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Termine dilatorio: cumulo dei 120 giorni per l’INPS.

Un professionista legale ha impugnato la decisione che dichiarava nullo il suo pignoramento contro un ente previdenziale, contestando l’applicazione di un doppio termine dilatorio. La Cassazione ha stabilito che il termine dilatorio di 120 giorni per la richiesta stragiudiziale e quello di ulteriori 120 giorni dopo la notifica del titolo esecutivo sono cumulabili. La decisione si basa sulla diversa finalità delle norme: la prima mira al contenimento della spesa pubblica, la seconda a garantire l’ordinata gestione dei pagamenti amministrativi.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Termine dilatorio e recupero crediti: la doppia attesa contro gli enti pubblici

Il recupero dei crediti professionali nei confronti degli enti previdenziali segue regole specifiche, tra cui spicca il termine dilatorio. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 226/2023, ha chiarito un punto fondamentale: i tempi di attesa previsti dalla legge possono sommarsi, allungando i tempi necessari per avviare legalmente l’esecuzione forzata.

I fatti: la contestazione sui tempi di attesa

Un legale, agendo come creditore per spese di lite contro un ente previdenziale, ha avviato un pignoramento presso terzi. Prima di procedere, il professionista aveva rispettato il termine di 120 giorni dalla richiesta stragiudiziale. Tuttavia, l’ente pubblico si è opposto all’esecuzione, sostenendo che non fosse stato rispettato un secondo periodo di attesa, ovvero quello previsto tra la notifica del titolo esecutivo e l’inizio effettivo delle azioni coattive. Il Tribunale ha accolto l’opposizione dell’ente, portando la questione davanti agli Ermellini.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del professionista, confermando la legittimità del cumulo dei due periodi di attesa. Secondo i giudici, non esiste una incompatibilità tra le norme che impongono queste pause forzate. Al contrario, le due disposizioni operano in momenti cronologici distinti e per scopi differenti, rendendo necessario il rispetto di entrambi i termini per la validità della procedura.

La distinzione tra le fasi del recupero

Il primo termine dilatorio riguarda la fase che precede la notifica del titolo esecutivo. Il secondo interviene dopo tale notifica e prima del precetto o del pignoramento. Questa scansione temporale è stata ritenuta necessaria per garantire all’amministrazione il tempo tecnico di processare il pagamento in modo ordinato, evitando la proliferazione di costi accessori a carico della collettività.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte risiedono nella natura complementare delle norme. La richiesta stragiudiziale serve a contenere la spesa pubblica, evitando che crediti seriali lievitino a causa di spese legali e interessi. Il termine successivo alla notifica del titolo, invece, garantisce il buon funzionamento della macchina amministrativa. Questo permette una controllata erogazione del denaro pubblico senza subire pignoramenti improvvisi che bloccherebbero le risorse destinate a servizi essenziali. Non è stata ravvisata alcuna violazione dei principi costituzionali, poiché il sacrificio temporale richiesto al creditore è proporzionato all’interesse pubblico.

Le conclusioni

In conclusione, chi intende agire esecutivamente contro un ente pubblico per crediti previdenziali deve seguire una precisa cronologia. È necessario attendere 120 giorni dopo la richiesta formale di pagamento prima di poter notificare il titolo esecutivo. Successivamente, occorre attendere ulteriori 120 giorni dalla notifica del titolo prima di procedere con il precetto o il pignoramento. Il mancato rispetto di questa doppia tempistica espone il creditore al rischio concreto di vedere annullata la propria azione esecutiva, con conseguente aggravio di spese.

Cosa succede se non si rispetta il termine di 120 giorni prima di notificare il titolo esecutivo?
L’azione esecutiva intrapresa prematuramente può essere dichiarata nulla o inefficace a seguito di opposizione da parte dell’ente pubblico debitore.

I due termini di 120 giorni previsti dalla legge sono tra loro alternativi?
No, la Cassazione ha chiarito che sono complementari e cumulabili poiché intervengono in fasi diverse della procedura di recupero del credito.

Perché la legge impone questi tempi di attesa per i pagamenti della Pubblica Amministrazione?
Le finalità sono l’ordinata gestione delle risorse pubbliche, il contenimento delle spese accessorie e il buon funzionamento della macchina amministrativa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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