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Vendita su campione: guida alla sentenza della Cassazione

Un acquirente di mobili contesta la difformità di una scrivania rispetto al catalogo, chiedendo la risoluzione del contratto. La Cassazione chiarisce che la vendita basata su catalogo fotografico si qualifica come “vendita su tipo di campione” e non come “vendita su campione”. Pertanto, la risoluzione è ammessa solo per difformità notevoli, escludendo il diritto di recesso per vizi minimi e confermando la decisione di merito che aveva rigettato la domanda dell’acquirente.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Vendita su campione: quando una foto sul catalogo non basta per la risoluzione

La vendita su campione è un tema cruciale per chi acquista beni basandosi su un esemplare o un’immagine. Ma cosa succede se il prodotto consegnato non è perfettamente identico a quello visto su un catalogo fotografico? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale, distinguendo tra vendita ‘su campione’ e vendita ‘su tipo di campione’, con importanti conseguenze per il diritto dell’acquirente di chiedere la risoluzione del contratto.

I Fatti del Caso: L’acquisto di mobili da catalogo

Un acquirente ordinava l’arredamento per il suo studio (una libreria, una poltrona e una scrivania) scegliendo i prodotti da un catalogo fotografico. Alla consegna, si accorgeva che la scrivania presentava dimensioni e caratteristiche diverse da quelle illustrate. Pochi giorni dopo, denunciava la difformità e chiedeva la risoluzione del contratto per inadempimento. Il venditore, dal canto suo, si era attivato per fornire una scrivania sostitutiva conforme all’ordine, ma l’acquirente l’aveva rifiutata. La disputa legale che ne è seguita ha attraversato tutti i gradi di giudizio, incentrandosi sulla corretta qualificazione giuridica del contratto.

La Decisione della Corte di Cassazione e la vendita su campione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’acquirente, confermando la decisione della Corte d’Appello. Il punto centrale della pronuncia è la netta distinzione tra due diverse tipologie di vendita previste dall’articolo 1522 del Codice Civile: la ‘vendita su campione’ e la ‘vendita su tipo di campione’. La Corte ha stabilito che un acquisto basato su un catalogo fotografico non rientra automaticamente nella prima, più stringente, categoria, ma deve essere qualificato come vendita ‘su tipo di campione’.

Le Motivazioni della Sentenza

La decisione della Suprema Corte si fonda su un’attenta analisi giuridica della volontà delle parti e della funzione del ‘campione’ nel contratto.

Distinzione tra ‘Vendita su Campione’ e ‘Vendita su Tipo di Campione’

La Corte ha ribadito un principio consolidato:
1. Vendita su campione (art. 1522, co. 1 c.c.): Si ha quando le parti concordano che un campione specifico (un bene fisico, prelevato, sigillato) serva come paragone esclusivo per la qualità della merce. In questo caso, qualsiasi difformità, anche minima, tra la merce consegnata e il campione, dà diritto all’acquirente di chiedere la risoluzione del contratto.
2. Vendita su tipo di campione (art. 1522, co. 2 c.c.): Ricorre quando il campione serve solo a indicare la qualità in modo approssimativo. Questa è la regola generale, a meno che non risulti chiaramente la volontà delle parti di considerarlo un paragone esclusivo. In tale ipotesi, la risoluzione è ammessa solo se la difformità è notevole.

L’irrilevanza della difformità minima nel caso di specie

Nel caso analizzato, il contratto era basato su un catalogo fotografico. Secondo la Corte, una fotografia è una ‘riproduzione figurativa’ e non un bene concreto che possa fungere da campione esclusivo. Pertanto, il catalogo serve come parametro approssimativo per le qualità essenziali del bene, configurando una ‘vendita su tipo di campione’. La Corte d’Appello aveva accertato, con una valutazione di fatto non sindacabile in sede di Cassazione, che la difformità della scrivania non era ‘notevole’ e non superava il margine di normale tollerabilità. Di conseguenza, il rifiuto dell’acquirente di accettare la scrivania sostitutiva e la sua richiesta di risoluzione sono stati ritenuti illegittimi.

La tardività della denuncia per gli altri vizi

La Corte ha anche confermato il rigetto della domanda relativa ai vizi della libreria. I giudici di merito avevano accertato che tali difetti erano palesi (cioè immediatamente riconoscibili) e che l’acquirente li aveva denunciati oltre il termine di otto giorni dalla consegna previsto dalla legge, rendendo la sua contestazione tardiva.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per gli Acquisti da Catalogo

Questa ordinanza offre importanti spunti pratici per consumatori e aziende. Chi acquista basandosi su cataloghi, foto o rendering deve essere consapevole che, salvo diverso accordo esplicito, il contratto sarà interpretato come ‘vendita su tipo di campione’. Ciò significa che non si potrà pretendere la risoluzione per ogni minima imperfezione o differenza. Il diritto alla risoluzione sorgerà solo di fronte a una difformità ‘notevole’, la cui valutazione è rimessa al giudice di merito. Per ottenere una tutela più stringente, è necessario che nel contratto sia specificato chiaramente che il campione (o l’immagine) costituisce un termine di paragone esclusivo per la qualità del bene.

L’acquisto di un mobile da un catalogo fotografico è considerato una ‘vendita su campione’?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che, di norma, un acquisto basato su un catalogo fotografico si qualifica come ‘vendita su tipo di campione’. L’immagine serve solo come indicazione approssimativa della qualità e non come paragone esclusivo.

Quando si può chiedere la risoluzione del contratto se il bene consegnato è diverso da quello visto sul catalogo?
Poiché si tratta di una ‘vendita su tipo di campione’, la risoluzione del contratto può essere richiesta solo se la difformità tra il bene consegnato e quello rappresentato nel catalogo è ‘notevole’. Differenze minime o che rientrano in un normale margine di tolleranza non danno diritto alla risoluzione.

Le norme del Codice del Consumo si applicano ai contratti conclusi prima della sua entrata in vigore?
No, la sentenza ha specificato che le norme a tutela del consumatore, come quelle contenute nel D.Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo), non possono essere applicate retroattivamente a contratti stipulati prima della loro entrata in vigore. Nel caso di specie, il contratto era del 1997.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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