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Abitualità del comportamento e reati di droga

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il fulcro della decisione risiede nell’abitualità del comportamento, desunta da numerosi precedenti penali specifici, che impedisce l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, sottolineando che l’assenza di elementi positivi e la gravità del contesto criminale giustificano il rigetto delle istanze difensive.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Abitualità del comportamento: stop alla non punibilità nei reati di droga

L’abitualità del comportamento rappresenta un ostacolo insormontabile per chi aspira a beneficiare della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. In una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha chiarito i confini applicativi dell’art. 131-bis c.p., confermando che la reiterazione di condotte illecite, anche se di lieve entità, preclude l’accesso a benefici premiali volti a sanzionare fatti isolati e occasionali.

I fatti di causa e il ricorso in Cassazione

Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, qualificato ai sensi dell’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990 (cosiddetta lieve entità). L’imputato aveva proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La difesa sosteneva che la natura del reato e le modalità della condotta avrebbero dovuto indurre i giudici di merito a una maggiore clemenza.

La decisione della Suprema Corte

La settima sezione penale ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il punto centrale della decisione riguarda l’abitualità del comportamento del ricorrente. La Corte ha rilevato come l’imputato avesse accumulato diverse condanne recenti per reati della stessa indole, dimostrando una propensione alla violazione della legge che mal si concilia con il concetto di “particolare tenuità”.

L’analisi dell’abitualità del comportamento nel caso di specie

Secondo il consolidato orientamento delle Sezioni Unite, il comportamento deve considerarsi abituale quando l’autore ha commesso almeno due illeciti oltre a quello per cui si procede. Nel caso in esame, il curriculum penale dell’imputato presentava condanne specifiche risalenti agli anni 2017, 2018 e più recentemente nel biennio 2022-2023. Tale sequenza temporale e qualitativa di reati configura pienamente il presupposto ostativo previsto dalla legge.

Il diniego delle attenuanti generiche e speciali

Oltre alla questione della punibilità, la Corte ha affrontato il tema delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.). È stato ribadito che l’incensuratezza non è più un requisito sufficiente per ottenerle in automatico. In presenza di precedenti, il giudice di merito è tenuto a negarle qualora non emergano elementi positivi nella condotta del reo. Allo stesso modo, l’attenuante del lucro di speciale tenuità (art. 62 n. 4 c.p.) è stata esclusa poiché l’attività illecita risultava inserita in un contesto criminale strutturato, rendendo irrilevante l’eventuale esiguità del guadagno immediato.

Le motivazioni

Le motivazioni della Cassazione si fondano sulla corretta applicazione dei criteri di valutazione della personalità del reo e della gravità del fatto. Il giudice di merito ha congruamente motivato il diniego dei benefici evidenziando la gravità dell’evento dannoso e l’inserimento dell’imputato in ambienti dediti al narcotraffico. L’abitualità del comportamento emerge dunque non solo come dato numerico (numero di condanne), ma come indice di una pericolosità sociale che il legislatore intende sanzionare senza sconti legati alla tenuità del singolo episodio.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma che la protezione legale offerta dall’art. 131-bis c.p. è riservata a condotte realmente episodiche. Chi sceglie di operare stabilmente nel mercato degli stupefacenti, pur se con piccoli quantitativi, non può invocare la particolare tenuità del fatto se il suo passato giudiziario rivela una condotta recidivante. La decisione sottolinea l’importanza di una difesa tecnica che sappia valutare realisticamente l’impatto dei precedenti penali sulla strategia processuale.

Quando un comportamento è considerato abituale per la legge penale?
Il comportamento è considerato abituale quando l’autore ha commesso almeno due illeciti oltre a quello oggetto del procedimento attuale, anche se si tratta di reati della stessa indole o già ritenuti non punibili.

L’incensuratezza garantisce sempre le attenuanti generiche?
No, a seguito delle riforme legislative, l’incensuratezza da sola non è più sufficiente per ottenere le attenuanti generiche, essendo necessario dimostrare elementi positivi ulteriori nella condotta o nel carattere del reo.

Si può ottenere la non punibilità se si hanno precedenti per droga?
Generalmente no, poiché i precedenti penali specifici configurano l’abitualità del comportamento, che è una condizione ostativa all’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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