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Usucapione bene pubblico: il possesso del Comune

La Corte di Cassazione conferma l’acquisto per usucapione di un bene pubblico da parte di un Comune. La sentenza chiarisce che il possesso ultraventennale, manifestato attraverso l’uso pubblico continuato di un’area, è sufficiente per l’acquisizione della proprietà, anche se la struttura presente sul fondo è stata realizzata da un altro ente statale. Il ricorso dei privati proprietari è stato rigettato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Usucapione Bene Pubblico: il Possesso Prolungato del Comune Vale Più di Chi ha Costruito l’Opera

L’istituto dell’usucapione di un bene pubblico rappresenta un tema di grande interesse, poiché mette in relazione i diritti dei privati con l’esercizio di funzioni di pubblica utilità da parte degli enti territoriali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti cruciali su quando un Comune possa legittimamente rivendicare la proprietà di un’area privata, basandosi non su un atto di acquisto formale, ma sul possesso di fatto, continuato e ininterrotto per oltre vent’anni. Il caso analizzato riguarda una lunga controversia tra alcuni cittadini e un Comune per la proprietà di un’area lungo un lago, utilizzata da decenni per la circolazione e il parcheggio pubblico.

I Fatti di Causa: Una Disputa Decennale sulla Proprietà di un’Area Lungolago

La vicenda ha origine nel 2000, quando un Comune citava in giudizio i proprietari di un’area rivierasca per ottenerne la dichiarazione di proprietà. Il Comune sosteneva di averne acquisito il possesso per usucapione, dato l’uso pubblico ultraventennale dell’area come parte del lungolago. Sull’area insisteva un manufatto in cemento (un ‘solettone’), realizzato negli anni ’30 dal Genio Civile per l’approdo di battelli.

Il Tribunale di primo grado rigettava la domanda del Comune, ritenendo non provato né un acquisto formale né un possesso idoneo all’usucapione. Tuttavia, la Corte di Appello ribaltava la decisione, dichiarando che il Comune aveva effettivamente acquistato la proprietà per usucapione. I proprietari impugnavano questa sentenza con lo strumento della revocazione, sostenendo che la Corte avesse commesso un errore di fatto, attribuendo erroneamente al Comune la costruzione del manufatto, che era invece opera del Genio Civile (un organo dello Stato). La Corte di Appello respingeva anche la richiesta di revocazione, portando i privati a ricorrere in Cassazione.

La Questione Giuridica sull’Usucapione del Bene Pubblico

Il nodo centrale della questione sottoposta alla Suprema Corte era duplice. In primo luogo, si discuteva se l’errata attribuzione della paternità del manufatto al Comune costituisse un errore di fatto così decisivo da giustificare la revocazione della sentenza. In secondo luogo, e più sostanzialmente, si trattava di stabilire se il possesso esercitato da un Comune su un’area, finalizzato all’uso pubblico, potesse fondare un acquisto per usucapione del bene pubblico, anche qualora l’opera principale presente sull’area fosse stata realizzata da un ente diverso, come lo Stato.

I ricorrenti sostenevano che, essendo l’opera stata costruita dal Genio Civile, il potere di fatto sul bene non poteva essere attribuito al Comune, rendendo così illegittimo l’acquisto per usucapione.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo infondati tutti i motivi di doglianza. La motivazione della Corte si articola su punti chiave.

Innanzitutto, l’erronea indicazione del Comune come costruttore del ‘solettone’ è stata considerata un semplice ‘lapsus calami’ (un errore materiale) e non un errore di fatto decisivo. Il fulcro della decisione della Corte d’Appello non era chi avesse costruito l’opera, ma chi avesse esercitato su di essa un potere di fatto assimilabile alla proprietà.

In secondo luogo, e questo è l’aspetto più rilevante, la Corte ha stabilito che la circostanza che l’opera sia stata realizzata dal Genio Civile non esclude di per sé che il potere di fatto, ovvero il possesso, sia stato esercitato dal Comune. L’elemento determinante per l’usucapione non è l’atto di costruzione, ma l’esercizio continuato, pacifico e pubblico di un potere sulla cosa, che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà. Nel caso di specie, il fatto che il Comune avesse per decenni destinato l’area alla circolazione e al parcheggio pubblico, integrandola nel tessuto urbano del lungolago, è stato ritenuto prova sufficiente di un possesso ‘uti dominus’ (come se fosse il proprietario), idoneo a far maturare l’usucapione.

La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili gli altri motivi di ricorso, che censuravano errori di diritto o miravano a un riesame del merito dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza consolida un principio fondamentale in materia di usucapione di un bene pubblico. Ai fini dell’acquisto della proprietà per possesso prolungato, ciò che conta è la manifestazione esteriore del potere sul bene, non necessariamente l’origine della sua realizzazione materiale. Un ente pubblico, come un Comune, può quindi usucapire un’area privata se dimostra di averla gestita e utilizzata per fini pubblici in modo costante e ininterrotto per almeno vent’anni, a prescindere da chi abbia originariamente costruito le opere che vi insistono. La decisione sottolinea la prevalenza dell’elemento fattuale del possesso rispetto a questioni formali sulla paternità delle opere, offrendo un importante riferimento per le controversie sulla proprietà di aree destinate a pubblica utilità.

Chi ha costruito un’opera su un terreno è determinante ai fini dell’usucapione?
No. Secondo la Corte, la circostanza che un’opera sia stata costruita da un ente (in questo caso, il Genio Civile) diverso da quello che reclama la proprietà per usucapione (il Comune) non impedisce a quest’ultimo di aver esercitato un potere di fatto sul bene, sufficiente a integrare il possesso necessario per usucapire.

L’uso pubblico di un’area da parte di un Comune può fondare un possesso valido per l’usucapione?
Sì. La sentenza conferma che l’utilizzo costante e protratto nel tempo di un’area da parte di un’amministrazione comunale per scopi di pubblica utilità, come la circolazione e il parcheggio, costituisce un potere di fatto sul bene idoneo a far maturare l’acquisto della proprietà per usucapione.

Un errore materiale in una sentenza, come indicare un soggetto sbagliato quale costruttore di un’opera, ne causa automaticamente la revocazione?
No. La Corte ha qualificato l’errata indicazione del Comune come costruttore del manufatto un ‘lapsus calami’ (un errore materiale), ritenendolo non decisivo ai fini della revocazione. L’elemento centrale della decisione, infatti, era l’accertamento del possesso ultraventennale da parte del Comune, a prescindere da chi avesse materialmente realizzato l’opera.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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