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Usufrutto congiuntivo: la Cassazione chiarisce

La Cassazione ha stabilito che l’espressione ‘loro vita natural durante’ in un atto di acquisto è sufficiente per configurare un usufrutto congiuntivo con diritto di accrescimento. La Corte ha cassato la decisione d’appello che negava tale diritto alla vedova, ritenendo che la volontà delle parti fosse inequivocabile nel senso di estendere l’usufrutto all’intero bene fino alla morte del coniuge più longevo.

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Pubblicato il 9 febbraio 2026 in Diritto Civile, Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Usufrutto congiuntivo: quando la clausola ‘loro vita natural durante’ fa la differenza

L’interpretazione dei contratti immobiliari può dare origine a complesse battaglie legali, specialmente quando si toccano diritti reali come l’usufrutto. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale sul concetto di usufrutto congiuntivo e sul valore della clausola ‘loro vita natural durante’. Questa decisione sottolinea come la volontà, anche implicita, delle parti sia cruciale per determinare la sorte del diritto di godimento di un immobile dopo la morte di uno dei contitolari.

I fatti del caso

La vicenda trae origine dall’acquisto di un immobile destinato a casa familiare. Nel 2005, due coniugi acquistavano l’usufrutto sull’intero bene, mentre la figlia ne acquistava la nuda proprietà. L’atto notarile specificava che l’usufrutto era costituito a favore dei coniugi per ‘loro vita natural durante’.

Anni dopo, la figlia vendeva la nuda proprietà a un terzo soggetto. Nel 2014, il marito usufruttuario decedeva. A questo punto, il nuovo nudo proprietario citava in giudizio la moglie superstite, sostenendo che, con la morte del marito, la sua quota del 50% di usufrutto si fosse estinta e ‘consolidata’ con la nuda proprietà. Chiedeva quindi di essere dichiarato pieno proprietario della metà dell’immobile e pretendeva un’indennità di occupazione dalla vedova.

La vedova si opponeva, sostenendo che l’usufrutto era stato costituito in forma congiuntiva, con reciproco diritto di accrescimento. Di conseguenza, alla morte del marito, la sua quota si era ‘accreciuta’ alla propria, rendendola unica usufruttuaria dell’intero immobile fino alla sua morte.

Il Tribunale prima, e la Corte di Appello poi, davano ragione al nudo proprietario, ritenendo che la formula ‘loro vita natural durante’ non fosse sufficiente a dimostrare in modo inequivocabile la volontà di costituire un usufrutto congiuntivo.

Le motivazioni della Cassazione sull’usufrutto congiuntivo

La Corte di Cassazione ha ribaltato completamente le decisioni dei giudici di merito, accogliendo il ricorso della vedova. Secondo la Suprema Corte, l’interpretazione data dalla Corte d’Appello è errata e in contrasto con i principi consolidati della stessa Cassazione.

I giudici hanno stabilito che, per configurare un usufrutto congiuntivo, è necessario che dall’atto costitutivo risulti, anche implicitamente ma in modo inequivocabile, la volontà delle parti di prevedere il diritto di accrescimento. La locuzione ‘loro vita natural durante’, analizzata nel contesto dell’operazione, è un elemento chiave.

L’uso dell’aggettivo possessivo ‘loro’ (cioè ‘di entrambi’) e il fatto che l’usufrutto fosse stato costituito sull’intero immobile ad uso abitativo, e non su quote distinte, sono stati considerati indicatori chiari della volontà di garantire che il diritto di godimento si estendesse per tutta la durata della vita del coniuge più longevo.

Inoltre, la Corte ha censurato l’errata applicazione dell’art. 1362 del codice civile, che riguarda l’interpretazione del contratto. La Corte d’Appello aveva dato peso a un contratto preliminare firmato solo dal marito defunto anni dopo l’atto originale, un comportamento che non poteva essere usato per interpretare la volontà comune di tutte le parti originarie del contratto del 2005.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame riafferma un principio di fondamentale importanza: l’interpretazione di un contratto non deve limitarsi al senso letterale delle parole, ma deve indagare la comune intenzione delle parti, anche attraverso il loro comportamento complessivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola ‘loro vita natural durante’, in un contesto di acquisto di usufrutto da parte di coniugi su una casa familiare, è una manifestazione univoca della volontà di creare un usufrutto congiuntivo.

Questa decisione ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di Appello di Firenze, che dovrà riesaminare il caso attenendosi a questi principi. La pronuncia rappresenta una tutela importante per il coniuge superstite, garantendo la continuità del godimento dell’abitazione familiare come era stato inteso al momento dell’acquisto.

La clausola ‘loro vita natural durante’ è sufficiente per creare un usufrutto congiuntivo?
Sì, secondo la Corte di Cassazione questa espressione, unita ad altri elementi come la costituzione del diritto sull’intero bene e non per quote, è una manifestazione implicita ma inequivocabile della volontà delle parti di costituire un usufrutto congiuntivo con diritto di accrescimento.

Cosa significa diritto di accrescimento nell’usufrutto congiuntivo?
Significa che alla morte di uno degli usufruttuari, la sua quota di usufrutto non si estingue, ma si trasferisce automaticamente al coniuge superstite, il quale diventa titolare dell’usufrutto sull’intero bene fino alla propria morte.

Come si interpreta la volontà delle parti in un contratto di usufrutto?
L’interpretazione non deve basarsi solo sul senso letterale delle parole, ma deve considerare il contesto dell’operazione, la finalità (ad esempio, abitazione familiare) e altri elementi che, nel loro complesso, rivelano la comune intenzione dei contraenti al momento della stipula.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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