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Voto società cartolarizzazione: la Cassazione decide

Un comune propone un concordato fallimentare. La Corte d’Appello ammette il voto delle società di cartolarizzazione che avevano acquisito crediti dopo il fallimento, ribaltando la decisione di primo grado. La Cassazione, data la rilevanza della questione sul diritto di voto delle società di cartolarizzazione, rinvia la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita.

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Voto Società Cartolarizzazione nel Fallimento: La Cassazione Rimette la Questione alla Pubblica Udienza

L’ordinanza interlocutoria n. 10176 del 16 aprile 2024 della Corte di Cassazione affronta una questione cruciale per il mercato dei crediti deteriorati: il diritto di voto delle società di cartolarizzazione nelle procedure di concordato fallimentare. La decisione di rimettere la causa a una pubblica udienza sottolinea la rilevanza e la complessità di un tema che non ha precedenti diretti nella giurisprudenza di legittimità e che avrà un impatto significativo sulle future ristrutturazioni aziendali.

I Fatti del Caso: Una Proposta di Concordato e il Dissenso Decisivo

Una società fallita è oggetto di una proposta di concordato avanzata da un Comune. La proposta prevede, tra le altre cose, il soddisfacimento parziale dei creditori chirografari. A questa proposta si oppongono due società veicolo (SPV) attive nel settore della cartolarizzazione dei crediti. Queste società avevano acquistato, dopo la dichiarazione di fallimento, un pacchetto di crediti che le rendeva titolari di circa il 70% dei voti nella terza classe dei creditori (chirografari).

Il Tribunale, in prima istanza, omologa il concordato, ritenendo invalido il voto contrario espresso dalle SPV. La motivazione si basa su una lettura restrittiva dell’art. 127 della Legge Fallimentare (R.D. n. 267/1942), secondo cui i crediti trasferiti dopo l’apertura del fallimento non conferiscono diritto di voto, a meno che il cessionario non sia una banca o un “altro intermediario finanziario”. Il Tribunale esclude le società di cartolarizzazione da questa categoria.

La Corte d’Appello, invece, ribalta la decisione. Accoglie il reclamo delle società cessionarie, sostenendo un’interpretazione estensiva e teleologica della norma. Secondo i giudici di secondo grado, escludere le SPV – operatori professionali del mercato del credito – sarebbe contrario alla ratio della legge, volta a favorire la partecipazione del mondo finanziario alle soluzioni delle crisi d’impresa. Di conseguenza, annulla l’omologa del concordato e rimette gli atti al Tribunale.

Il Cuore della Disputa Legale sul Voto Società Cartolarizzazione

Il ricorso in Cassazione si concentra sull’interpretazione della nozione di “altri intermediari finanziari” contenuta nell’art. 127, comma 7, della Legge Fallimentare. La norma crea un’eccezione al divieto generale di voto per i crediti acquistati post-fallimento, una regola pensata per prevenire manovre speculative e “voti pilotati”.

* La tesi del ricorrente (il Comune): Sostiene un’interpretazione letterale. Le società di cartolarizzazione non sono iscritte nell’albo previsto dall’art. 106 del Testo Unico Bancario (TUB) e, pertanto, non possono essere equiparate agli intermediari finanziari abilitati al voto. La loro posizione, secondo questa visione, è secondaria e non pienamente assimilabile a quella delle banche.
* La tesi dei controricorrenti (le SPV): Propongono un’interpretazione estensiva e funzionale. Le società di cartolarizzazione, pur non essendo iscritte all’albo ex art. 106 TUB, operano professionalmente nel mercato finanziario, sono soggette a vigilanza e svolgono un ruolo essenziale nella gestione dei crediti deteriorati. Escluderle dal voto sarebbe illogico e contrario all’intento del legislatore di favorire soluzioni di mercato per le crisi aziendali.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, riconoscendo l’assenza di precedenti specifici e la portata della questione, non entra nel merito ma sceglie di rinviare la causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza. Questa procedura è riservata ai casi di particolare importanza, per i quali è necessaria una riflessione più approfondita da parte del Collegio.

Le Motivazioni

La decisione di rinvio si fonda sulla constatazione che la questione presenta una “rilevanza nomofilattica” e comporta “rilevanti conseguenze fattuali”. In altre parole, la Corte ritiene che la sua futura sentenza costituirà un principio di diritto fondamentale per tutti i casi simili. L’interpretazione dell’art. 127 l.f. e la sua coordinazione con l’art. 106 TUB necessitano di un’analisi ponderata, poiché la decisione influenzerà direttamente il comportamento degli operatori nel mercato dei crediti deteriorati (NPL) e l’esito di numerose procedure concorsuali. La Corte dovrà bilanciare l’esigenza di prevenire abusi con la necessità di non ostacolare il funzionamento di un mercato, quello delle cartolarizzazioni, ritenuto strategico per il sistema finanziario.

Le Conclusioni

L’ordinanza interlocutoria lascia aperta una questione di fondamentale importanza pratica. La futura sentenza della Corte di Cassazione a sezioni semplici (o, potenzialmente, a Sezioni Unite) definirà in modo vincolante il perimetro dei soggetti ammessi a votare nei concordati fallimentari dopo aver acquistato crediti dalla massa. Una decisione a favore di un’interpretazione estensiva rafforzerebbe il ruolo delle società di cartolarizzazione nelle procedure di ristrutturazione, riconoscendole come interlocutori a pieno titolo. Al contrario, un’interpretazione restrittiva potrebbe limitarne l’operatività e l’influenza, con possibili ripercussioni sulla liquidità del mercato dei crediti post-fallimento.

Le società di cartolarizzazione che acquistano crediti dopo la dichiarazione di fallimento hanno diritto di voto nel concordato fallimentare?
La questione è controversa. Il Tribunale di primo grado aveva negato tale diritto, mentre la Corte d’Appello lo aveva riconosciuto. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, non ha ancora deciso nel merito ma ha ritenuto la questione talmente importante da rinviarla a una pubblica udienza per una decisione definitiva.

Perché la Corte di Cassazione non ha deciso subito la questione?
La Corte ha ritenuto che la questione avesse una “rilevanza nomofilattica”, ovvero che la sua decisione servirà a creare un principio guida per tutti i casi futuri. Data l’assenza di precedenti specifici e le importanti conseguenze pratiche per il mercato finanziario, ha preferito un esame più approfondito in pubblica udienza anziché una decisione in camera di consiglio.

Qual è l’interpretazione dell’art. 127 della Legge Fallimentare discussa nel caso?
La norma vieta il diritto di voto per i crediti trasferiti dopo la dichiarazione di fallimento, salvo che il trasferimento avvenga “a favore di banche o altri intermediari finanziari”. Il dibattito verte proprio su cosa si debba intendere per “altri intermediari finanziari”: se solo quelli iscritti nell’albo ex art. 106 TUB (interpretazione restrittiva) o se anche altri soggetti, come le società di cartolarizzazione, che operano professionalmente nel mercato finanziario (interpretazione estensiva).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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