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Violazione art. 127 ter: nullità della sentenza

La Corte di Cassazione ha stabilito che la decisione di merito emessa dal giudice d’appello, nonostante il mancato deposito delle note scritte da parte di entrambi i contendenti, costituisce una violazione dell’art. 127 ter c.p.c. Tale vizio procedurale comporta la nullità della sentenza, poiché lede il diritto delle parti di determinare la progressione del processo. La Corte ha chiarito che il giudice non può procedere d’ufficio alla decisione, ma deve assegnare un nuovo termine o fissare un’udienza. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.

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Pubblicato il 31 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Violazione art. 127 ter c.p.c.: la Cassazione sancisce la nullità della sentenza

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale della procedura civile, in particolare riguardo alla gestione delle udienze sostituite dal deposito di note scritte. La pronuncia chiarisce che la violazione art. 127 ter c.p.c., che si verifica quando il giudice decide la causa nel merito nonostante nessuna delle parti abbia depositato le note richieste, comporta la nullità della sentenza. Questo perché tale condotta lede il principio dispositivo, ovvero il potere delle parti di governare l’impulso processuale.

I Fatti di Causa: Il Contesto della Controversia

Il caso nasce da una controversia di lavoro tra un dipendente e un prestigioso istituto nazionale di ricerca. Il lavoratore aveva adito il Tribunale per ottenere il riconoscimento di un diritto legato a una vecchia polizza assicurativa. Sia il Tribunale che, successivamente, la Corte d’appello avevano rigettato le sue richieste.

Il punto cruciale del giudizio di secondo grado è stato di natura puramente procedurale. La Corte d’appello aveva fissato un’udienza di decisione, sostituendola poi con il deposito telematico di note scritte ai sensi dell’art. 127 ter del codice di procedura civile. Aveva assegnato alle parti un termine perentorio per il deposito, avvertendo che l’inadempimento avrebbe comportato le conseguenze previste dalla legge. Tuttavia, nessuna delle parti depositava le note entro il termine stabilito. Nonostante ciò, la Corte territoriale procedeva a decidere la causa nel merito, rigettando il gravame.

La Decisione della Corte e la violazione art. 127 ter c.p.c.

Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando proprio la nullità della sentenza d’appello. Il motivo principale del ricorso si fondava sulla violazione dell’art. 127 ter, comma quarto, c.p.c. Secondo il ricorrente, in assenza del deposito delle note, il giudice avrebbe dovuto fissare un nuovo termine o un’udienza in presenza, e non trattenere la causa in decisione.

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente questa tesi. Ha affermato che la norma violata non ha un rilievo meramente formale, ma sostanziale, in quanto attiene al potere delle parti di manifestare il proprio interesse alla prosecuzione del giudizio. L’inattività delle parti, in questo contesto, equivale alla loro mancata comparizione in udienza e non può essere ignorata dal giudice.

Le Motivazioni: Il Principio Dispositivo e la Nullità della Sentenza

La Suprema Corte ha fondato la sua decisione sul principio dispositivo, che permea il processo civile. Le parti sono libere non solo di determinare l’oggetto della controversia, ma anche di decidere se proseguire nella lite. Il passaggio dalla fase di trattazione a quella decisoria richiede un impulso di parte, che nel caso specifico si manifesta con il deposito delle note scritte.

Decidendo la causa motu proprio, la Corte d’appello ha reso impossibile il raggiungimento dello scopo della norma: attribuire esclusivamente alle parti la facoltà di determinare il passaggio in decisione. La violazione art. 127 ter c.p.c. ha prodotto un risultato non voluto da nessuna delle parti, ovvero una decisione di merito. La Cassazione ha sottolineato che lo scopo del processo non è solo distribuire ragioni e torti, ma farlo nel rigoroso rispetto delle regole procedurali.

È stato inoltre chiarito che questa specifica violazione lede diritti processuali essenziali legati al contraddittorio e alla difesa. Pertanto, la nullità della sentenza è una conseguenza diretta (ipso iure) della violazione, senza che la parte debba dimostrare di aver subito un concreto e specifico pregiudizio.

Conclusioni: L’Importanza delle Regole Processuali

In conclusione, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’appello, in diversa composizione, affinché proceda secondo le regole. La decisione riafferma che le norme procedurali non sono un mero formalismo, ma garanzie a tutela del diritto di difesa e del corretto svolgimento del processo. L’inattività delle parti, quando prevista come significativa dalla legge, deve essere interpretata come una mancanza di interesse a proseguire, impedendo al giudice di decidere la causa nel merito d’ufficio.

Cosa succede se nessuna delle parti deposita le note scritte richieste ai sensi dell’art. 127 ter c.p.c.?
Secondo l’art. 127 ter, comma quarto, del codice di procedura civile, se nessuna parte deposita le note nel termine assegnato, il giudice non può decidere la causa. Deve invece assegnare un nuovo termine perentorio per il deposito delle note oppure fissare una nuova udienza in presenza. Se anche al nuovo termine o alla nuova udienza le parti rimangono inattive, il processo viene cancellato dal ruolo e si estingue.

Può un giudice decidere una causa nel merito se le parti non depositano le note scritte?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decisione nel merito in assenza del deposito delle note scritte da parte di tutti i contendenti costituisce una violazione della procedura. Tale violazione rende la sentenza nulla, poiché il passaggio alla fase decisoria richiede un impulso di parte che, in questo caso, è mancato.

La violazione dell’art. 127 ter c.p.c. richiede la prova di un danno specifico per causare la nullità della sentenza?
No. La Corte ha chiarito che la violazione di questa regola processuale lede diritti essenziali del contraddittorio e della difesa. Pertanto, è considerata ipso iure (per legge stessa) causa di nullità, senza che la parte ricorrente debba allegare o provare un concreto pregiudizio derivante da tale violazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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