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Spese processuali terzo chiamato: chi le paga?

In un caso di trasporto internazionale di merci andate smarrite, una società mittente ha citato in giudizio il vettore principale, il quale ha chiamato in causa il sub-vettore. La domanda della società mittente è stata rigettata. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio di soccombenza, le spese processuali del terzo chiamato devono essere pagate dall’attore la cui domanda infondata ha reso necessaria la chiamata in causa, e non compensate tra le altre parti.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Chiamata in Garanzia: Chi Paga le Spese Legali del Terzo?

Nell’ambito di una causa civile, può accadere che la parte convenuta decida di coinvolgere un terzo soggetto, ritenendolo il vero responsabile dell’eventuale danno. Questa azione è nota come ‘chiamata in garanzia’. Ma cosa succede se la domanda dell’attore viene respinta? La questione diventa: chi deve sostenere i costi legali del terzo? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce proprio sulla ripartizione delle spese processuali del terzo chiamato, un aspetto cruciale della procedura civile.

I Fatti di Causa

Una società produttrice affidava a un noto corriere internazionale la spedizione di cinque colli destinati a un cliente in Turchia. La merce, tuttavia, andò quasi interamente smarrita durante il trasporto, gestito in subappalto da un’altra società di spedizioni. A seguito dello smarrimento, la società mittente citava in giudizio il corriere principale per ottenere il risarcimento del danno.

Il corriere, a sua volta, si difendeva chiamando in causa il sub-vettore, ritenendolo l’unico responsabile dell’accaduto e chiedendo di essere tenuto indenne da qualsiasi condanna (domanda di manleva).

L’Iter Giudiziario e le Spese Processuali del Terzo Chiamato

Il Tribunale di primo grado rigettava la domanda della società mittente, ritenendo che non avesse legittimazione attiva. La Corte d’Appello, pur riformando parzialmente la sentenza e riconoscendo la legittimazione attiva, respingeva comunque nel merito l’appello. La Corte territoriale, però, disponeva la compensazione delle spese legali tra il corriere e il sub-vettore chiamato in causa.

È proprio su questo punto che il sub-vettore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue spese legali avrebbero dovuto essere pagate dalla società mittente, la cui azione legale, risultata infondata, aveva reso necessaria la sua partecipazione al processo.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del sub-vettore, ribadendo un principio consolidato in giurisprudenza, definito jus receptum. Secondo la Corte, il concetto di ‘soccombenza’ previsto dall’articolo 91 del codice di procedura civile va interpretato in senso ampio.

Il rimborso delle spese processuali del terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore quando si verificano due condizioni:
1. La chiamata in causa si è resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore.
2. Tali tesi si sono rivelate infondate.

In questo scenario, non rileva il fatto che l’attore non abbia avanzato domande dirette contro il terzo. La logica è che, se l’azione iniziale dell’attore non fosse stata promossa o fosse stata fondata, il convenuto non avrebbe avuto motivo di chiamare in causa il terzo. Pertanto, è l’attore, la cui domanda infondata ha innescato la catena processuale, a dover sopportare tutti i costi che ne sono derivati, inclusi quelli del terzo.

La Corte d’Appello aveva errato nel compensare le spese tra corriere e sub-vettore. Avrebbe dovuto, invece, condannare la società mittente, attrice soccombente, a rimborsare anche le spese legali sostenute dal sub-vettore nel secondo grado di giudizio.

Le Conclusioni

Questa ordinanza rafforza un principio fondamentale di giustizia ed equità processuale. Chi intraprende un’azione legale deve essere consapevole che, in caso di sconfitta, potrebbe essere tenuto a pagare non solo le spese della controparte diretta, ma anche quelle di altri soggetti la cui partecipazione al processo è stata una conseguenza diretta e necessaria della sua iniziativa. La decisione serve da monito: prima di avviare una causa, è essenziale una valutazione approfondita della fondatezza delle proprie pretese, per evitare di incorrere in conseguenze economiche che vanno oltre le proprie aspettative iniziali.

Chi deve pagare le spese legali del terzo chiamato in garanzia dal convenuto, se la domanda dell’attore viene respinta?
Le spese legali del terzo chiamato in causa devono essere pagate dall’attore. La Corte ha stabilito che, se la chiamata in causa è stata resa necessaria dalle tesi infondate dell’attore, è quest’ultimo, in quanto parte soccombente, a dover sostenere i costi.

Perché la richiesta di risarcimento danni della società mittente è stata respinta nel merito?
La richiesta è stata respinta perché la società mittente non è riuscita a provare la ‘colpa grave’ del vettore, requisito necessario secondo la Convenzione CMR sul trasporto internazionale per superare i limiti di risarcimento standard. La semplice perdita della merce a seguito di un incidente stradale non è stata ritenuta sufficiente a dimostrare una colpa grave.

Cosa stabilisce il principio di ‘soccombenza’ applicato in questo caso?
Il principio di soccombenza, interpretato in senso ampio dalla Corte, stabilisce che la parte la cui domanda infondata ha causato la necessità di chiamare in causa un terzo, deve farsi carico di tutte le spese processuali derivanti, comprese quelle del terzo, a prescindere dal fatto che non avesse domande dirette contro di esso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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