LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Tolleranza del Locatore vs. Clausola Risolutiva Espressa: Chi Vince?

Una Conduttrice, titolare di una parafarmacia, ha chiesto il risarcimento danni al Locatore per vizi dell’immobile. Il Locatore, a sua volta, ha chiesto la risoluzione del contratto di locazione per il mancato pagamento di un canone, invocando la `clausola risolutiva espressa`. La Conduttrice ha sostenuto che il Locatore aveva sempre tollerato i ritardi nei pagamenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tolleranza del Locatore rende inoperante la `clausola risolutiva espressa` solo se non c’è un richiamo all’esatto adempimento. Poiché il Locatore aveva inviato una comunicazione specifica, l’esercizio della `clausola risolutiva espressa` è stato ritenuto legittimo. Il ricorso della Conduttrice è stato rigettato.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 23822 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 3 n. 23822/2022)

La Clausola Risolutiva Espressa: Quando la Tolleranza del Locatore non Basta più

La clausola risolutiva espressa è uno strumento potente nei contratti di locazione. Permette di sciogliere il contratto automaticamente in caso di inadempimento di una specifica obbligazione. La sua efficacia può però essere messa in discussione se il locatore ha mostrato una precedente tolleranza. La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito i limiti di questa tolleranza, offrendo importanti spunti per locatori e conduttori. Questo articolo esplora i dettagli di una recente ordinanza che ha affrontato proprio questo delicato equilibrio.

I Fatti: Vizi dell’Immobile e Mancato Pagamento

Una Conduttrice, che gestiva una parafarmacia, aveva affittato un immobile. Lei lamentava gravi problemi strutturali dell’immobile. Questi includevano difetti di coibentazione, climatizzazione, impermeabilizzazione e insonorizzazione. I servizi igienici non erano completi. La Conduttrice chiedeva al Locatore di eseguire i lavori necessari e un risarcimento per il diminuito godimento dell’immobile.

La Richiesta di Risoluzione del Contratto e la Clausola Risolutiva Espressa

Il Locatore si è difeso dalle accuse della Conduttrice. Ha poi presentato una domanda riconvenzionale. Chiedeva la risoluzione del contratto di locazione. Il motivo era il mancato pagamento del canone di dicembre 2016. Il Locatore si è basato su una clausola risolutiva espressa presente nel contratto. Questa clausola prevedeva lo scioglimento automatico del contratto in caso di mancato pagamento. La Conduttrice ha contestato questa richiesta. Ha sostenuto che il Locatore aveva sempre tollerato i ritardi nei pagamenti. Questa tolleranza avrebbe reso inefficace la clausola risolutiva espressa.

La Decisione dei Giudici di Merito sulla Clausola Risolutiva Espressa

Il Tribunale ha accolto in parte le richieste della Conduttrice, riconoscendo un risarcimento. Ha però anche accolto la domanda del Locatore, dichiarando risolto il contratto. La Conduttrice ha proposto appello, ribadendo che la precedente tolleranza del Locatore rendeva inoperante la clausola risolutiva espressa. La Corte d’Appello ha dichiarato l’appello inammissibile, ritenendo che non avesse una ragionevole possibilità di essere accolto.

Le Motivazioni: L’Efficacia della Clausola Risolutiva Espressa e la Buona Fede

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso. Ha ribadito che la clausola risolutiva espressa serve a stabilire in anticipo quali inadempimenti sono considerati gravi, evitando una valutazione giudiziale. Tuttavia, la Corte ha sottolineato l’importanza del principio di buona fede. Questo principio impone un comportamento leale. La tolleranza del locatore sui ritardi di pagamento, se prolungata, può rendere inoperante la clausola risolutiva espressa. Questo accade perché il conduttore potrebbe fare affidamento su tale tolleranza. Però, la tolleranza non elimina la clausola. Il locatore può farla rivivere. Deve manifestare chiaramente la sua volontà di non tollerare più i ritardi. Deve richiamare il conduttore all’esatto adempimento. Nel caso specifico, il Locatore aveva inviato una comunicazione via PEC. Questa comunicazione richiamava la Conduttrice al rispetto dei termini di pagamento. Questa azione ha interrotto la precedente tolleranza. Ha reso pienamente legittimo l’esercizio della clausola risolutiva espressa. La Corte ha quindi ritenuto che non ci fosse malafede o abuso del diritto da parte del Locatore.

Le Conclusioni: La Clausola Risolutiva Espressa Prevale con il Richiamo

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Conduttrice contro l’ordinanza della Corte d’Appello. Ha rigettato il ricorso contro la sentenza del Tribunale. Questo significa che la decisione del Tribunale, che aveva risolto il contratto di locazione a favore del Locatore, è stata confermata. La Conduttrice è stata condannata a pagare le spese legali. La sentenza sottolinea un principio fondamentale. La clausola risolutiva espressa è valida. La tolleranza del locatore sui ritardi di pagamento non è infinita. Un richiamo formale all’adempimento ripristina l’efficacia della clausola. Questo permette al locatore di agire per la risoluzione del contratto.

Cosa succede se il locatore tollera i ritardi di pagamento?
La tolleranza prolungata del locatore sui ritardi di pagamento può rendere inoperante la clausola risolutiva espressa, impedendogli di risolvere automaticamente il contratto per quel motivo.

Come può il locatore far rivivere la clausola risolutiva espressa dopo aver tollerato i ritardi?
Il locatore deve inviare una comunicazione chiara al conduttore, richiamandolo all’esatto adempimento delle obbligazioni contrattuali, specificando che non intende più tollerare ulteriori ritardi.

La buona fede è sempre un limite all’applicazione della clausola risolutiva espressa?
Sì, il principio di buona fede impone al locatore di agire con lealtà. Tuttavia, un richiamo formale all’adempimento, dopo un periodo di tolleranza, è considerato un comportamento in buona fede che ripristina l’efficacia della clausola.

Termini giuridici

Clausola risolutiva espressa
Una previsione nel contratto che permette di scioglierlo automaticamente se una delle parti non rispetta un obbligo specifico, senza bisogno di andare in tribunale.
Buona fede
Un principio legale che impone alle parti di un contratto di comportarsi con lealtà e correttezza, sia nella fase di trattativa che nell'esecuzione.
Inadempimento
Il mancato o inesatto rispetto di un obbligo previsto dal contratto.
Locatore
La persona o l'azienda che affitta un immobile.
Conduttore
La persona o l'azienda che prende in affitto un immobile.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)