata interpretazione del concetto di abitualità della condotta.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha ribadito un principio già consolidato in giurisprudenza, anche a Sezioni Unite: il presupposto ostativo del comportamento abituale, ai fini dell’applicazione dell’art. 131-bis c.p., non può essere desunto dalla mera ripetizione di due episodi collegati al reato per cui si procede. Per configurare l’abitualità è necessario che l’autore del reato abbia commesso almeno due illeciti ulteriori, diversi da quello in esame, che siano della stessa indole. Questi illeciti possono essere stati accertati anche in via incidentale dal giudice e possono essere anche successivi al fatto principale.

Nel caso specifico, la Corte di Appello ha sbagliato a considerare le due uscite come prova di un’abitualità ostativa. Si trattava, infatti, di episodi strettamente connessi e riconducibili a un unico contesto trasgressivo, non di reati distinti che potessero delineare una vera e propria tendenza a delinquere. La valutazione sulla tenuità del fatto, inoltre, era stata del tutto omessa, concentrandosi unicamente su un parametro soggettivo (l’abitualità) peraltro erroneamente applicato.

Le Conclusioni

La sentenza rappresenta un’importante precisazione sui criteri di applicazione dell’art. 131-bis c.p. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può parlare di “abitualità” in senso tecnico-giuridico quando ci si trova di fronte a una pluralità di condotte che, pur violando la legge, sono strettamente circoscritte a un unico contesto e non sono accompagnate da almeno altri due reati della stessa indole. Annullando la sentenza con rinvio, la Corte ha imposto alla Corte di Appello di rivalutare il caso, questa volta considerando correttamente tutti gli indici della tenuità del fatto (modalità della condotta, esiguità del danno, grado della colpevolezza) e applicando in modo corretto la nozione di comportamento abituale.

Due violazioni della stessa prescrizione in poco tempo costituiscono “abitualità della condotta” ai sensi dell’art. 131-bis cod. pen.?
No. Secondo la Corte di Cassazione, due episodi strettamente collegati non sono sufficienti. Per integrare l’abitualità ostativa all’applicazione della norma, è necessario che l’autore abbia commesso almeno altri due illeciti della stessa indole, oltre a quello per cui si procede.

Cosa si intende per “comportamento abituale” che impedisce la non punibilità per tenuità del fatto?
Si intende un comportamento che rivela una tendenza a delinquere. Giuridicamente, ricorre quando l’autore, anche dopo il reato in esame, ha commesso almeno due illeciti della stessa indole, accertati anche solo incidentalmente dal giudice.

Qual è stato l’esito finale del ricorso in Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello limitatamente al punto sulla causa di non punibilità. Ha rinviato il caso a un’altra sezione della stessa Corte affinché proceda a un nuovo giudizio, applicando correttamente i principi di diritto sull’abitualità della condotta.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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