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Spese processuali: la Cassazione sul reclamo provvisorio

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19286/2023, ha stabilito che la Corte d’Appello, nel decidere un reclamo contro un provvedimento provvisorio emesso in una causa di divorzio, non può liquidare le spese processuali di quella fase. Tale decisione spetta al tribunale con la sentenza definitiva che conclude il giudizio. Il ricorso straordinario è stato ritenuto ammissibile solo per impugnare la statuizione illegittima sulle spese, in quanto idonea a formare cosa giudicata.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto di Famiglia, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Spese Processuali e Reclami: la Cassazione fa chiarezza

L’ordinanza n. 19286/2023 della Corte di Cassazione affronta una questione cruciale nella gestione delle spese processuali nell’ambito dei procedimenti di famiglia. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: quando si impugna un provvedimento provvisorio, come quello sull’assegno di mantenimento per i figli, la Corte d’Appello non può decidere sui costi di quella fase. Questa decisione spetta unicamente al tribunale con la sentenza che chiude l’intero giudizio. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante pronuncia.

I Fatti di Causa

La vicenda nasce da un procedimento di divorzio. Il Presidente del Tribunale, in via provvisoria e urgente, aveva stabilito un assegno di mantenimento di 400,00 euro mensili a carico di un coniuge per le figlie, collocate prevalentemente presso l’altro genitore. Quest’ultimo, ritenendo la decisione inadeguata, proponeva reclamo alla Corte d’Appello di Roma.

La Corte d’Appello respingeva il reclamo e, contestualmente, condannava la parte reclamante al pagamento delle spese processuali relative a quella fase del giudizio. Contro questa specifica statuizione sulle spese, la parte soccombente ha proposto ricorso straordinario in Cassazione, sostenendo l’illegittimità della condanna.

La Decisione della Corte di Cassazione sulle Spese Processuali

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando un principio di diritto consolidato. Il provvedimento con cui la Corte d’Appello decide su un reclamo avverso un’ordinanza presidenziale provvisoria (ex art. 708 c.p.c.) è, per sua natura, temporaneo e strumentale rispetto al giudizio di merito principale. Di conseguenza, non può contenere una pronuncia definitiva sulle spese processuali.

La Cassazione ha chiarito che l’appello (reclamo) su queste misure è una fase incidentale e cautelare del giudizio principale. Pertanto, la regolamentazione di tutti i costi, inclusi quelli della fase di reclamo, deve essere rimandata alla sentenza che definisce il giudizio di primo grado. La Corte d’Appello, quindi, non aveva il potere di liquidare le spese. La decisione sulle spese è stata cassata e revocata.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte di Cassazione fonda la sua decisione sulla natura intrinsecamente provvisoria e non definitiva dei provvedimenti presidenziali in materia di separazione e divorzio. Questi provvedimenti, anche se impugnati in appello, sono destinati ad essere assorbiti dalla decisione finale di merito. Essi non acquisiscono mai l’autorità di cosa giudicata.

Tuttavia, la Corte fa una distinzione cruciale: mentre il provvedimento nel suo complesso non è ricorribile in Cassazione perché privo di definitività, la singola statuizione sulle spese processuali lo è. Questo perché la condanna al pagamento delle spese crea un’obbligazione di debito-credito autonoma, idonea ad acquisire autorità di cosa giudicata se non impugnata. Si tratta di una pronuncia di natura decisoria e definitiva su un diritto soggettivo, che incide sul patrimonio della parte.

Di conseguenza, il ricorso straordinario ai sensi dell’art. 111 della Costituzione è ammissibile per contestare una pronuncia sulle spese ritenuta illegittima, anche se inserita in un provvedimento altrimenti non impugnabile. La Corte ha quindi il potere di annullare solo quella parte della decisione, ripristinando il corretto iter procedurale che vede il giudice di primo grado come unico competente a decidere su tutte le spese con la sentenza finale.

Conclusioni

L’ordinanza in esame ribadisce un principio fondamentale per chi opera nel diritto di famiglia: la gestione delle spese processuali nelle fasi intermedie e cautelari segue regole precise. La Corte d’Appello, quando decide su un reclamo contro un’ordinanza provvisoria, deve astenersi dal pronunciarsi sulle spese di quella fase. La liquidazione di tutti i costi del procedimento, comprese le parentesi cautelari e di reclamo, è di competenza esclusiva del tribunale che emette la sentenza definitiva. Questa pronuncia offre una garanzia di coerenza e unitarietà nella gestione dei costi processuali, evitando statuizioni frammentarie e potenzialmente contraddittorie.

Una Corte d’Appello può condannare alle spese processuali quando decide un reclamo su un provvedimento provvisorio di divorzio?
No, secondo la Cassazione, la Corte d’Appello non deve statuire sulle spese del procedimento di reclamo. Trattandosi di una fase cautelare e incidentale, la decisione su tutti i costi, inclusi quelli del reclamo, spetta al Tribunale con la sentenza che definisce il giudizio di primo grado.

Perché il ricorso in Cassazione è stato considerato ammissibile solo per la parte relativa alle spese?
Perché, a differenza del resto del provvedimento (che è provvisorio e non definitivo), la condanna al pagamento delle spese processuali è una decisione di natura definitiva. Essa crea un’obbligazione autonoma di dare e avere, incidendo su un diritto soggettivo, e se non impugnata acquista autorità di cosa giudicata.

Chi decide, in definitiva, sulle spese legali della fase di reclamo avverso un’ordinanza provvisoria?
La decisione finale spetta al giudice del Tribunale che sta trattando la causa principale di divorzio. Sarà lui, nella sentenza che conclude il primo grado di giudizio, a liquidare tutte le spese processuali sostenute dalle parti, comprese quelle relative alla fase di reclamo in Corte d’Appello, sulla base dell’esito complessivo della lite.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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