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Usa il PC in un altro ufficio? L’indennità uso videoterminale spetta

La Cassazione ha confermato il diritto di tre dipendenti pubbliche, distaccate presso altri Comuni, a ricevere l’indennità uso videoterminale dal loro Ente di appartenenza. Le lavoratrici avevano provato di utilizzare il computer per almeno quattro ore al giorno tramite attestazioni dei Sindaci degli enti utilizzatori. L’Amministrazione sosteneva di non poter verificare i fatti e che la prova fosse insufficiente. La Corte ha stabilito che il datore di lavoro originario resta l’unico responsabile del trattamento economico e che le attestazioni fornite costituiscono prova valida, soprattutto se l’Ente non le contesta in modo specifico. Viene così rigettato il ricorso dell’Amministrazione, che dovrà pagare le indennità e le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 9169 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 9169 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 9169/2023)

L’indennità per uso del computer spetta anche al lavoratore distaccato

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un tema molto comune nel pubblico impiego: il diritto del lavoratore distaccato a percepire specifiche voci retributive. Il caso riguarda la richiesta di una indennità uso videoterminale, un compenso previsto da un contratto collettivo per chi utilizza un computer per un numero minimo di ore giornaliere. La sentenza chiarisce chi deve pagare e come si può dimostrare di averne diritto, anche quando si lavora fuori dalla sede principale.

I fatti: la richiesta delle dipendenti in distacco

Tre lavoratrici, dipendenti di un Ente pubblico regionale, erano state temporaneamente assegnate a lavorare presso tre diversi Comuni. Il loro contratto collettivo prevedeva un’indennità di rischio e di disagio per chiunque utilizzasse un videoterminale per almeno quattro ore al giorno. Le dipendenti, ritenendo di rientrare in questa categoria, hanno chiesto al loro Ente di appartenenza il pagamento di queste somme.

Per dimostrare il loro diritto, hanno prodotto delle attestazioni firmate dai Sindaci dei Comuni presso cui prestavano servizio. Questi documenti certificavano l’uso quotidiano e prolungato del computer. L’Ente pubblico datore di lavoro si è opposto, sostenendo di non poter verificare le reali modalità di lavoro svolte in un’altra sede e che quelle attestazioni non fossero una prova sufficiente.

Il datore di lavoro originario è sempre responsabile

La Corte di Cassazione ha prima di tutto chiarito un punto fondamentale. Anche quando un dipendente è in distacco, il rapporto di lavoro principale non cambia. Il datore di lavoro originario rimane l’unico soggetto tenuto a corrispondere l’intero trattamento economico, incluse le indennità accessorie. La questione di eventuali rimborsi tra l’ente di appartenenza e quello utilizzatore è una faccenda interna alle amministrazioni, che non riguarda il lavoratore. Pertanto, le lavoratrici hanno agito correttamente citando in giudizio il loro Ente di appartenenza.

La validità della prova e l’indennità uso videoterminale

Il nodo centrale della questione era la prova. L’Ente sosteneva che le attestazioni dei Sindaci non bastassero. La Cassazione, però, ha dato torto all’Amministrazione. I giudici hanno spiegato che, nel processo del lavoro, il datore di lavoro non può limitarsi a una negazione generica. Se le lavoratrici presentano documenti che attestano una certa circostanza, l’Ente ha l’onere di contestarli in modo specifico, dimostrando perché non sarebbero veritieri. Affermare semplicemente di ‘non poter sapere’ non è una difesa valida. Questo comportamento fa scattare il ‘principio di non contestazione’, secondo cui i fatti non specificamente negati si considerano provati.

Le motivazioni: perché le lavoratrici hanno vinto

La vittoria delle dipendenti si fonda su due pilastri giuridici. Il primo è l’onere della prova: le lavoratrici hanno fornito elementi concreti, come le certificazioni dei Sindaci, che costituivano un solido inizio di prova (la cosiddetta semiplena probatio). Il secondo pilastro sono i poteri del giudice del lavoro. Quest’ultimo non è un semplice arbitro, ma ha il dovere di cercare la ‘verità materiale’. Di fronte a prove significative, anche se non complete, il giudice può e deve usare i suoi poteri per accertare i fatti. In questo caso, le attestazioni erano più che sufficienti a dimostrare il diritto all’indennità uso videoterminale, dato che l’Ente non ha fornito alcuna prova contraria.

Le conclusioni: il principio affermato dalla Corte

La Corte ha rigettato il ricorso dell’Ente pubblico, condannandolo al pagamento delle indennità richieste e delle spese legali. La decisione stabilisce un principio importante: il lavoratore in distacco mantiene tutti i suoi diritti economici nei confronti del datore di lavoro originario. Per dimostrare le condizioni di lavoro che danno diritto a un’indennità, sono valide le attestazioni provenienti dall’ente utilizzatore, a meno che il datore di lavoro non le contesti con prove concrete e specifiche. Una semplice dichiarazione di ignoranza non è sufficiente a negare un diritto.

Se sono un dipendente pubblico distaccato, a chi devo chiedere le indennità?
Devi rivolgerti al tuo datore di lavoro originario, cioè l’ente da cui dipendi, anche se lavori temporaneamente presso un’altra amministrazione.

Come posso provare di aver usato il computer per le ore richieste?
Un’attestazione scritta dal tuo responsabile presso l’ente dove sei distaccato è considerata una prova valida, come confermato da questa sentenza.

Il mio datore di lavoro può rifiutarsi di pagare dicendo che non può controllarmi?
No. Se il datore di lavoro non contesta in modo specifico e dettagliato le prove che fornisci, queste vengono considerate valide. Non può semplicemente affermare di non sapere.

Termini giuridici

Distacco
Situazione in cui un lavoratore viene mandato a svolgere la propria attività presso un altro datore di lavoro, pur rimanendo dipendente dell'azienda originaria.
Onere della prova
Principio secondo cui chi vuole far valere un diritto in un processo deve dimostrare i fatti che ne costituiscono il fondamento.
Poteri istruttori d'ufficio
Il potere del giudice, specialmente nelle cause di lavoro, di cercare le prove necessarie a decidere la causa anche senza una richiesta specifica delle parti.
Principio di non contestazione
Regola per cui un fatto affermato da una parte si considera provato se la controparte non lo nega in modo specifico e chiaro.
Semiplena probatio
Una prova non completa ma sufficiente a fornire al giudice elementi significativi per approfondire la ricerca della verità usando i suoi poteri d'ufficio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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