Sentenza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 26792 Anno 2024
Civile Sent. Sez. 2 Num. 26792 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 15/10/2024
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 20548/2020 R.G. proposto da:
COGNOME NOME, elettivamente domiciliato in INDIRIZZO, presso lo studio dell’AVV_NOTAIO NOME AVV_NOTAIO (CODICE_FISCALE) che lo rappresenta e difende.
– Ricorrente –
Contro
NOME, elettivamente domiciliata in INDIRIZZO , presso l’a vvocatura capitolina, presso lo studio dell’AVV_NOTAIO NOME COGNOME (CODICE_FISCALECODICE_FISCALE che l a rappresenta e difende unitamente all ‘ AVV_NOTAIO NOME (CODICE_FISCALECODICE_FISCALE.
– Controricorrente –
Avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 2075/2020 depositata il 30/01/2020.
Sanzioni amministrative
Udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME nella pubblica udienza del 2 luglio 2024.
Udito il AVV_NOTAIO Procuratore Generale NOME COGNOME, il quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso senza rinvio.
Udito l’AVV_NOTAIO NOME AVV_NOTAIO.
Udito l’AVV_NOTAIO NOME COGNOME.
FATTI DI CAUSA
NOME COGNOME ha proposto opposizione avverso quarantaquattro verbali di infrazione al c.d.s., elevati tra maggio e giugno 2017, per essere transitato con il suo taxi nella ZTL e nella zona riservata ai mezzi pubblici senza l’autorizzazione, in quanto la licenza del taxi era scaduta il 06/04/2017, in mancanza di vidimazione quinquennale.
L’opponente ha dedotto che la licenza doveva essere vidimata il 02/07/2017, alla scadenza del quinquennio, decorrente da quando (in data 02/07/2012) egli l’aveva ac quistata dal precedente titolare (NOME COGNOMECOGNOME, a cui era stata rilasciata il 06/04/2012.
Il Giudice di Pace di Roma ha respinto l’opposizione, con sentenza n. 31618/2018 che è stata confermata dal Tribunale di Roma, il quale ha rigettato l’appello de l sig. COGNOME sul rilievo che il mutamento del titolare della licenza non incide sul periodo di validità della stessa, sicché, nella specie, la licenza era scaduta il 06/04/2017, benché fosse cambiato il titolare.
Il Tribunale di Roma ha altresì escluso la sussistenza dei presupposti dell’esimente della buona fede , invocata in subordine dall’app ellante.
Avverso questa sentenza, il sig. COGNOME ha proposto ricorso per cassazione, con due motivi, resistiti con controricorso da Roma Capitale.
Con ordinanza interlocutoria n. 185 del 2022 della sezione VI-2 di questa Corte, il ricorso è stato rimesso all’udienza pubblica, per la novità della questione.
In prossimità dell’udienza pubblica, il Pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte e ha chiesto l’accoglimento del ricorso; il ricorrente ha depositato una memoria.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c. , in relazione all’art. 18 reg. taxi Roma.
Si lamenta che la sentenza impugnata, discostandosi dai canoni dell’interpretazione letterale e di quella complessi va della normativa regolamentare, in primo luogo, afferma che la licenza, rilasciata il 06/04/2012, scadeva il 06/04/2017, mentre, per l’art. 18 reg. taxi, la licenza ha validità illimitata; per altro verso, non coglie che il fattore temporale rileva rispetto alla vidimazione, quinquennale, della licenza, che riguarda la verifica del permanere, nella persona del suo titolare, delle condizioni psicofisiche per l’esercizio della professione di conducente del taxi.
Con la conseguenza che, nel caso in cui (come nella specie) intervenga la cessione della licenza, è alla data della cessione – che presuppone l’accertamento della sussistenza in capo al nuovo titolare dei necessari requisiti psicofisici e attitudinali -che occorre fare riferimento per la decorrenza della durata quinquennale della vidimazione.
Il secondo motivo denuncia la nullità della sentenza che ha escluso la buona fede del ricorrente richiamando per relationem un precedente di legittimità, in tema di protezione internazionale (Cass. n. 22441/2019), che non collima con questa fattispecie concreta.
Il primo motivo è fondato , il che comporta l’assorbimento del secondo motivo.
L’art. 18 del regolamento taxi Roma, così dispone:
‘ 1. Le licenze e le autorizzazioni hanno validità illimitata a condizione che vengano sottoposte a vidimazione quinquennale presso il competente ufficio capitolino.
La vidimazione è condizionata al permanere in capo al titolare dei requisiti previsti dalla legge e dal presente regolamento per il rilascio del titolo e per l’esercizio della professione ‘.
La corretta esegesi, letterale e complessiva, del dato normativo è nel senso che, in caso di cessione della licenza taxi, il quinquennio di efficacia (non della licenzia, ma) della vidimazione decorre dalla cessione (che, evidentemente, è stata autorizzata dal Comune) e non dal momento del primo rilascio del titolo abilitativo.
La sentenza impugnata, pertanto, commette un errore prospettico lì dove afferma che la modificazione soggettiva del titolare della licenza non incide sul periodo di validità della stessa.
È vero il contrario: la data della cessione della licenza -che presuppone che Roma Capitale abbia accertato la sussistenza dei requisiti fisici etc. in capo al cessionario -segna il nuovo dies a quo ai fini della decorrenza della vidimazione quinquennale del titolo abilitativo.
Nella specie, allorché sono stati emessi i verbali di contravvenzione del c.d.s. (maggio/giugno 2017), la licenza era valida perché non era trascorso un quinquennio dalla sua cessione (avvenuta il 02/07/2012) dal vecchio al nuovo titolare.
Si aggiunga che, come sottolinea la memoria del ricorrente, in pendenza di questo giudizio di cassazione, la questione è stata risolta nei termini appena illustrati, dal Tribunale di Roma, con sentenza n. 18242/2020, passata in giudicato.
In conclusione, accolto il primo motivo, assorbito il secondo, la sentenza è cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti di
fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384, comma 2, c.p.c., con l’accoglimento del ricorso introduttivo del giudizio.
La novità della questione di diritto comporta che le spese dei gradi di merito e quelle del giudizio di cassazione debbano essere compensate, tra le parti.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo.
Compensa, tra le parti, le spese dei gradi di merito e le spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 2^ Sezione Civile,