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Usura sopravvenuta: la Cassazione chiarisce la prova

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13733/2024, ha respinto il ricorso di una società contro un istituto di credito in un caso di presunta usura sopravvenuta su un conto corrente. La Corte ha stabilito che l’irrilevanza dell’usura sopravvenuta si applica anche a questi rapporti e ha chiarito che l’onere di provare l’applicazione di tassi usurari, anche a seguito di modifiche unilaterali da parte della banca (ius variandi), spetta sempre al correntista. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per aver introdotto questioni di fatto non esaminate nei gradi precedenti.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Usura Sopravvenuta su Conto Corrente: La Cassazione Conferma l’Onere della Prova sul Cliente

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul delicato tema dell’usura sopravvenuta, questa volta in relazione ai tassi di interesse applicati a un rapporto di conto corrente. La decisione chiarisce aspetti fondamentali riguardo all’irrilevanza del superamento della soglia usura in corso di rapporto e, soprattutto, sull’onere della prova, che grava interamente sul cliente che lamenta l’applicazione di tassi illeciti.

Il Contesto della Vicenda Giudiziaria

Una società commerciale aveva citato in giudizio il proprio istituto di credito, sostenendo che i tassi di interesse (TAEG) applicati al suo conto corrente fossero diventati usurari nel corso del tempo per alcuni trimestri. Il tribunale di primo grado aveva parzialmente accolto la domanda della società.

Successivamente, la Corte d’Appello, accogliendo l’appello incidentale della banca, aveva ribaltato la decisione. I giudici di secondo grado avevano escluso la rilevanza dell’usura sopravvenuta richiamando due principi cardine:

1. La norma di interpretazione autentica (art. 1, L. 24/2001), secondo cui il carattere usurario di un interesse va valutato esclusivamente al momento in cui esso viene “promesso o convenuto”, indipendentemente dal momento del pagamento.
2. Il principio enunciato dalle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 24675/2017), che ha stabilito che il superamento della soglia usura in corso di rapporto non comporta la nullità o l’inefficacia della clausola originaria, né può qualificare la pretesa della banca come contraria a buona fede.

Contro questa sentenza, la società ha proposto ricorso per Cassazione, articolandolo in tre motivi.

L’analisi dei motivi di ricorso e la decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato e respinto tutti i motivi del ricorso, confermando la decisione della Corte d’Appello. Vediamo nel dettaglio le argomentazioni.

Primo Motivo: Inammissibilità della Questione sull’Ius Variandi

La società ricorrente sosteneva che il caso in esame non fosse di usura sopravvenuta, bensì di usura originaria. A suo dire, la banca, esercitando il proprio ius variandi (il diritto di modificare unilateralmente le condizioni), aveva di fatto pattuito nuovi tassi che, al momento della loro applicazione, superavano la soglia usura. Pertanto, i principi delle Sezioni Unite, enunciati per i contratti di mutuo, non sarebbero stati applicabili.

La Cassazione ha dichiarato questo motivo inammissibile. La ragione è prettamente processuale: la questione dell’esercizio dello ius variandi come causa di un aumento dei tassi oltre soglia era un accertamento di fatto. Tale accertamento non era stato affrontato dalla Corte d’Appello, che aveva basato la sua decisione su principi di diritto. Introdurre questo argomento in sede di legittimità significava chiedere alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti, compito che esula dalle sue funzioni.

Secondo Motivo: La Prova dell’Usura e l’Onere sul Cliente

Con il secondo motivo, la società lamentava la violazione delle norme sull’onere probatorio (art. 2697 c.c. e art. 118 TUB). Secondo la ricorrente, la Corte d’Appello avrebbe erroneamente addossato a lei l’onere di provare l’esercizio dello ius variandi da parte della banca.

Anche questo motivo è stato respinto. La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: è onere della parte che deduce l’usurarietà del tasso dare la prova dell’entità del tasso stesso e dell’epoca in cui è stato pattuito. Questo vale anche quando la determinazione del tasso deriva da una modifica unilaterale della banca. Il correntista deve dimostrare concretamente che, a seguito di tale modifica, il tasso applicato ha superato la soglia. Non sono sufficienti, a tal fine, generici richiami agli esiti di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) svolta in primo grado, soprattutto se tali esiti non sono stati oggetto di specifico confronto nel giudizio d’appello.

Terzo Motivo: L’Assorbimento della Questione sulla Gratuità degli Interessi

Il terzo motivo si basava sull’art. 1815, comma 2, c.c., che prevede la non debenza di alcun interesse in caso di pattuizione usuraria. La società sosteneva che, una volta accertata l’usurarietà per alcuni periodi, per quegli stessi periodi nessun interesse avrebbe dovuto essere corrisposto.

La Corte ha dichiarato questo motivo “assorbito”. Poiché i motivi precedenti, che costituivano il presupposto logico di questa doglianza (ovvero l’accertamento dell’usura sopravvenuta), erano stati respinti, anche questa censura perdeva di fondamento. Il giudizio non aveva confermato l’esistenza di alcuna usura.

Le Motivazioni

La decisione della Suprema Corte si fonda su una rigorosa applicazione dei principi processuali e sostanziali in materia di diritto bancario. In primo luogo, viene tracciata una netta distinzione tra il giudizio di merito, dove si accertano i fatti, e il giudizio di legittimità, dove si controlla solo la corretta applicazione della legge. La pretesa della società di introdurre un nuovo tema di fatto (l’esercizio dello ius variandi come causa di usura originaria) è stata correttamente ritenuta inammissibile.

In secondo luogo, la Corte riafferma con forza il principio dell’onere della prova. Chi agisce in giudizio per far valere un proprio diritto deve fornire la prova dei fatti che ne sono a fondamento. Nel caso dell’usura bancaria, non basta affermare che i tassi sono illeciti; occorre dimostrarlo con precisione, indicando quali tassi, in quali periodi e in base a quale pattuizione (anche se unilaterale) essi sono stati applicati. Questa regola garantisce certezza nei rapporti giuridici ed evita che le contestazioni possano basarsi su mere allegazioni generiche.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame offre due importanti conclusioni pratiche per i contenziosi bancari. La prima è che il principio dell’irrilevanza dell’usura sopravvenuta, sancito dalle Sezioni Unite, trova piena applicazione anche nei rapporti di conto corrente. La validità del tasso si cristallizza al momento dell’accordo. La seconda, e forse più rilevante, è un monito per i correntisti: chi intende contestare l’applicazione di tassi usurari deve preparare una difesa solida e documentata. È indispensabile provare in modo puntuale e inequivocabile non solo il superamento della soglia, ma anche l’atto (contratto originario o successiva modifica unilaterale) che ha determinato l’applicazione di quel tasso specifico. In assenza di una prova rigorosa, la domanda è destinata al rigetto.

Se gli interessi su un conto corrente diventano superiori alla soglia usura durante il rapporto, si configura un’ipotesi di usura rilevante?
No. La Corte d’Appello, la cui decisione è stata confermata dalla Cassazione, ha stabilito che l’eventuale superamento della soglia usura in corso di rapporto (usura sopravvenuta) è irrilevante. La natura usuraria o meno degli interessi si valuta unicamente al momento in cui vengono pattuiti.

Chi deve provare che la banca ha applicato tassi usurari modificando unilateralmente le condizioni del contratto?
L’onere della prova spetta interamente al cliente (correntista). È il cliente che deve dimostrare l’entità del tasso praticato, il periodo di applicazione e il fatto che esso sia stato determinato a seguito di una modifica unilaterale, provando così che la nuova pattuizione era originariamente usuraria.

È possibile contestare in Cassazione per la prima volta che la modifica unilaterale dei tassi da parte della banca costituisce usura originaria e non sopravvenuta?
No. La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile un motivo di ricorso basato su tale argomentazione, poiché introduce un accertamento di fatto (la circostanza e gli effetti della modifica unilaterale) che non era stato oggetto di discussione e decisione nella sentenza della Corte d’Appello. Il giudizio di Cassazione è un giudizio di legittimità, non di merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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